venerdì 13 gennaio 2012

PIANTE DA FRUTTO agrumi

PRIMA DI ESSERE UN LIQUORE E' UN AGRUME


Gennaio è il mese durante il quale gli agrumi hanno massima rilevanza complice anche la scarsità di altra frutta fresca nostrana.

Eccovi quindi un altro agrume di nicchia e dopo aver trattato, nel post precedente il bergamotto non potevo non nominare il chinotto che ha così tante similitudini con lui che non si può dire non siano stretti parenti :-)

A molti questo nome fa venire in mente l'omonima bevanda ma prima di essere un liquore il chinotto è una pianta anzi per essere più precisi è un agrume.

Pare che derivi da una mutazione del melangolo o arancio amaro e si pensa che sia stato portato dalla Cina da un navigatore di Savona intorno al 1500.

Anche i Portoghesi vennero a conoscenza di questo agrume che diffusero nella Penisola Iberica mentre i Turchi lo diffondevano in vaste aree della Turchia della Siria e del Mar Nero.

Era così ricercato perchè se ne ricavava un profumo di gran pregio ma era rinomato anche come candito e i suoi frutti acerbi e piccolini detti "chinottini" venivano canditi e mangiati con molto zucchero.

Documenti dell'epoca narrano che questo frutto veniva trasformato in canditi già all'inizio del 1600.

Molti quindi ritengono che sia originario della Cina questo verrebbe attestato anche dal suo nome, in spagnolo è infatti chiamato "arancio amaro di Cina " mentre in francese viene detto " piccolo cinese".

In India i frutti del chinotto vengono considerati  amuleti sono messi vicino ai malati e consegnati a chi sta per intraprendere un viaggio perchè si crede che l'aroma di questo piccolo frutto scacci le malattie e preservi dai pericoli.

Alcuni dicono tuttavia che questo agrume sia originario del Mediterraneo dove si sarebbe sviluppato a seguito di una mutazione gemmaria dell'arancio amaro.

La conoscenza di questa pianta è recente non se ne trova traccia  nè presso i greci nè presso i romani antichi e neppure nel Medio Evo.

DIFFUSIONE

Si sviluppò a partire dall'inizio del 1600 una fiorente industria lungo tutta la riviera del ponente ligure così come in Calabria nella stretta striscia di terra che va da Villa San Giovanni a Gioiosa Jonica si sviluppava nello stesso periodo la rigogliosa coltivazione del bergamotto.

Il chinotto invece aveva trovato il suo microclima ideale nella riviera ligure di Ponente da Varazze a Pietra Ligure nel Savonese.

Sino alla fine del '700 quindi  il chinotto era un agrume diffuso un parecchie aree  del bacino del Mediterraneo.

In Liguria nel 1877 nasce la prima azienda per la trasformazione in canditi dei frutti che ebbe fama nazionale e internazionale: la Silvestre Allemand di proprietà di un francese trasferitosi a Savona dove la produzione di chinotti era maggiore.

Ben presto molte altre aziende sorsero e impiegando le tecniche usate dai francesi affinarono l'arte della canditura ponendo le basi di un'importante tradizione pasticcera.

Era così estesa tale attività che alla fine dell'800 fu fondata a Savona la "Società dei produttori di chinotti" che provvedeva sull'esempio delle altre società agrumarie sia alla coltivazione che alla vendita dei frutti.

Il maggior periodo di produttività del chinotto nel savonese fu quello a cavallo fra i due secoli sino agli anni venti poi iniziò  il declino.

Negli altri suoi areali di coltivazione tale abbandono si ebbe a partire dall'800 sia perchè vennero favoriti altri agrumi che potevano essere mangiati freschi, sia per la difficoltà della sua coltivazione.

Il suo areale oggi è molto ridotto e all'infuori dell'Italia e di alcune sporadiche presenze nella Costa Azzurra non vi sono coltivazioni estese di questo frutto.

Recentemente questa coltivazione è diventata protetta e dal settembre 2004 la coltivazione è entrata a far parte dei presidi Slow Food un' associazione che difende le tradizioni agricole e enogastronomiche in ogni parte del mondo, con l'intento di recuperare e promuovere lo sviluppo di questo agrume così particolare.

Parecchie aziende quindi hanno negli ultimi anni riavviato la produzione di piante e recuperato vecchi chinotteti reimpiantandone di nuovi.

Tutto ciò fa ben sperare di  riuscire a preservare alle generazioni future un frutto caratteristico di questi luoghi che non deve andar perduto.

DESCRIZIONE DI QUESTO CARATTERISTICO AGRUME

La sua famiglia è quella delle Rutacee il genere è quello del Citrus come molti agrumi e il suo nome scientifico è Citrus Myrtifolia dalle sue foglie piccole strette e appuntite che ricordano quelle del mirto.

E' un agrume non molto alto, non supera i tre metri con una chioma molto ramificata.

Unico fra tutti i Citrus il chinotto è privo di spine  ed ha radici fittonanti che si sviluppano in profondità.

Le sue foglie sono piccole, coriacee, lanceolate, di colore verde lucente e ricoprono la pianta tutto l'anno.

 notate i fiori e i frutti insieme
I fiori ermafroditi sono piuttosto piccoli come dimensione, bianchi riuniti in grappoli situati alle estremità dei rami e  fioriscono a metà aprile  anche se una modesta fioritura la si può avere nel periodo autunnale.

La loro principale caratteristica è l'intenso e persistente profumo che spandono nell'aria circostante e che costituisce un ulteriore elemento d'ornamento per questa bella pianta che attira molti insetti impollinatori specialmente api.

 Questi fiori si trasformano in bacche dette anche esperidi che altro non sono che i frutti di questo agrume.

Essi come grossezza possono essere paragonati al mandarino sono sferici ma schiacciati alle due estremità, con  una  buccia molto sottile liscia e profumata.

Sono riuniti in gruppi, il loro colore è l'arancione vivo a maturazione e pesano circa 50 gr l'uno.

La polpa del frutto è formata da 8 o 10 spicchi è apirena ma può anche contenere pochi semi, il suo succo è acido e amaro.

La raccolta della frutta avviene in tre periodi differenti a seconda dell'uso al quale è destinata.

Infatti la si raccoglie immatura a settembre ottobre, semimatura a novembre e a completa maturazione a dicembre.

Il frutto del chinotto ha la particolarità di serbarsi per lungo tempo sull'albero anche per parecchi mesi.

COME SI COLTIVA  QUESTO AGRUME

 chinotto di Savona
Una cosa ve la voglio dir subito per essere chiara: questo è un agrume che vuole esser sì collocato in pieno sole ma anche vuole un clima moderatamente ventilato com'è quello ligure infatti teme l'afa e l'umidità stagnante cosi frequenti ahimè in pianura Padana.

Quindi sole sì  ma anche circolazione di aria certo non vento forte che teme e che fa cascare i frutticini.

Vegeta al meglio se le temperature si mantengono dai 22 ai 30° mentre è a rischio se la temperatura arriva vicino allo 0 o se le escursioni termiche sono troppo pronunciate.

Vuole terreno lavorato in profondità fertile e sciolto, se è sul sabbioso è meglio, lo desidera concimato con sostanze organiche ben mature e leggermente acido.

Questa pianta rifugge i suoli troppo argillosi e compatti che causano asfissia radicale.

Vuole molto concime  ne è avido quindi concimate abbondantemente in autunno e anche in primavera.

Non fategli mancare l'acqua pena la cascola dei frutti irrigate abbondantemente in primavera ed estate ma in genere tutte le volte che vedete il terreno troppo asciutto lasciando passare tempo fra un'annaffiatura e l'altra  di modo che il terreno si asciughi bene.

Piantatelo in autunno mettendo uno strato drenante nella buca profonda circa 60 cm per  lo sgrondo dell'acqua infatti  il chinotto teme i ristagni d'acqua che causano marciumi radicali.

Distanziate le piante di tre metri e  formatele a vaso aperto.

Questa formazione  la si imposta al momento  della messa a dimora e si perfeziona con successive leggere potature da eseguirsi tutti gli anni e che consistono nell'eliminare i rami danneggiati o rotti e nello sfoltire la chioma per arieggiarla.

Tenete presente che il chinotto è un agrume di assai lento accrescimento quindi potate leggero.

L'accrescimento dei rami si verifica in tre periodi: primavera, inizio estate e autunno mentre la fruttificazione avviene sui rami dell'anno precedente.

Per quanto riguarda poi il periodo nel quale dovete eseguire la potatura ricordatevi che nei mesi di febbraio e marzo questa pianta accumula il  massimo contenuto di sostanze di riserva nei rami e nelle foglie quindi è il periodo peggiore per potarla tenendo presente anche che la fruttificazione si avvale delle sostanze di riserva presenti nei rami e nelle foglie della pianta stessa.

Vanno ugualmente evitati i periodi nei quali le temperature si abbassano di molto.

Se il freddo non è troppo pungente potatela a dicembre dopo aver raccolto la frutta e fate spesso una rimonda per levare i rami secchi e danneggiati e per togliere qualche ramo che infittisce troppo la chioma.

Insomma la potatura di questo agrume per essere ottimale abbisogna di più interventi distanziati nel tempo.

Se le piante di chinotto danno produzioni scarse o intermittenti ciò spesso è dovuto ad errate potature fatte ad anni alterni o a febbraio marzo quando questa pianta non andrebbe potata.

Un'operazione importante da eseguirsi in inverno o in primavera prima della fioritura è  la zappettatura che serve ad interrare il concime e spinge le radici superficiali a penetrare più profondamente nel terreno e ad essere così più al riparo dal freddo.

Il chinotto si propaga per innesto a gemma o a marza sul melangolo o sull'arancio amaro e si trapianta a dimora dopo tre  anni dall'innesto.

La pianta entra in produzione dal quarto anno ed è molto longeva non sono rari i casi di chinotti che hanno raggiunto i 100 anni di età.

VARIETA'

 chinotto di Savona acerbo proprietà vivaio
www.agricolapamparino.com
Esistono delle varietà non sempre ben identificabili tra di loro.

Una delle cultivar più conosciute è quella del "Chinotto Piccolo" usata anche a scopo ornamentale che è alta poco più di un metro e mezzo e sviluppa sui pochi rami un'incredibile quantità di fiori e di frutti che la rendono estremamente ornamentale.

Per le sue ridotte dimensioni è quella che sta meglio in vaso.

Poi c'è la varietà "Chinotto Grande"  che è quello comunemente coltivato e di cui ho parlato sinora .

 La cultivar detta "Chinotto di Savona"  è caratteristica per la sua succosità e la buccia più sottile particolarmente apprezzata nei secoli passati per la sua qualità.

Ha le foglie più grandi rispetto alle altre varietà e viene coltivata solo in un ristretto territorio vicino alla città di Savona.

Esiste anche una varietà a foglia crespa e un'altra con foglie piccole.

UN AGRUME PARTICOLARMENTE ADATTO PER LA COLTIVAZIONE IN VASO


Come già annuncia il titolo il chinotto è particolarmente adatto ad essere coltivato in vaso e sul terrazzo o in un patio fa una bellissima figura in tutte le stagioni dell'anno.

Di contenute  misure è sempreverde, carico di fiori e di frutti e spesso se ne trovano in vari stadi di maturazione sulla pianta, insomma un'alberello molto ornamentale.

Inoltre la sua crescita è molto lenta quindi sta bene in vaso senza che il suo ingombro con gli anni diventi eccessivo.

Purtroppo non son tutte rose e fiori per rimanere in tema di giardinaggio :-)

La pianta soffre se le temperature si abbassano e va riparata in serra fredda dove la temperatura anche la minima notturna non scenda sotto i 10 gradi per svernare al meglio.

Attenzione poi al vento forte che la danneggia quindi ponete il vaso in un luogo riparato ad es al riparo di un muro, ma che il luogo dove la ponete sia leggermente ventilato.

Non per nulla il chinotto come il bergamotto suo parente ama il clima di mare.

Infatti l'uno cresce al meglio sulle coste calabre e l'altro, il chinotto, ha il suo areale lungo le coste del ponente ligure dove il clima è asciutto e leggermente ventilato.

Dette queste informazioni generali passiamo al pratico.

Munitevi di un vaso, meglio di terracotta che sia al max di 10 cm superiore come larghezza a quello dove è piantato il vostro agrume, metteteci un buon drenaggio con ghiaia o altro materiale drenante, lo vendono nei garden, poi comprate un ottimo terriccio per agrumi.

In mancanza di questo considerate che il terriccio per questa pianta deve avere le seguenti caratteristiche: sciolto, fertile, poroso e leggermente acido.

Il periodo migliore per procedere al rinvaso è la primavera prima del suo risveglio vegetativo.

Se è stata ricoverata in serra rinvasatela quando  la portate in piena aria ma non subito, lasciate che per una 15dicina di  giorni si abitui al nuovo ambiente prima di rinvasarla.

Attenzione che nel sottovaso non vi siano ristagni d'acqua che per capillarità potrebbero risalire facendo marcire le radici quindi quando la bagnate togliete l'acqua dal sottovaso.

In primavera guardate bene la vostra pianta e ogni anno procedete ad una leggera rimonda togliendo i rami danneggiati secchi o mal posizionati ma in ogni caso potate poco anche perchè il chinotto in vaso non è che abbia tanti rami.

Per quanto riguarda la concimazione il chinotto è pianta esigente anche perchè si sfrutta molto portando sempre e in abbondanza o fiori o frutti.

Quindi in primavera  verso marzo concimate con concime organico, lo vendono nei garden, poi all'allegagione dei frutticini concimate con apposito concime per agrumi, per le dosi attenetevi alla confezione, infine date altro concime a metà-fine settembre quando il gran caldo è andato scemando.

Una nota dolente è l'annaffiatura e qui davvero dovete essere un poco esperti perchè il chinotto vuole si parecchia acqua che serve per sostenere i fiori e inturgidire i frutti, ma teme il marciume radicale favorito da ristagni d'acqua e da eccessiva innaffiatura.

Quindi quando innaffiate fatelo in abbondanza curando molto lo sgrondo dell'acqua poi sinchè il terreno non è asciutto non innaffiate più.

Indicativamente annaffiate ogni 4 o 5  giorni nei periodi caldi e ogni 10 giorni e oltre d'inverno.

Queste sono però indicazioni molto relative occorre vediate se il terreno è secco o no e qui vi verrà in aiuto l'osservazione e l'esperienza.

Trattato con tutte queste cure il vostro chinotto prospererà e vi regalerà ogni anno la sua profumata fioritura e la sua appariscente fruttificazione.

Guardatelo spesso, ammiratelo e siate accorti nel cogliere il minimo segno di disagio per porvi prontamente rimedio.

La difficoltà con questo alberello è di riuscire a mantenerlo nel tempo anno dopo anno perchè divenga un esemplare sempre più bello e amato.

Se avete dei bimbi questo è un agrume che potete permettervi senza preoccupazioni siccome non ha spine non potrà far del male ai vostri piccoli.

Inoltre essendo una pianta molto longeva supera tranquillamente i 70 anni, se riuscite a conservarla potranno godersela i vostri figli e anche i nipoti.

CARATTERISTICHE DEL FRUTTO

Il frutto del chinotto è ricco di vitamina C , di beta-carotene  che ha un'azione anti ossidante ed è così  utile per la protezione della vista, per la protezione  delle mucose della bocca e aiuta a mantenere la pelle liscia ed elastica.

Inoltre nel suo succo è presente la naringina che gli conferisce il sapore amarognolo.

Questa sostanza contrasta i radicali liberi ed esplica un'azione anti-ossidante e anti-infiammatoria.

Il frutto non è consumato fresco per  il suo sapore aspro e acido ma diventa delizioso con la trasformazione dolciaria.

In molti caffè della riviera francese e italiana un tempo si poteva trovare sul banco di vendita un recipiente  pieno di piccoli agrumi verdi immersi nel Maraschino.

Erano chinotti di Savona famosi e unici per qualità e aroma, ottimi come digestivo.

Erano una delizia dolce-amara per palati da veri intenditori.

Questa delizia così comune sino agli anni 20 e così ricercata da essere importata anche all'estero specialmente in America, Francia e Inghilterra, andò via via scemando quando ottuse politiche economiche e un'insolito susseguirsi di forti gelate depauperarono le coltivazioni di chinotto i famosi chinotteti.

Oggi ne sopravvivono solo poche coltivazioni e solo  una manciata di aziende capitanate dalla storica azienda la "Augusto Vincenzo Besio" la cui nascita risale al 1902 compra e trasforma i chinotti.

Una delle ragioni dell'abbandono di questa produzione  risiede nella lunghezza e difficoltà del processo di lavorazione che questo frutto richiede.

Un tempo per dei mesi, i chinotti rimanevano in una salamoia formata da acqua di mare per levar loro l'amaro, ma non bastava.

 chinotto al Maraschino
Dopo questo periodo occorreva lavarli e tornirli a mano per togliere  un sottile strato di buccia cerosa di pochi mm che conteneva gli  aromi più amari.

In seguito i chinotti venivano conciati con successive bolliture in sciroppi dolci di concentrazione crescente e infine posti nel liquore o canditi.

La lunghezza e la difficoltà di questa lavorazione scarsamente remunerata ha fatto abbandonare questo prodotto singolare ricco di storia e di tradizione.

Il Comune di Savona coadiuvato dai presidi Slow Food che tutelano questo agrume e i suoi prodotti sta facendo del suo meglio per rilanciare questa pianta  così particolare e le tradizioni  ad essa legate con particolare attenzione alla canditura.

Con i frutti del chinotto si può ricavare anche un'ottima marmellata dal sapore dolce amaro e dall'intenso profumo o con il loro estratto profumate caramelle.

Dal connubio tra il chinotto di Savona lo zucchero e l'essenza di senape nasce una delicata mostarda  ideale per accompagnare carni e formaggi stagionati.

Il chinotto è famoso per il liquore che da lui deriva e che ha preso il suo nome: il chinotto appunto.

Il documento più antico della bibita chiamata chinotto la fanno risalire all'anno 1932 ad opera della ditta San Pellegrino anche se un'altra ditta nel 1949 quella del signor Pietro Neri iniziò a produrre chinotto che ebbe una vasta diffusione per tutta la penisola specie negli anni dell'immediato dopoguerra.

Si può quindi affermare che Signor Neri per primo abbia pubblicizzato la bibita di chinotto facendo uso di spazi pubblicitari.

 logo chinotto Neri
Il chinotto bibita ha una composizione segreta e nessun produttore l' ha spiegata chiaramente ma si configura come una bevanda gassata classica composta da acqua, anidride carbonica, zucchero ed estratti di chinotto.

Vi è poi un caratteristico liquore che si produce nella zona di Savona: è il liquore a base di chinotto di Savona prodotto con le scorze del frutto del chinotto coltivato nel savonese e che ha marchio registrato.

E' un liquore dal profumo intenso tipico del frutto dal quale deriva, amabile al palato con un retrogusto leggermente amarognolo e altamente digestivo.

Va servito freddo ed è eccezionale come aperitivo e a fine pasto.

Vi è anche una grappa al chinotto dove l'infusione dei chinotti migliori nella grappa dà origine ad un'aromatica grappa dal sapore intenso e unico.

Dai fiori, dalle foglie e dalle scorze dei frutti viene estratto un olio utilizzato in profumeria.

Dopo aver parlato di tutte queste squisitezze non mi resta che spiegare la ricettina che ha come protagonista questo raro e aromatico agrume.

Se vi piacciono le marmellate fatte con gli agrumi e se non amate le marmellate troppo dolci questa è quella che fa per voi.

MARMELLATA CON I FRUTTI DI CHINOTTO


 Per un kg di  chinotti ben maturi

 Lavate con cura i chinotti e metteteli in una pentola con acqua fredda, fate prendere il bollore per 20 minuti poi scolateli e buttare l'acqua.

Mettete  altra acqua nella pentola e fate bollire per altri 20 minuti buttate nuovamente l'acqua dopo aver scolato i chinotti.

Rimetteteli in altra acqua e fate bollire per altri 20 minuti poi spegnete il fuoco tirate su i chinotti conservando l'acqua.

Prendete i chinottini molli e acquosi e passateli col passaverdure, prima con quello grosso poi col fine otterrete un bel purè di chinotto profumato e di color arancio,i semini e i filamenti devono rimanere nel passaverdura.

Pesatelo aggiungendo tanto zucchero quanto è il suo peso aggiungendo circa un litro dell'acqua di cottura tenuta da parte e mettete sul fuoco più basso che potete.

Muniti di cucchiaio di legno per 15 minuti continuate a mescolare la marmellata e se la volete più solida mescolate per qualche minuto in più.

Attenzione al fuoco che dev'essere bassissimo perchè non si attacchi e soprattutto perchè non schizzi e gli schizzi sono bollenti!

Se non vi fidate mettetevi un guanto da forno.

Quando è pronta versatela bollente nei vasetti a chiusura ermetica precedentemente preparati chiudete e capovolgete subito il barattolo perchè si sterilizzi bene.

Quando si è raffreddata rigirateli e sentirete un rumore...si è creato il sottovuoto che conserverà la marmellata.

Questa è una marmellata che conserva l'amarognolo del frutto ottima col pane raffermo ma anche col formaggio stagionato.

Un pochino più liquida serve per guarnire e profumare le crostate.

Parlando di tutte queste prelibatezze mi è venuta fame vado a gustarmi un poco di marmellata di agrumi, non l'ho di chinotto ma  vi consiglio di farla o di comprarla ha un gusto molto aromatico e particolare.

Non mi resta quindi che augurarvi

BUON APPETITO


PS. Mi sono dimenticata di dirvi e mi scuso qui pubblicamente con i titolari, che le foto del chinotto di Savona e i prodotti della linea "SENSU" sono di proprietà della Pamparino Grenn &Parking di cui volentieri posto qui sia l'indirizzo del vivaio
www.agricolapamparino.com
Via Caprazoppa 36 17024 Finale Ligure
Tel 019695581
che quello dove vengono commercializzati i prodotti
negozio Via Nicotera 16
Finalborgo SAVONA
aggiungendo che quando questa neve e questo freddo caleranno verrò di persona per comprare qualche pianta dal vivaio e per assaggiare simili rare golosità

venerdì 6 gennaio 2012

PIANTE DA FRUTTO agrumi

UN AGRUME DI NICCHIA TIPICAMENTE ITALIANO


Molti pensano che gli agrumi siano piante di origine tropicale che si sono in seguito diffuse nelle altre regioni spesso è così ma non sempre.

In questo post voglio farvi conoscere  un agrume tipicamente italiano il bergamotto un vanto della nostra agricoltura perchè solo  in una ristretta area del nostro paese trova  le condizioni ottimali per svilupparsi al meglio e sprigionare tutto il suo aroma.

Già nel XIV secolo risultano tracce di un agrume autoctono del sud della Calabria chiamato Limon pusillus calaber  mentre la prima piantagione intensiva di bergamotti venne impiantata nel 1750 in Reggio Calabria nel fondo Rada Giunchi di proprietà di Nicola Parisi situato in questa città.

Questa è la versione più veritiera.

Tuttavia  c'è chi afferma che in realtà il bergamotto non sia di origini italiane ma sia stato importato dalle isole Canarie oppure dalla Cina mentre alcuni affermano che sia originario della Spagna dalla città di Berga in Catalogna.

Si narra infatti la storia del "moro di Spagna" che avrebbe portato da questo paese un ramo di bergamotto acquistato dai Signori Valentino di Reggio Calabria che lo innestarono su un arancio amaro situato nel loro possedimento di Santa Caterina.

Comunque sia il primo  frutteto da reddito di bergamotti  è stato quello di Nicola Parisi nel 1750.

Questo agrume appartiene  alla famiglia delle Rutacee al genere Citrus e il suo nome scientifico è Citrus Bergamia Risso originatosi spontaneamente da seme, da arancio amaro e un altro agrume si pensa cedro o limetta.

L'origine   più attendibile del suo nome è Berg-armudi  cioè  "pero del Signore" in turco a causa della sua somiglianza con la pera bergamotta.


 IL SUO RISTRETTO HABITAT LO RENDE PREZIOSO

La sua zona di produzione è limitata alla costiera jonica della provincia di Reggio Calabria ed  è diventato il simbolo dell'intera zona e della città.

La sua coltivazione si estende soltanto su una superficie di 1500 ha con una produzione di 20.000 tonnellate di frutta dal quale si ricava 100.000 kg di essenza.

 Il bergamotto viene coltivato anche in Brasile ed Argentina  però solo qui in questo ristretto territorio con terreno e clima ottimale riesce a fruttificare in modo così abbondante e con un'essenza così pregiata.

 area produzione del bergamotto
Molti altri paesi hanno tentato la coltivazione di questo  particolare agrume ma non c'è stato niente da fare il bergamotto fedele e ostinato si sviluppa al meglio solo in questa ristretta striscia di territorio appartenente alla costa calabra.

Infatti il suo habitat ottimale si colloca in quella stretta striscia di terra pianeggiante lunga poco più di 100 km situata fra Villa San Giovanni e  Gioiosa Jonica compresa fra le propaggini dell'Aspromonte e i mari Tirreno e Ionio in provincia di Reggio Calabria.

Questa area chiamata " tropicale temperata umida" è caratterizzata da un particolare microclima che ha estati  calde  senza precipitazioni piovose, l'inizio della primavera e la fine dell' autunno  caratterizzati da abbondanti piogge e inverni con temperature che molto raramente scendono sotto i 10 gradi.

Mediamente i giorni di sole sono 300 all'anno  e venti medio forti soffiano quasi tutta l'annata anche se questo territorio viene riparato dai forti venti che soffiano lungo lo stretto di Messina  grazie alle colline circostanti.

 DESCRIZIONE  DELLA PIANTA DEL BERGAMOTTO

Questo albero ha un'altezza di 3 o 4 metri e un'ampiezza della chioma di eguale diametro un tronco dritto con corteccia grigiastra.

Le sue radici sono fittonanti e si sviluppano in profondità.

Questo è un agrume  ben ramificato poco spinoso con spine che si possono trovare solo all'ascella delle foglie.

Le foglie sono di color verde intenso e lucido  di forma lanceolata assomigliano come dimensione e forma a quelle dell'arancio non cadono in inverno in quanto questa è una pianta sempreverde.

 fiori del bergamotto  
All'inizio di marzo quando finisce la stagione delle piogge spuntano le nuove foglie e l'albero inizia la prima  fioritura che si protrae nel mese di  marzo e di aprile a seconda delle cultivar.

I suoi fiori ermafroditi sono bianchi e molto profumati formati da cinque petali per lo più riuniti in gruppi ma a seconda delle varietà  possono essere anche solitari, spuntano all'ascella delle foglie o all'apice dei rami.

Questa pianta presenta la caratteristica di fiorire due volte in un anno: la prima volta i suoi fiori sbocciano in marzo aprile con fruttificazione in novembre dicembre e la seconda volta la sua fioritura avviene in autunno con fruttificazione che matura nel mese di marzo dell'anno successivo.

Il frutto assomiglia a quello dell'arancia con un peso che si situa fra gli 80 e i 200 gr con un colore che varia dal giallo al color arancio chiaro con buccia sottile.

La sua forma varia a seconda delle varietà da sferica a globosa, la sua buccia è moderatamente rugosa ed aderente.

All'interno del frutto si trova una polpa suddivisa in 12 o 15 spicchi  che contiene un succo acido e amarognolo con pochi semi.

La raccolta dei frutti di questo agrume inizia in ottobre sino a dicembre quando la giusta turgidezza della buccia indica che questa è pronta per rilasciare la sua essenza.

Il frutto è delicato e viene raccolto a mano per essere conservato un tempo in panieri e oggi in più prosaiche cassette di plastica.

PARTICOLARITA' DELLA SUA COLTIVAZIONE


Il bergamotto vuole una forte luminosità anche i raggi diretti del sole giovano a questa pianta che però teme il forte vento che disturba l'allegagione vale a dire lo stadio iniziale della sua frutta.

 albero di bergamotto
E' esigente per quanto riguarda la temperatura che non deve scendere al di sotto dei 10 gradi in inverno per avere una coltivazione ottimale e non tollera che scenda al di sotto dei 3 gradi sopra lo 0.

Questa pianta teme molto gli sbalzi di temperatura in modo particolare  quelli causati dalle nebbie di primavera che si verificano lungo il litorale calabrese e che i coltivatori temono in quanto sono l'origine della caduta dei frutti immaturi di questo agrume.

Per quanto riguarda il terreno lo vuole sciolto profondo fertile e soprattutto ben drenato temendo molto i ristagni d'acqua che fanno marcire le radici e quindi rifuggendo i terreni argillosi con scarso drenaggio.

Nei periodi più siccitosi dell'estate occorre predisporre un impianto di irrigazione in quanto questa pianta per produrre abbondanti frutti necessita di essere irrigata pena la cascola dei frutticini immaturi.

Si può propagare per seme che darà una pianta selvatica di bergamotto ma la si può innestare al posto dell'arancio amaro per avere una pianta identica alla pianta madre, oppure si innestano tre rami di bergamotto su un portainnesto di arancio amaro di un anno.

Dopo un anno in vaso a due anni la piantina innestata viene posta a dimora.

Le piantine di due anni vanno poste a dimora in autunno oppure a febbraio e inizieranno a produrre frutta dal loro terzo anno di vita.

La vita produttiva del bergamotto è di circa 25 anni  e la  sua massima produttività si ha verso gli otto anni.

La forma di allevamento comunemente adottata è il globo a chioma piena con sesti d'impianto di 5 X 4 metri.

La potatura occorre eseguirla tutti gli anni per ridurre il fenomeno dell'alternanza.

E' importante in questa specie ridurre i rametti giovani per arieggiare la chioma dell'albero e fare in modo che questi rametti siano correttamente distanziati.

Inoltre la potatura deve tendere ad abbassare i rami alti della pianta facendo in  maniera che la maggior parte della fruttificazione avvenga nelle parti più basse della chioma.

 Si possono così  raccogliere i frutti con più comodità e anche proteggerli dal sole eccessivo e dal forte vento.

Concimate con azoto a fine inverno per favorire la ripresa della vegetazione e la successiva fioritura mentre prima della stagione piovosa somministrate potassio e fosforo.

I bergamotteti più rigogliosi sono quelli piantati nei valloni o lungo le fiumare dove beneficiano di una intensa insolazione ma sono anche riparati  dalle raffiche di vento e  possono essere irrigati abbondantemente durante la stagione secca.

Inoltre possono beneficiare di un terreno a base silicea ottimale per la loro crescita.

VARIETA'

 Cultivar "Fantastico"
Tre sono le cultivar di questo agrume e tutte e tre  si trovano nella provincia di Reggio Calabria.

La più coltivata è la "Fantastico" che da sola detiene circa il 75% della produzione.

Viene spesso preferita alle altre perchè è molto produttiva e ricca di oli essenziali.

E' un albero di buon sviluppo, rustico con foglie di grosse dimensioni e frutti che si presentano di forma globosa, la raccolta dei suoi frutti avviene a  fine novembre inizio dicembre.

 varietà "Femminello"
La varietà "Femminello" è di sviluppo ridotto, di accrescimento rapido, produttiva ma poco longeva ed esigente.

Le sue foglie sono lanceolate e di medio sviluppo, il suo frutto è sferico con la buccia sottile di pezzatura pressochè uniforme, ricco di olii essenziali e spesso più aromatico delle altre varietà.

La raccolta dei suoi frutti si svolge nel mese di ottobre.

La cultivar "Castagnaro" è una pianta di buon sviluppo, rustica e longeva, resistente al vento ma  che presenta il fenomeno dell'alternanza nella sua produzione,un anno è carica di frutti ma l'anno dopo ne porta pochi o nessuno.

Le sue foglie sono grandi e lanceolate il frutto è globoso con buccia di spessore medio come è medio il contenuto di olio essenziale.

 cultivar "Castagnaro"
La raccolta della sua fruttificazione avviene nel mese di novembre.

COLTIVAZIONE IN VASO

Non è impossibile coltivare un bergamotto in vaso ma non è neppure una cosa tanto facile.

Inutile girarci attorno questo è un agrume esigente e non per nulla è una specie di nicchia coltivabile solo in una ristretta fascia costiera!

Sicuramente a meno di non abitare nelle zone dove questa pianta viene coltivata in piena terra la cosa migliore è coltivarlo in vaso.

Tenete presente che è un agrume che  predilige il clima temperato caldo come molti agrumi, quindi non sopporta il clima rigido, soffre se la temperatura si abbassa sotto i 10 gr, ma teme anche le gelate tardive, i bruschi sbalzi di temperatura, la pioggia eccessiva o troppo scarsa.

Invece è molto resistente al caldo e predilige le estati calde e con piovosità scarsa.

Lo sviluppo vegetativo avviene sopra i 22 gradi ma questo agrume è in pericolo se le temperature  scendono di 3 gradi sopra lo 0 per un periodo non limitato di tempo.

Quindi se volete cimentarvi prendete un grande vaso, meglio se di terracotta perchè le radici respirano e mettete un ottimo drenaggio, questo agrume delicato non sopporta i ristagni d'acqua.

Terriccio sciolto e fertile per agrumi, lo vendono nei buoni garden, rinvasate la vostra pianta posizionatela in un posto assolato e riparato e cosa importante se vedete che vegeta bene non spostatela più.

 bergamotto in vaso
La sposterete, naturalmente solo se le temperature scendono, per ricoverarla in serra fredda dove la temperatura, anche quella notturna, non scenda al di sotto dei 10 gradi oppure in una veranda luminosa rispettando sempre i parametri per quanto riguarda la temperatura e attenzione alle correnti d'aria che le fanno perdere le foglie.

Non dimenticate di annaffiarla moderatamente anche d'inverno mentre in estate siate più assidui e abbondanti con l'acqua facendo però sempre attenzione che il terreno sia ben asciutto fra un'innaffiatura e l'altra.

Il periodo migliore per piantarla in vaso o procedere al rinvaso è la primavera.

Questa  pianta va rinvasata ogni anno con un vaso di diametro leggermente, 10 cm , superiore a quello dell'anno precedente.

Quando poi non si potrà più aumentare il diametro del vaso occorre cambiare il terreno e concimarla con un buon concime per agrumi sempre in primavera.

Sarete ripagati da tante attenzioni quando il vostro esemplare così coccolato vi ripagherà con la sua fioritura abbondante e profumatissima e a tempo debito potrete ammirare i suoi frutti, vi darò più avanti qualche ricetta che vi consentirà di gustarli.

CARATTERISTICHE DEL FRUTTO

Il frutto viene raccolto in vari stadi di maturazione.

Non è di gradevole sapore consumato fresco ma si può impiegare a spicchi per aromatizzare il tè.
Tipico il suo profumo nel tè Earl Grey in quanto viene usato nella sua concia.

Il frutto intero può essere candito ma entra anche nella preparazione di numerosi liquori  e per questo scopo viene raccolto quando presenta una caratteristica colorazione verde cinerino.
 
 Liquore "Bergamino"
Uno dei liquori più rinomati è il "Bergamino" composizione 15% delle scorzette del frutto e sino al 40% di alcool con la successiva aggiunta di zucchero, ha ottenuto la qualifica di prodotto agroalimentare tradizionale e la sua notorietà è tale che è esportato in tutto il mondo.

Generalmente si consuma fresco come dopo pasto ma entra anche nelle preparazioni di numerosi dolci e gelati.

Con il bergamotto e altre erbe aromatiche si fa un efficace amaro ad alta gradazione alcolica.

Abbiamo poi l'elisir digestivo al bergamotto chiamato "Amarotto" un liquore poco alcolico.

La crema al bergamotto viene ottenuta da un infuso di crema di latte e scorze di bergamotto.

Infine voglio qui ricordare un altro liquore ad alto tasso alcoolico la "grappa al bergamotto".

Il frutto completamente maturo assume una colorazione  gialla o arancio chiaro e viene raccolto per essere usato per l'estrazione dell'olio essenziale  che è impiegato come aromatizzante.

Quando presenta una colorazione ancora verde  viene raccolto per estrarre l'olio essenziale  usato in profumeria e per la sua trasformazione in canditi.

 Crema al bergamotto
Infine quando il frutto presenta una colorazione verde cinerino  è usato intero per essere impiegato nei liquori a base di bergamotto e per produrre un'essenza chiamata neroli o nero di bergamotto.

Questo frutto tuttavia viene impiegato principalmente per estrarne l'essenza che con i suoi 350 componenti chimici è indispensabile per l'industria profumiera.

Occorre tener presente che per produrre un litro di olio essenziale di bergamotto occorrono ben 200 kg di frutti.

L'essenza di bergamotto è un liquido il cui colore va dal verde al giallo verdastro con un  aroma fresco, gradevole e delicato che ricorda  il profumo del frutto fresco.

Le sue note fragranti  e persistenti sono apprezzate dai migliori profumieri internazionali che riescono a distinguerle in note di testa, di corpo e di coda.

Molto importante è poi la valutazione della limpidezza dell'essenza con i suoi caratterisici riflessi e il suo colore che va dal verde intenso ad un colore più ambrato.

Dalla sua buccia si estrae l'essenza chiamata di petit grain e di neroli mentre dalla sua  troppo precoce, febbraio o troppo tardiva , giugno, fruttificazione che non porterebbe frutti si estrae l'essenza di neroli.

Dalle foglie e dai giovani rami si può estrarre l'essenza di petit grain.

L'estrazione dell'essenza del bergamotto ebbe inizio intorno alla metà del XVII e fu a lungo eseguita   manualmente con un procedimento detto a spugna che consiste nel tagliare i frutti a metà, nel cavarne la polpa con un particolare coltello detto rastrello e quindi comprimere con un movimento rotatorio della mano la scorza contro una spugna naturale per fare in modo che dagli otricoli della scorza stessa sprizzi  fuori l'essenza.

Dalle spugne poi l'olio essenziale insieme con il liquido delle scorze veniva spremuto in un recipiente di terracotta detto "concolina" e separato per decantazione.

La prima macchina per l'estrazione della preziosa essenza fu ideata nel 1844 da Nicola Barillà e venne comunemente chiamata macchina calabrese.

E' composta principalmente da due coppe di ghisa del diametro di circa 30 cm tra le quali i frutti preventivamente scelti come grossezza, vengono compressi e schiacciati lasciando colare il loro succo e sprizzare l'essenza contenuta nella buccia.

 macchina calabrese
Il tutto cola , insieme ai detriti della  buccia, attraverso un'apertura praticata nella coppa inferiore in un recipiente di rame o di terracotta.

Per decantazione l'essenza viene separata dai detriti invece da questi ultimi sottoposti a distillazione con speciali alambicchi si ottiene il distillato di bergamotto.

 Oggi l''olio essenziale di bergamotto si estrae con macchine dette "pelatrici" che "raspano" la buccia esterna del frutto in acqua corrente ottenendo un'emulsione che viene posta in centrifughe che separano l'essenza dall'acqua per differenza di peso specifico.

Attraverso il processo di "defurocumarinizzazione" è possibile  ridurre di molto il Bergaptene una sostanza contenuta nell'essenza che con esposizione al sole può provocare ustioni anche gravi.

In farmacia e in erboristeria è possibile acquistare l'essenza già trattata.

L'essenza  o olio essenziale  di bergamotto è molto ricercata nell'industria profumiera internazionale perchè  ha la funzione di fissare il bouquet aromatico dei profumi e anche perchè esalta l'aroma delle altre essenze contenute nel profumo stesso con note di fragranza e di freschezza.

E' un componente essenziale dell'acqua di colonia e delle acque da toilette in genere.

Questo è stato il primo uso del bergamotto che per questa sua caratteristica si è diffuso a livello  mondiale.

Il primo distillatore a creare la famosa acqua di Colonia fu un italiano emigrato in Germania alla fine del 1600 con una formula segreta in cui entrava questo profumato agrume chiamata a quel tempo "acqua mirabilis".

Sono moltissimi i suoi impieghi:  dai  numerosi profumi alle acque di colonia, dai dentifrici ai sali da bagno, dalle lozioni ai deodoranti.

 essenza di bergamotto
 Questo olio essenziale è usato anche negli abbronzanti in quanto alcune sue sostanze stimolano l'abbronzatura inoltre viene impiegato anche per aromatizzare il tabacco da pipa e il tè.

In cosmetica dà corpo alle creme di bellezza e ai saponi.

 La pectina estratta dalla buccia di questo agrume viene usata anche in farmaceutica come anti diarroico e emostatico mentre nella medicina popolare veniva  adoperata come antisettico, cicatrizzante delle piaghe e vermifugo.

Fu per primo un medico francese che notò come le ferite delle persone che erano a contatto con questo agrume e in special modo durante la raccolta dei suoi frutti si rimarginassero ad incredibile velocità.

Quindi la sua essenza fu utilizzata per la disinfezione di ferite infette date le sue spiccate proprietà micotiche contro i germi dell'epidermide.

Più avanti verso gli anni 70  ci si accorse della pericolosità di certi suoi componenti chiamati bergapteni e quindi non fu più usato.

Recentemente si è trovato il modo di eliminarli lasciando intatte le sue caratteristiche positive quindi numerosi spiragli si sono aperti anche in campo odontoiatrico per poterlo nuovamente usare anche in campo medico.

 Il distillato dell'essenza se ben eseguito permette di eliminare quelle sostanze i bergapteni dannose per la pelle e così può essere utilizzato, mescolato ad altri oli naturali  come antisettico della cute, come disinfettante del cavo orale, come lenitivo nell'acne pustolosa del viso e come regolatore della secrezione grassa nelle pelli grasse e impure.

Miscelato con l'alcool  e diluito con acqua è un ottimo deodorante da spruzzarsi negli armadi e negli ambienti da troppo tempo chiusi.

 bergamotti pronti per estrarne l'essenza
E' anche efficacissimo per tenere lontani insetti fastidiosi come le zanzare basta spruzzarne un poco nell'ambiente ma anche metterndone  qualche goccia sulla pelle o nei capelli il profumo di questo distillato allontanerà subito gli insetti molesti.

L'essenza viene usata anche nell'industria alimentare e dolciaria locale come aromatizzante per  torte, caramelle, gelati e bibite.

L'olio essenziale di bergamotto è particolarmente soggetto a contraffazioni essendo un'essenza prodotta in limitate quantità in un areale ristretto.

Tra gli anni 60 e gli anni 80 la coltivazione di questo agrume è stata penalizzata sia per la riduzione delle terre coltivate ad opera di un'urbanizzazione che in parecchi casi è stata intensa sia perchè alcuni industriali profumieri hanno pensato di fare a meno della costosa essenza di bergamotto a favore di più economiche essenze sintetiche.

Per valorizzare questa coltivazione e soprattutto tutelare l'essenza che da questa deriva la Regione Calabria  con una legge regionale del 1977 ha delegato il Consorzio del Bergamotto di Reggio Calabria alla tutela e alla valorizzazione dell'essenza per garantire la qualità e la purezza del prodotto.

Il Consorzio ritira i frutti dalle aziende agricole provvede alla loro lavorazione in un suo stabilimento e appone un  proprio marchio che ne certifica la qualità.

 L'olio essenziale estratto dai frutti delle tre varietà di bergamotto che ho già citato, la "Femminello" la "Castagnaro" e il "Fantastico" può fregiarsi del marchio DOP un marchio prestigioso che sta a significare Denominazione di Origine Protetta.

La Calabria è la maggior produttrice a livello mondiale di bergamotto infatti la sua produzione raggiunge il 90% del totale costituendo un vanto a livello internazionale che dal '700 si è mantenuto sino ai giorni nostri.

USO DEL LEGNO E PARTICOLARE TABACCHIERA


Il legno di questa pianta è semiduro e compatto nella trama e viene ancor oggi lavorato localmente, se ne ricavano piccoli oggetti di uso domestico e antichi balocchi.

Un uso ingegnoso e antico della buccia del bergamotto ci mostra come dalle abili mani di esperti artigiani si ricavano oggetti  originali che conservano il profumo del frutto dal quale derivano.

 tabacchiere create con la buccia del bergamotto
Nascono così  particolari bamboline, borse e caratteristiche tabacchiere.

Un tempo quando era in voga il tabacco da fiuto gli anziani calabresi si erano creati una tabacchiera che consisteva in una boccettina chiusa con un tappo a vite in legno ricavata dalla buccia rovesciata del frutto del bergamotto.

In questa tabacchiera custodivano il tabacco da fiuto che veniva aromatizzato dal recipiente stesso nel quale era contenuto.

Venuta a decadere l'usanza di fiutare il tabacco questa antica tradizione era andata perduta fino a quando l'arciprete De Masi rilancia questa tradizione in voga sin dal '700 e nel 1995 giunge a brevettarla.

Racconterà che quest'idea gli venne quando durante un viaggio in America negli anni '60 una anziana emigrante calabra lo pregò di trovarle una tabacchiera così come la ricordava da ragazza.

Dopo molte ricerche, giunto in Italia riuscì a trovare un anziano calabrese che unico aveva custodito l'antica tecnica della creazione di queste tabacchiere così particolari da lui la apprese fondando successivamente una cooperativa nel paesino di Varapodio in provincia di Reggio Calabria dove trovano lavoro numerosi giovani.

Si parte per questa artistica creazione dall'agrume completamente maturo che si trova solo da febbraio a maggio e che viene lavorato all'aperto per favorirne una più rapida essiccazione.
 tabacchiera decorata

I frutti vengono svuotati e con abilità la buccia viene riversata completamente senza romperla per cui l'interno diventa esterno.

Il contenitore così ottenuto viene riempito di segatura formando una sorta di boccetta che viene  stretta al collo e chiusa ad una estremità con un tappo a vite di legno.

Le boccette  così ottenute si pongono sotto torchio per ottenere una forma ottimale e una volta completamente seccate  si svuotano della segatura e si trattano con carta vetrata per eliminare grossolanità e difetti.

Vengono lasciate al naturale ma più frequentemente decorate con monogrammi, stemmi e altre figure anche a piacere dell'acquirente.

Riempite poi con tabacco, diventano vere e proprie tabacchiere ma possono anche contenere un'essenza di bergamotto che consente di rinnovare nel tempo il profumo o proporsi come originali bomboniere.

Questi oggetti così particolari e rappresentativi dell'operosità dei calabresi sono apprezzati da tutti sia in Italia che all'estero.

MUSEO DEL BERGAMOTTO DI REGGIO CALABRIA


In questo museo sono raccolti strumenti e oggetti che raccontano la storia del bergamotto calabrese partendo dalle sue origini vale a dire più di 300 anni fa.

 una antica etichetta
Il Museo del Bergamotto di Reggio Calabria ha un'esposizione di macchine di estrazione dell'essenza di bergamotto che appartengono all'archeologia industriale iniziando da alcune che risalgono all'inizio del '700   continuando con quelle a vapore dell'800  proseguendo poi con  altre che applicavano motori elettrici dei primi del '900 per giungere infine all'industria degli anni '60 e al suo boom economico.

Queste macchine e i moltissimi altri oggetti che il museo racchiude  ci illustrano sin dalle origini la cultura, la storia e le tradizioni dell'agrume diventato simbolo della Calabria.

Un ampio spazio creato accanto al museo e denominato Museum Center offre ristorazione e svago di qualità e la possibilità di acquistare i prodotti di quell'essenza che attraverso il museo è stata così bene illustrata.

 L'importanza e la particolarità di questo museo che è situato nel centro storico della città di Reggio Calabria ne fanno una tappa fondamentale per i turisti.

Non posso passare sotto silenzio un'importante manifestazione, giunta alla sua dodicesima edizione che ha come protagonista il bergamotto.

Nell'ultima domenica di agosto nella città di Reggio Calabria l'Accademia del Bergamotto indice l'importante manifestazione "Bergamotto in Festa".

L' apice di questa kermesse che ha come protagonista questo raro agrume è il mandato di ambasciatore a personalità della cultura, delle arti, dell'enogastronomia e della ricerca scientifica perchè si facciano portavoci nel mondo a favore di questo frutto e della sua essenza.

L'ultima edizione è stata quella dell'anno passato dove è stato insignito dell'incarico il professor Vincenzo Mollace docente di farmacologia per i suoi studi e l'impiego del bergamotto come principio naturale e rimedio contro le patologie.

Dopo avervi parlato di questa pianta e di questo frutto così particolare è arrivato il momento della ricettina per sapere come gustarlo al meglio.

Il bergamotto entra spesso in ricette di dolci.

Io non amo troppo lo zucchero ma per questa volta farò un'eccezione e vi darò la ricetta per due tradizionali preparazioni che hanno come protagonista questo aromatico frutto.

La prima è quella di un liquore tradizionale calabrese  profumato e digestivo facile da farsi in casa e gradito a fine pasto specialmente se si è mangiato un pò abbondantemente.


LIQUORE AL BERGAMOTTO


Ingredienti per un litro e mezzo di liquore

8 bergamotti

 dai 400 ai 500 gr di zucchero a seconda che lo vogliate più o meno dolce

1l di alcool a 90°

mezzo litro di acqua

 Sbuccia i bergamotti evitando la parte bianca e metti le bucce così ottenute in un barattolo di vetro a chiusura ermetica aggiungendo l'alcool.

Lascia così in infusione per circa 20 giorni in un luogo scuro e asciutto ogni tanto scuoti il barattolo per far si che gli ingredienti si amalgamino meglio.

Trascorso questo tempo prepara lo sciroppo facendo sciogliere lo zucchero in circa mezzo litro di acqua mettendo il recipiente a fuoco bassissimo e mescolando spesso.

Appena raffreddato uniscilo  all'alcool e alle bucce lasciando il tutto a riposo per un paio di giorni trascorsi i quali filtra con cura il liquore, tappa ermeticamente il recipiente nel quale è contenuto e riponilo in frigo dove rimarrà a riposo  per 30 giorni.

Questo liquore aromatico va conservato in bottiglie di vetro e servito ben freddo per un fine pasto digestivo e corroborante.

Siccome questo liquore non è adatto per i più piccini ecco per loro, ma non solo, una ricettina che è piaciuta a generazioni di bimbi e non.

La ricetta di questa caramella dorata e traslucida è semplicissima nella sua bontà ed è stata fregiata dal marchio IGP.

Vecchia di 150 anni è la specialità dolciaria della città francese di Nancy  viene ancor oggi tagliata a mano e preparata con antichi tradizionali metodi.


 caramella al bergamotto
CARAMELLE AL BERGAMOTTO


Ingredienti

250 gr di zucchero di canna

1/4 di bicchiere di acqua

250 gr di miele aromatico, molto adatto quello di agrumi

alcune gocce di olio essenziale di bergamotto

In un recipiente che tenga il fuoco fate sciogliere lo zucchero di canna nell'acqua e quando è ben sciolto aggiungete il miele aromatico e mescolando sempre fare cuocere a fuoco molto basso, il più basso che potete, per circa 15 minuti.

Spegnete il fuoco e aggiungete alcune gocce di olio essenziale di bergamotto per aromatizzare.

Date un'ultima mescolata e versate il composto ancora caldo su una lastra di marmo leggermente unta e tirate il composto che deve risultare spesso un cm o poco più, dipende quanto volete che risulti lo spessore delle caramelle.

Quando è ben freddo tagliate  in quadretti le vostre caramelle che potete avvolgere una ad una in carta per alimenti colorata oppure metterle in un barattolo decorato di latta per offrirle ai vostri ospiti e ai loro bimbi e anche ai vostri :-)

Un regalo originale e molto gradito sarebbe acquistare alcune boccette ottenute con la buccia del bergamotto come ho spiegato più sopra e riempirle di caramelle sempre col profumo di questo frutto.

Con quest'ultima annotazione termino questo post che spero vi risulti gradito.

Adesso non mi resta che  salutarvi e augurarvi


BUON APPETITO
  

martedì 27 dicembre 2011

PIANTE DA FRUTTO esotiche

IL SUO PROFUMO E IL SUO GUSTO RICORDANO I TROPICI DA DOVE DERIVA MA ANCHE IN SICILIA SI COLTIVA


 frutteto di alberi di papaye
Nelle giungle tropicali vivono alberi da frutta davvero straordinari alcuni  divengono così popolari che si diffondono al di fuori dei loro paesi d'origine e trovano fortuna  in luoghi lontanissimi da questi.

Uno di questi alberi già conosciuto dalla civiltà Atzeca, è originario delle zone centrali del Centro America e prospera in quelle giungle tropicali regno della biodiversità vegetale che ancora tanti segreti nascondono.

Gli Indios delle foreste Amazzoniche lo consumano da sempre e per le sue proprietà l'hanno ribattezzato "albero della vita".

Essi conoscono da secoli l'utilità di questo frutto che costituisce un elemento chiave per la loro dieta per la ricchezza delle sue sostanze nutritive.

Il primo europeo che ebbe la fortuna di assaggiarlo fu Hernan Cortes  quando incontrando la civiltà Atzeca nel 1519 fu ricevuto come un dio presso quelle popolazioni e alla fine di un copioso banchetto gli venne offerto uno strano frutto grande come un melone ma con una forma che ricordava una grossa pera e con una polpa morbida e rosata.

Quel frutto lo aiutò a digerire il troppo cibo consumato e quando chiese agli Atzechi il nome di quel frutto così particolare essi risposero con un suono simile alla parola "Ababai" che lo spagnolo tradusse con Papaya  nome che è giunto sino ai nostri giorni.

 VASTA DIFFUSIONE DI QUESTA PIANTA TROPICALE

Questo frutto ha una diffusione mondiale e viene coltivato in tutti quei luoghi dove il clima è caldo umido ma anche in serra può essere  allevato come vi dirò meglio più avanti.

Viene chiamato con diversi nomi a seconda del luogo dove viene coltivato, a Cuba viene chiamato  "Fruta bomba" in Brasile "Mamao"  in nuova Zelanda e in Australia dove è diffuso lo si indica col nome di "Pawpaw".

La papaya è chiamata anche "frutto della vitalità" nome che richiama le proprietà toniche, rivitalizzanti e energetiche di questo frutto.

 Il navigatore portoghese Vasco de Gama descrisse l'albero che portava questi frutti con l'appellativo di "Albero d'oro, dell'eterna giovinezza".

L'origine esatta di questa pianta non si conosce con precisione ma si crede originaria dell'America tropicale conosciuta in tutto il Sud e Centro America da dove si è diffusa ad opera dei portoghesi e degli spagnoli, nel sedicesimo secolo in India  e nelle Filippine grazie anche alla lunga vitalità dei suoi semi.

Dalle isole Bahamas si è diffusa in Florida dove viene ampiamente coltivata.

Nel bacino del Mediterraneo vi sono coltivazioni in Israele mentre in Italia solo in Sicilia può venire  allevata in quanto non sopporta temperature vicine allo 0 gradi e quindi deve essere protetta in serra nei mesi più freddi.

Infatti la  temperatura affinchè la pianta non arresti la sua crescita non deve essere inferiore ai 15 gradi mentre la sua temperatura ottimale è sui 25 gradi.

I frutti che giungono in Europa sono di una varietà più piccola di quelle che comunemente crescono nelle aree tropicali e provengono dalle Hawaii mentre è il Brasile che produce un terzo della produzione mondiale di questo frutto.

DESCRIZIONE DI QUESTO ALBERO  PARTICOLARE


La pianta appartiene alla famiglia delle Caricacee una famiglia di piante che annovera  circa 25 specie tutte dei paesi tropicali, il suo nome scientifico è Carica Papaya e può vivere fino a circa 20 anni.

Si presenta come un albero ma in realtà è una pianta erbacea con un fusto  cavo alto dai 3 agli 8 metri dritto con pochissime ramificazioni il cui tronco anche in età matura ha una consistenza poco legnosa morbida con numerose cicatrici dovute alla caduta delle foglie che sono disposte a rosetta all'apice del tronco stesso.

Le foglie emergono con un lungo picciolo direttamente dall'estremità superiore del tronco sono larghe,  profondamente divise in 7 lobi e molto grandi possono raggiungere i 50 - 70 cm di diametro.

La vita delle foglie è mediamente dai 4 ai 6 mesi e sia le foglie che il gambo sono abbondantemente provvisti di un lattice bianco irritante.

La biologia fiorale della papaya è molto complessa.

I fiori nascono all'estremità ascellare delle foglie e  possiamo avere  piante ermafrodite e altre che sono invece dioiche cioè presentano  fiori solo  maschili  o solo  femminili.

Alcune piante  possono produrre in certe annate solo fiori maschili, in altre si hanno alternativamente fiori femminili o ermafroditi si pensa che  questi cambiamenti siano dovuti alle variazioni di temperatura.

Solitamente questa è una specie dioica: le piante maschili emettono fiori bianchi molto profumati che formano gruppi penduli  invece le piante femminili hanno fiori solitari e fissati direttamente al fusto.

 fiori maschili di papaya
Una pianta maschile è in grado di impollinare 10 o 15 piante femminili e se voi avete una sola pianta e questa si rivela essere maschile fiorirà ma senza fruttificare.

Il frutto è una bacca di forma ovoidale giallo verdastra quando raggiunge la maturazione simile ad un melone che racchiude nel suo interno una cavità piena di una sostanza gelatinosa in cui vi sono numerosi piccoli semi neri ricoperti di una pellicola mucillaginosa.

Esistono anche varietà senza o con pochissimi semi.

La buccia sottile  è molto resistente ed è verde nel frutto immaturo mentre si colora di verde/giallo o di arancione quando questo giunge a maturazione.

La polpa è dolce, succosa, aromatica con un gusto che ricorda l'ananas e la banana  ma anche il melone in certe varietà, di colore rosato o giallo.

 fiore femminile
Questa pianta in un clima congeniale, vale a dire nei tropici di cui è originaria fiorisce e fruttifica tutto l'anno quindi sulla stessa pianta  si possono ammirare contemporaneamente fiori e frutti questi ultimi in diversi stadi di maturazione.

In Sicilia dove viene coltivata all'aperto ma protetta nei periodi più rigidi, i frutti maturano in inverno.

Questi giungono a maturazione se la temperatura non scende sotto i 15 gradi, temperature più rigide o forti escursioni termiche diurne o notturne determinano la cascola dei frutti oppure un loro sapore non ottimale.

La papaya non è una pianta molto longeva ma cresce e si sviluppa rapidamente anche perchè nelle regioni tropicali non c'è la stasi vegetativa indotta qui da noi dalle basse temperature.

 Papaye di anni due già cariche di frutti alle Canarie
Già al secondo anno di vita questa pianta si sviluppa in modo tale che è in grado di fiorire e di portar frutti come si vede dal'immagine che ho postato qui.

 COLTIVAZIONE POTATURA E MOLTIPLICAZIONE

Questo albero da frutto non è facile da coltivare alle nostre latitudini mentre si sviluppa in modo rigoglioso e facilmente dove il clima è naturalmente caldo e il terreno è ottimale per la sua crescita.

Nel terreno si mettono piante già sviluppate con un sesto d'impianto che è 3 X 3 dopo aver fatto uno scasso profondo e aver introdotto nel suolo letame ben maturo.

Per quanto riguarda il terreno la papaya lo vuole sciolto e soprattutto molto ben drenato in questo è una pianta parecchio esigente perchè facilmente soggetta a marciumi radicali se il drenaggio dell'acqua nel terreno non è ottimale.

Non è facile l'irrigazione  infatti benchè le fragili radici di questa pianta tendano a marcire in presenza di troppa acqua tuttavia il fusto non legnoso e le grandi figlie ne richiedono parecchia.

Quindi bisogna saper dosare molto bene la quantità di acqua, innaffiarla ma aspettare che il terreno si asciughi bene fra un'innaffiatura e l'altra e soprattutto curare molto bene il drenaggio specie se la pianta si trova a vivere in vaso.

Della temperatura ho già accennato ma ripeterò qui le notizie principali.

A 0 gradi la pianta muore per allevarla al meglio le temperature non devono scendere sotto i 15 gradi sia di giorno che di notte con escursioni termiche non molto pronunciate.

La temperatura ottimale per vedere la vostra pianta di papaya fiorire e fruttificare al meglio deve essere sui 25 gradi sia diurna che notturna.

Quando le temperature scendono le piante smettono di fruttificare e fiorire per  riprendere una volta che queste siano salite.

Amano una intensa luminosità anche se le grandi foglie possono avere macchie marroni dovute a scottature solari le papaye amano la luce del sole che porta a maturazione un maggior numero di frutti e carica questi di zuccheri e di sapore migliore.

 fiore femminile e frutto in formazione
A causa della sua alta resa questa pianta abbisogna di concime sia sotto forma minerale specialmente azoto, ma anche di letame che apporta i nutrienti di cui questo albero a rapida crescita ha bisogno.

La concimazione deve avvenire almeno una volta l'anno nelle nostre latitudini è meglio concimare in primavera.

Gli alberi diventano eccessivamente alti e perdono il loro vigore con l'età diventando più deboli e fruttificando meno con frutta più piccola quindi dove le papaye vengono coltivate in piena terra si piantano spesso giovani alberi per il rinnovo.

Questa pianta avendo un tronco dritto con chioma solo sulla sommità teme il vento che facilmente la sbilancia, ha radici fragili che mal reggono le folate violente, inoltre il vento rovina le sue grandi foglie quindi occorre prevedere ciò e piantarla in un luogo riparato.

 La papaya non necessita di potature per svecchiarla potete tentare la capitozzatura.

Nella stagione secca tagliate il tronco in prossimità di una gemma spesso l'albero si rinnova e da una fruttificazione più abbondante ma non è sempre così a volte c'è pericolo che non si riprenda.

La raccolta dei frutti nelle latitudini che permettono di avere la pianta di papaya sempre in produzione avviene dopo 4 o 5 mesi dalla fioritura mentre da noi a causa del clima non ottimale ritarda sino a 9 mesi dopo l'allegagione.

La raccolta può essere manuale o con l'aiuto di piattaforme e il grado di maturazione del frutto alla raccolta dipende dalla sua destinazione: maturazione completa se è destinato alla trasformazione industriale mentre se dev'essere consumato fresco lo si coglie all'invaiatura cioè all'inizio della maturazione stessa quando la sua buccia inizia a diventare gialla.

Un frutteto specializzato ha una elevata resa però le piante di papaya si sfruttano presto e la produzione cala quindi conviene rinnovare il frutteto ogni 3-4 anni.

Il segreto per avere un frutteto produttivo di papaye, con temperature, luminosità e terreno adatti è di rinnovare spesso le piante.

MOLTIPLICAZIONE

Niente di più facile che procurarsi i semi della papaya, basta che andiate in un  supermercato e ne acquistate il frutto:  vi donerà moltissimi semi.

Guardate da dove proviene la pianta quelle delle Hawaii germinano con più difficoltà perchè spesso viene data una sostanza per uccidere i parassiti della frutta non così invece se proviene dal Brasile o da località dei Caraibi.

Prendete una certa quantità di semi lavateli sotto acqua corrente in un colino per togliere la pellicola mucillaginosa e fateli ammollare per una notte in acqua tiepida eliminando tutti i semi che galleggiano dopo l'ammollo.

Piantateli quasi a livello del terreno se li mettete nelle pastiglie di torba potete, dopo averle ben inumidite mettere al loro centro un seme.
  
I due principali fattori che fanno germinare il seme e soprattutto che fanno crescere sana la piantina sono il calore e la non eccessiva umidità che li fa marcire anche se una certa umidità è pur sempre necessaria per la germinazione.

Quindi la cosa migliore sarebbe inserire le vostre pastiglie di torba con i semi in una germinatoio riscaldato sui 20 gradi dove dopo circa un mese o poco meno vedrete spuntare le vostre piantine.

Se seguite questi accorgimenti non è difficile farle germinare più difficile invece è allevarle nel nostro clima ben distante dal clima tropicale  da dove la pianta proviene.

 notate i semi della papaya
Se siete in Sicilia in un punto particolarmente riparato e caldo potete tentare di far acclimatare la vostra papaya in piena terra coprendola però nei mesi più duri dell'inverno.

Ecco come dovete procedere: quando le piante hanno raggiunto i 5 cm dovete rinvasarle in vasi singoli attenzione al rinvaso a causa della grande delicatezza dell'apparato radicale della pianta ma potete interrare senza manipolarle le pastiglie di torba con la pianticella spuntata.

In un anno la papaya supera il mezzo metro è una pianta dalla crescita molto veloce.

Quindi occorre armarsi di tanta pazienza tenere per il primo anno la pianta in vaso ricoverarla in serra fredda, va bene anche una veranda luminosa, per farle passare l'inverno ed irrobustirla per poi piantarla in piena terra  nella primavera seguente.

Se l'estate è calda dovrebbe fiorire e fruttificare se è pianta ermafrodita.

Viene impollinata dalle api e da altri insetti impollinatori ma se fiorisce in serra occorre procedere all'impollinazione manuale prelevando con un pennellino il polline dai fiori maschili e passandolo poi delicatamente sui pistilli dei fiori femminili.


Consiglio di allevarne diverse sia per le morie sempre in agguato sia perchè se son maschi niente frutta e anche se è solo femmina niente frutta se non ha vicino un maschio per l'impollinazione.

Se volete una piantina certificata di una determinata varietà ed ermafrodita allora dovrete andare a comprarla in vivaio.

 papaya nana adulta
Cercate una varietà nana più facile da allevare specie se la vostra zona è ventosa.

Tutte le piantine di papaya è bene siano messe in una zona molto luminosa ma riparata  il riparo di un muro per esempio andrebbe  molto bene le tutela dal vento e rilascia calore nei periodi più freddi.

VARIETA'

Sono molto numerose le varietà di papaya esistenti se ne contano più di 50 varietà sparse lungo tutta la fascia tropicale del globo.

Inoltre siccome la pianta di papaya si riproduce per seme molte nuove varietà appaiono frequentemente quindi in ogni zona vi sono varietà che si sono acclimatate a seconda delle caratteristiche della zona stessa.

Attualmente si ricercano varietà ermafrodite che non necessitano di impollinatori maschili e con frutti non troppo voluminosi in quanto più ricchi di zuccheri e più facilmente commerciabili.

Si cercano anche cultivar nane o di altezza non eccessiva per facilitare le operazioni di raccolta dei frutti e evitare i danni provocati dal forte vento.

Si sta lavorando per avere varietà più resistenti al marciume radicale e del colletto un difetto  di questa pianta che incide pesantemente sui frutteti da reddito e non solo.

Le varietà ermafrodite più diffuse sono Solo, Kapoho Solo, Sunrise.

 varietà Sunrise
La varietà "Sunrise" ha la forma di pera la sua buccia è liscia con una polpa di colore rosso-arancio dolce con un alto contenuto di zuccheri  e presenta facilità nell'estrarre i semi per consumare la polpa.

E' una cultivar precoce i primi frutti maturano dopo appena 9 mesi dall'impianto e la sua altezza è contenuta non superando i 4 metri.

La varietà "Solo" è una varietà coltivata soprattutto nelle isole Hawaii  dal 1919 al 1936 è stata l'unica cultivar di papaya allevata in queste isole.

"Solo" produce piante ermafrodite o solo femminili con frutti piccoli di mezzo kg o di un chilo di ottima qualità.

La sua buccia  sottile a completa maturazione del frutto diviene di un bel colore giallo arancione, la sua polpa molto dolce è di colore arancione chiaro.

Adatta al trasporto per la bontà del suo frutto e per la piccola pezzatura è una cultivar molto ricercata purtroppo molto suscettibile all'attacco di un virus che distrugge le piantagioni e che si cerca di combattere cercando di selezionare ceppi di questa cultivar più resistenti all'azione del virus.

 varietà Kapono
 La varietà Kapono è una papaya che cresce solo nelle isole Hawaii dove il terreno fertile  e drenato dei vulcani, le notti fresche e le giornate calde costituiscono il clima e il terreno ottimale per la crescita di questa particolare cultivar di papaya che si presenta a forma piriforme con polpa gialla e con un sapore morbido e dolce.

Queste sono le cultivar che più frequentente si possono acquistare qui da noi  ma ve ne sono molte altre e qui ne accennerò alcune delle più note che a volte giungono sino a noi così se per caso ne doveste piantare i semi saprete a quale varietà appartengono.

Le papaye messicane sono piante più grandi di quelle delle Hawaii di forma lunga e arrotondata con un colore della buccia verde/giallo.

I loro frutti possono raggiungere i 10 kg di peso e il sapore della loro polpa che ha un colore che a seconda delle varietà va dal rosso al color salmone, ricorda quello del melone.

Una delle varietà messicane più note è la cultivar  "Maradol" di forma allungata con buccia sottile che vira al giallo a piena maturità e polpa color salmone con frutti che possono pesare dai 2 agli 8 kg.

Il picco della sua raccolta e commercializzazione va da dicembre a maggio.

Molte altre cultivar offre questo frutto così noto e che tanta diffusione ha per la sua bontà e utilità ma non mi sembra il caso di approfondire eccessivamente questo suo aspetto in quanto queste  che ho descritto sono le varietà che più comunemente si trovano in vendita qui da noi e quindi allevabili partendo dal seme.

COLTIVARE LA PAPAYA IN VASO

 Negli anni 80 sull'onda del successo della coltivazione del kiwi alle nostre latitudini, si ebbe un grande interesse per la coltivazione di specie tropicali inclusa la papaya.

Nelle zone costiere siciliane si è allora costatato che era possibile acclimatare e coltivare con successo molte specie tropicali come il mango, il babaco e la papaya.

C'è da considerare che da lungo tempo alcune piante da frutto tropicali si sono così bene acclimatate in Sicilia da diventarne un pò il simbolo come il fico d'india che non è originario dell'isola ma proviene dal Messico.

Quindi se qualche lettore abita in quelle zone è possibile che possa in piena terra coltivare specie esotiche come la papaya che gli daranno tante soddisfazioni e frutta insolita proveniente non da lontani paesi con lunghissimi viaggi che ne fanno scadere le qualità e il sapore, ma dal giardino, dall'orto o dal frutteto di casa sua!

Per tutti gli altri italiani che non abitano alle suddette latitudini non c'è scampo: la papaya va coltivata in vaso e ritirata in serra fredda quando calano le temperature.

Qui cominciano le dolenti note perchè questa bella pianta tropicale è capricciosa per non dir di più.

Ci vuole un pollice davvero verde per riuscire in questa impresa però che soddisfazione riuscire a gustare un frutto della "nostra" papaya coltivata  nell'Italia del Nord.

Proverò a dare le informazioni che possiedo e l'esperienza che ho fatta io un pò deludente in verità ma che vorrei ripetere, magari in primavera comprando una piantina già irrobustita.

 fiori femminili papaya
I semi di questa pianta come ho già detto nella sezione "moltiplicazione" germinano con relativa facilità il difficile è allevarli senza farli morire.

Sono soggetti a marciumi radicali e vogliono un ambiente molto luminoso anche in inverno e con i nostri inverni bui se non c'è un'illuminazione di rinforzo filano si indeboliscono e..se ne vanno com'è successo con i miei già grandini.

Consiglio di provare a seminare in primavera portare fuori le piante travasate in estate e ritirarle in serra fredda nei mesi invernali.

Alcuni appassionati hanno fatto così riuscendo ad aver in fioritura e fruttificazione questa bella pianta tropicale.

Se si vuole essere più certi comprare da un buon vivaista una piantina già irrobustita e non dimenticatevi di chiedere che sia ermafrodita  perchè se è dioica una sola non basta.

Naturalmente il terreno dev'essere sciolto e il drenaggio del vaso perfetto il terreno per il rinvaso sia    fertile e leggermente acido.

Per poter essere portata all'aperto dove si avvantaggerà dell'aria e della luce solare le temperature devono essere stabilmente sopra i 15 gradi.

Vedrete che se si troverà bene nel posto dove l'avrete collocata ben presto inizierà a crescere e a fiorire  con una rapida crescita.

 inizio fruttificazione papaya in serra
 Concimate a più riprese la pianta di papaya con un concime minerale composto da azoto fosforo e potassio ma aspettate che abbia più di un anno per somministrare in primavera letame ben maturo nel terreno, lo vendono i garden più forniti sotto forma di letame disidratato.

Una pianta la cui crescita è così rapida va rinvasata ogni anno sino a raggiungere il vaso più capiente che potete permettervi, attenzione al carico della soletta se è situata su un terrazzo, sempre consigliabile poi è il vaso di terracotta che non surriscalda le già fragili radici e permette loro di respirare.

Il rinvaso è operazione delicata da effettuarsi in primavera cercando di preservare integro il più possibile il pane di terra.

Conviene essere in due per effettuare questa operazione sempre un pò traumatica per la pianta stessa.

Se tutto sarà andato come deve avrete una bella pianta tropicale che vi allieterà con la sua profumata fioritura e si spera anche con la sua fruttificazione.

PAPAYA IL FRUTTO DELL'ETERNA GIOVINEZZA

Importantissime e molteplici sono le caratteristiche nutrizionali di questo frutto così spiccate che fra le popolazioni caraibiche viene chiamato "frutto degli angeli"  perchè è dal suo frequente consumo che attingono la loro vitalità e  prolungata giovinezza.

Non solo presso quelle popolazioni ma la papaya per la sua bontà e soprattutto per i suoi molteplici benefici è uno dei frutti più coltivati ed apprezzati a livello mondiale.

Infatti  è ricca di enzimi, di vitamina C e di carotenoidi che contengono la vitamina A inoltre possiede le vitamine del gruppo B.

 E' povera di sodio ma particolarmente ricca di potassio, povera di grassi e ricca di fibra.

E' adatta a chi fa dieta  infatti 100 gr di papaya contengono solo 36 calorie.

Questo frutto facilita la digestione, protegge l'organismo essendo un forte ossidante, favorisce l'espulsione delle tossine e delle scorie metaboliche.

Stimola le difese immunitarie aumentando la vitalità, riducendo il rischio di tumori e prevenendo l'invecchiamento precoce in quanto col suo elevato contenuto di carotenoidi agisce contro i radicali liberi fra i principali responsabili dei processi dell'invecchiamento.

E' uno dei migliori rimedi naturali contro le infiammazioni dello stomaco in generale e della gastrite in particolare perchè il suo effetto antinfiammatorio si unisce alla proprietà della papaina un enzima contenuto in abbondanza nella papaya che facilita la digestione delle proteine.

Utile quindi consumare questo frutto dopo un abbondante pasto per favorire i processi digestivi.

La papaina per questa sua caratteristica viene impiegata in diversi paesi nell'industria alimentare per rendere le carni più tenere.

Le sue proprietà anti infiammatorie danno sollievo anche nelle scottature minori e per uso dermatologico sono stati creati dei farmaci a base di questo frutto.

Tra le altre proprietà conosciute ci sono quelle diuretiche e lassative che favoriscono il transito intestinale.

Infine per l'elevato contenuto di vitamine, di sali e di carboidrati è utile anche nei casi di stress e superlavoro dove ne viene consigliata l'assunzione.

Questo frutto è un vero e proprio scrigno colmo di preziosi nutrienti che portano al nostro corpo i più grandi benefici.

Vi chiederete come consumare un frutto dalle così numerose virtù e io vi rispondo subito dicendo che potete mangiarlo crudo a fine pasto come ottima frutta.

Tenete presente che la papaya è completamente matura quando la buccia assume la sua caratteristica colorazione che varia a seconda delle cultivar ma che in genere è gialla/ verde.

Per conservarla riponetela in un luogo fresco ed asciutto e attenzione a metterla in frigo se le temperature di questo si avvicinano troppo agli 0 gradi.

Se invece volete cucinarla ecco qui una ricettina semplice semplice ma farà la sua figura ed è molto gustosa a me è molto piaciuta.

PAPAYA AI MIRTILLI

Ingredienti per due persone

una papaya un pò grande

100 gr di mirtilli

mezzo limone

un cucchiaino di zucchero di canna (a chi piace dolce)

Pulisci, taglia in due per il lungo la papaya e privala dei suoi semi.

Scava le due metà della papaya togliendo la polpa che farai a dadini piccoli ma rispettando la buccia, devono risultare come due "barchette".

Unisci in una terrina la polpa della papaya  con i mirtilli e spruzza il tutto con il mezzo limone aggiungendo se ti piace più dolce il cucchiaino di zucchero.

Riempi le due metà della papaya con la macedonia così ottenuta e metti in frigorifero almeno mezz'ora prima di servire.

A fine pasto porta subito in tavola e


BUON APPETITO

PS questa ricetta è adatta per il suo gusto e le sue calorie come fine pasto di una romantica cenetta