martedì 27 dicembre 2011

PIANTE DA FRUTTO esotiche

IL SUO PROFUMO E IL SUO GUSTO RICORDANO I TROPICI DA DOVE DERIVA MA ANCHE IN SICILIA SI COLTIVA


 frutteto di alberi di papaye
Nelle giungle tropicali vivono alberi da frutta davvero straordinari alcuni  divengono così popolari che si diffondono al di fuori dei loro paesi d'origine e trovano fortuna  in luoghi lontanissimi da questi.

Uno di questi alberi già conosciuto dalla civiltà Atzeca, è originario delle zone centrali del Centro America e prospera in quelle giungle tropicali regno della biodiversità vegetale che ancora tanti segreti nascondono.

Gli Indios delle foreste Amazzoniche lo consumano da sempre e per le sue proprietà l'hanno ribattezzato "albero della vita".

Essi conoscono da secoli l'utilità di questo frutto che costituisce un elemento chiave per la loro dieta per la ricchezza delle sue sostanze nutritive.

Il primo europeo che ebbe la fortuna di assaggiarlo fu Hernan Cortes  quando incontrando la civiltà Atzeca nel 1519 fu ricevuto come un dio presso quelle popolazioni e alla fine di un copioso banchetto gli venne offerto uno strano frutto grande come un melone ma con una forma che ricordava una grossa pera e con una polpa morbida e rosata.

Quel frutto lo aiutò a digerire il troppo cibo consumato e quando chiese agli Atzechi il nome di quel frutto così particolare essi risposero con un suono simile alla parola "Ababai" che lo spagnolo tradusse con Papaya  nome che è giunto sino ai nostri giorni.

 VASTA DIFFUSIONE DI QUESTA PIANTA TROPICALE

Questo frutto ha una diffusione mondiale e viene coltivato in tutti quei luoghi dove il clima è caldo umido ma anche in serra può essere  allevato come vi dirò meglio più avanti.

Viene chiamato con diversi nomi a seconda del luogo dove viene coltivato, a Cuba viene chiamato  "Fruta bomba" in Brasile "Mamao"  in nuova Zelanda e in Australia dove è diffuso lo si indica col nome di "Pawpaw".

La papaya è chiamata anche "frutto della vitalità" nome che richiama le proprietà toniche, rivitalizzanti e energetiche di questo frutto.

 Il navigatore portoghese Vasco de Gama descrisse l'albero che portava questi frutti con l'appellativo di "Albero d'oro, dell'eterna giovinezza".

L'origine esatta di questa pianta non si conosce con precisione ma si crede originaria dell'America tropicale conosciuta in tutto il Sud e Centro America da dove si è diffusa ad opera dei portoghesi e degli spagnoli, nel sedicesimo secolo in India  e nelle Filippine grazie anche alla lunga vitalità dei suoi semi.

Dalle isole Bahamas si è diffusa in Florida dove viene ampiamente coltivata.

Nel bacino del Mediterraneo vi sono coltivazioni in Israele mentre in Italia solo in Sicilia può venire  allevata in quanto non sopporta temperature vicine allo 0 gradi e quindi deve essere protetta in serra nei mesi più freddi.

Infatti la  temperatura affinchè la pianta non arresti la sua crescita non deve essere inferiore ai 15 gradi mentre la sua temperatura ottimale è sui 25 gradi.

I frutti che giungono in Europa sono di una varietà più piccola di quelle che comunemente crescono nelle aree tropicali e provengono dalle Hawaii mentre è il Brasile che produce un terzo della produzione mondiale di questo frutto.

DESCRIZIONE DI QUESTO ALBERO  PARTICOLARE


La pianta appartiene alla famiglia delle Caricacee una famiglia di piante che annovera  circa 25 specie tutte dei paesi tropicali, il suo nome scientifico è Carica Papaya e può vivere fino a circa 20 anni.

Si presenta come un albero ma in realtà è una pianta erbacea con un fusto  cavo alto dai 3 agli 8 metri dritto con pochissime ramificazioni il cui tronco anche in età matura ha una consistenza poco legnosa morbida con numerose cicatrici dovute alla caduta delle foglie che sono disposte a rosetta all'apice del tronco stesso.

Le foglie emergono con un lungo picciolo direttamente dall'estremità superiore del tronco sono larghe,  profondamente divise in 7 lobi e molto grandi possono raggiungere i 50 - 70 cm di diametro.

La vita delle foglie è mediamente dai 4 ai 6 mesi e sia le foglie che il gambo sono abbondantemente provvisti di un lattice bianco irritante.

La biologia fiorale della papaya è molto complessa.

I fiori nascono all'estremità ascellare delle foglie e  possiamo avere  piante ermafrodite e altre che sono invece dioiche cioè presentano  fiori solo  maschili  o solo  femminili.

Alcune piante  possono produrre in certe annate solo fiori maschili, in altre si hanno alternativamente fiori femminili o ermafroditi si pensa che  questi cambiamenti siano dovuti alle variazioni di temperatura.

Solitamente questa è una specie dioica: le piante maschili emettono fiori bianchi molto profumati che formano gruppi penduli  invece le piante femminili hanno fiori solitari e fissati direttamente al fusto.

 fiori maschili di papaya
Una pianta maschile è in grado di impollinare 10 o 15 piante femminili e se voi avete una sola pianta e questa si rivela essere maschile fiorirà ma senza fruttificare.

Il frutto è una bacca di forma ovoidale giallo verdastra quando raggiunge la maturazione simile ad un melone che racchiude nel suo interno una cavità piena di una sostanza gelatinosa in cui vi sono numerosi piccoli semi neri ricoperti di una pellicola mucillaginosa.

Esistono anche varietà senza o con pochissimi semi.

La buccia sottile  è molto resistente ed è verde nel frutto immaturo mentre si colora di verde/giallo o di arancione quando questo giunge a maturazione.

La polpa è dolce, succosa, aromatica con un gusto che ricorda l'ananas e la banana  ma anche il melone in certe varietà, di colore rosato o giallo.

 fiore femminile
Questa pianta in un clima congeniale, vale a dire nei tropici di cui è originaria fiorisce e fruttifica tutto l'anno quindi sulla stessa pianta  si possono ammirare contemporaneamente fiori e frutti questi ultimi in diversi stadi di maturazione.

In Sicilia dove viene coltivata all'aperto ma protetta nei periodi più rigidi, i frutti maturano in inverno.

Questi giungono a maturazione se la temperatura non scende sotto i 15 gradi, temperature più rigide o forti escursioni termiche diurne o notturne determinano la cascola dei frutti oppure un loro sapore non ottimale.

La papaya non è una pianta molto longeva ma cresce e si sviluppa rapidamente anche perchè nelle regioni tropicali non c'è la stasi vegetativa indotta qui da noi dalle basse temperature.

 Papaye di anni due già cariche di frutti alle Canarie
Già al secondo anno di vita questa pianta si sviluppa in modo tale che è in grado di fiorire e di portar frutti come si vede dal'immagine che ho postato qui.

 COLTIVAZIONE POTATURA E MOLTIPLICAZIONE

Questo albero da frutto non è facile da coltivare alle nostre latitudini mentre si sviluppa in modo rigoglioso e facilmente dove il clima è naturalmente caldo e il terreno è ottimale per la sua crescita.

Nel terreno si mettono piante già sviluppate con un sesto d'impianto che è 3 X 3 dopo aver fatto uno scasso profondo e aver introdotto nel suolo letame ben maturo.

Per quanto riguarda il terreno la papaya lo vuole sciolto e soprattutto molto ben drenato in questo è una pianta parecchio esigente perchè facilmente soggetta a marciumi radicali se il drenaggio dell'acqua nel terreno non è ottimale.

Non è facile l'irrigazione  infatti benchè le fragili radici di questa pianta tendano a marcire in presenza di troppa acqua tuttavia il fusto non legnoso e le grandi figlie ne richiedono parecchia.

Quindi bisogna saper dosare molto bene la quantità di acqua, innaffiarla ma aspettare che il terreno si asciughi bene fra un'innaffiatura e l'altra e soprattutto curare molto bene il drenaggio specie se la pianta si trova a vivere in vaso.

Della temperatura ho già accennato ma ripeterò qui le notizie principali.

A 0 gradi la pianta muore per allevarla al meglio le temperature non devono scendere sotto i 15 gradi sia di giorno che di notte con escursioni termiche non molto pronunciate.

La temperatura ottimale per vedere la vostra pianta di papaya fiorire e fruttificare al meglio deve essere sui 25 gradi sia diurna che notturna.

Quando le temperature scendono le piante smettono di fruttificare e fiorire per  riprendere una volta che queste siano salite.

Amano una intensa luminosità anche se le grandi foglie possono avere macchie marroni dovute a scottature solari le papaye amano la luce del sole che porta a maturazione un maggior numero di frutti e carica questi di zuccheri e di sapore migliore.

 fiore femminile e frutto in formazione
A causa della sua alta resa questa pianta abbisogna di concime sia sotto forma minerale specialmente azoto, ma anche di letame che apporta i nutrienti di cui questo albero a rapida crescita ha bisogno.

La concimazione deve avvenire almeno una volta l'anno nelle nostre latitudini è meglio concimare in primavera.

Gli alberi diventano eccessivamente alti e perdono il loro vigore con l'età diventando più deboli e fruttificando meno con frutta più piccola quindi dove le papaye vengono coltivate in piena terra si piantano spesso giovani alberi per il rinnovo.

Questa pianta avendo un tronco dritto con chioma solo sulla sommità teme il vento che facilmente la sbilancia, ha radici fragili che mal reggono le folate violente, inoltre il vento rovina le sue grandi foglie quindi occorre prevedere ciò e piantarla in un luogo riparato.

 La papaya non necessita di potature per svecchiarla potete tentare la capitozzatura.

Nella stagione secca tagliate il tronco in prossimità di una gemma spesso l'albero si rinnova e da una fruttificazione più abbondante ma non è sempre così a volte c'è pericolo che non si riprenda.

La raccolta dei frutti nelle latitudini che permettono di avere la pianta di papaya sempre in produzione avviene dopo 4 o 5 mesi dalla fioritura mentre da noi a causa del clima non ottimale ritarda sino a 9 mesi dopo l'allegagione.

La raccolta può essere manuale o con l'aiuto di piattaforme e il grado di maturazione del frutto alla raccolta dipende dalla sua destinazione: maturazione completa se è destinato alla trasformazione industriale mentre se dev'essere consumato fresco lo si coglie all'invaiatura cioè all'inizio della maturazione stessa quando la sua buccia inizia a diventare gialla.

Un frutteto specializzato ha una elevata resa però le piante di papaya si sfruttano presto e la produzione cala quindi conviene rinnovare il frutteto ogni 3-4 anni.

Il segreto per avere un frutteto produttivo di papaye, con temperature, luminosità e terreno adatti è di rinnovare spesso le piante.

MOLTIPLICAZIONE

Niente di più facile che procurarsi i semi della papaya, basta che andiate in un  supermercato e ne acquistate il frutto:  vi donerà moltissimi semi.

Guardate da dove proviene la pianta quelle delle Hawaii germinano con più difficoltà perchè spesso viene data una sostanza per uccidere i parassiti della frutta non così invece se proviene dal Brasile o da località dei Caraibi.

Prendete una certa quantità di semi lavateli sotto acqua corrente in un colino per togliere la pellicola mucillaginosa e fateli ammollare per una notte in acqua tiepida eliminando tutti i semi che galleggiano dopo l'ammollo.

Piantateli quasi a livello del terreno se li mettete nelle pastiglie di torba potete, dopo averle ben inumidite mettere al loro centro un seme.
  
I due principali fattori che fanno germinare il seme e soprattutto che fanno crescere sana la piantina sono il calore e la non eccessiva umidità che li fa marcire anche se una certa umidità è pur sempre necessaria per la germinazione.

Quindi la cosa migliore sarebbe inserire le vostre pastiglie di torba con i semi in una germinatoio riscaldato sui 20 gradi dove dopo circa un mese o poco meno vedrete spuntare le vostre piantine.

Se seguite questi accorgimenti non è difficile farle germinare più difficile invece è allevarle nel nostro clima ben distante dal clima tropicale  da dove la pianta proviene.

 notate i semi della papaya
Se siete in Sicilia in un punto particolarmente riparato e caldo potete tentare di far acclimatare la vostra papaya in piena terra coprendola però nei mesi più duri dell'inverno.

Ecco come dovete procedere: quando le piante hanno raggiunto i 5 cm dovete rinvasarle in vasi singoli attenzione al rinvaso a causa della grande delicatezza dell'apparato radicale della pianta ma potete interrare senza manipolarle le pastiglie di torba con la pianticella spuntata.

In un anno la papaya supera il mezzo metro è una pianta dalla crescita molto veloce.

Quindi occorre armarsi di tanta pazienza tenere per il primo anno la pianta in vaso ricoverarla in serra fredda, va bene anche una veranda luminosa, per farle passare l'inverno ed irrobustirla per poi piantarla in piena terra  nella primavera seguente.

Se l'estate è calda dovrebbe fiorire e fruttificare se è pianta ermafrodita.

Viene impollinata dalle api e da altri insetti impollinatori ma se fiorisce in serra occorre procedere all'impollinazione manuale prelevando con un pennellino il polline dai fiori maschili e passandolo poi delicatamente sui pistilli dei fiori femminili.


Consiglio di allevarne diverse sia per le morie sempre in agguato sia perchè se son maschi niente frutta e anche se è solo femmina niente frutta se non ha vicino un maschio per l'impollinazione.

Se volete una piantina certificata di una determinata varietà ed ermafrodita allora dovrete andare a comprarla in vivaio.

 papaya nana adulta
Cercate una varietà nana più facile da allevare specie se la vostra zona è ventosa.

Tutte le piantine di papaya è bene siano messe in una zona molto luminosa ma riparata  il riparo di un muro per esempio andrebbe  molto bene le tutela dal vento e rilascia calore nei periodi più freddi.

VARIETA'

Sono molto numerose le varietà di papaya esistenti se ne contano più di 50 varietà sparse lungo tutta la fascia tropicale del globo.

Inoltre siccome la pianta di papaya si riproduce per seme molte nuove varietà appaiono frequentemente quindi in ogni zona vi sono varietà che si sono acclimatate a seconda delle caratteristiche della zona stessa.

Attualmente si ricercano varietà ermafrodite che non necessitano di impollinatori maschili e con frutti non troppo voluminosi in quanto più ricchi di zuccheri e più facilmente commerciabili.

Si cercano anche cultivar nane o di altezza non eccessiva per facilitare le operazioni di raccolta dei frutti e evitare i danni provocati dal forte vento.

Si sta lavorando per avere varietà più resistenti al marciume radicale e del colletto un difetto  di questa pianta che incide pesantemente sui frutteti da reddito e non solo.

Le varietà ermafrodite più diffuse sono Solo, Kapoho Solo, Sunrise.

 varietà Sunrise
La varietà "Sunrise" ha la forma di pera la sua buccia è liscia con una polpa di colore rosso-arancio dolce con un alto contenuto di zuccheri  e presenta facilità nell'estrarre i semi per consumare la polpa.

E' una cultivar precoce i primi frutti maturano dopo appena 9 mesi dall'impianto e la sua altezza è contenuta non superando i 4 metri.

La varietà "Solo" è una varietà coltivata soprattutto nelle isole Hawaii  dal 1919 al 1936 è stata l'unica cultivar di papaya allevata in queste isole.

"Solo" produce piante ermafrodite o solo femminili con frutti piccoli di mezzo kg o di un chilo di ottima qualità.

La sua buccia  sottile a completa maturazione del frutto diviene di un bel colore giallo arancione, la sua polpa molto dolce è di colore arancione chiaro.

Adatta al trasporto per la bontà del suo frutto e per la piccola pezzatura è una cultivar molto ricercata purtroppo molto suscettibile all'attacco di un virus che distrugge le piantagioni e che si cerca di combattere cercando di selezionare ceppi di questa cultivar più resistenti all'azione del virus.

 varietà Kapono
 La varietà Kapono è una papaya che cresce solo nelle isole Hawaii dove il terreno fertile  e drenato dei vulcani, le notti fresche e le giornate calde costituiscono il clima e il terreno ottimale per la crescita di questa particolare cultivar di papaya che si presenta a forma piriforme con polpa gialla e con un sapore morbido e dolce.

Queste sono le cultivar che più frequentente si possono acquistare qui da noi  ma ve ne sono molte altre e qui ne accennerò alcune delle più note che a volte giungono sino a noi così se per caso ne doveste piantare i semi saprete a quale varietà appartengono.

Le papaye messicane sono piante più grandi di quelle delle Hawaii di forma lunga e arrotondata con un colore della buccia verde/giallo.

I loro frutti possono raggiungere i 10 kg di peso e il sapore della loro polpa che ha un colore che a seconda delle varietà va dal rosso al color salmone, ricorda quello del melone.

Una delle varietà messicane più note è la cultivar  "Maradol" di forma allungata con buccia sottile che vira al giallo a piena maturità e polpa color salmone con frutti che possono pesare dai 2 agli 8 kg.

Il picco della sua raccolta e commercializzazione va da dicembre a maggio.

Molte altre cultivar offre questo frutto così noto e che tanta diffusione ha per la sua bontà e utilità ma non mi sembra il caso di approfondire eccessivamente questo suo aspetto in quanto queste  che ho descritto sono le varietà che più comunemente si trovano in vendita qui da noi e quindi allevabili partendo dal seme.

COLTIVARE LA PAPAYA IN VASO

 Negli anni 80 sull'onda del successo della coltivazione del kiwi alle nostre latitudini, si ebbe un grande interesse per la coltivazione di specie tropicali inclusa la papaya.

Nelle zone costiere siciliane si è allora costatato che era possibile acclimatare e coltivare con successo molte specie tropicali come il mango, il babaco e la papaya.

C'è da considerare che da lungo tempo alcune piante da frutto tropicali si sono così bene acclimatate in Sicilia da diventarne un pò il simbolo come il fico d'india che non è originario dell'isola ma proviene dal Messico.

Quindi se qualche lettore abita in quelle zone è possibile che possa in piena terra coltivare specie esotiche come la papaya che gli daranno tante soddisfazioni e frutta insolita proveniente non da lontani paesi con lunghissimi viaggi che ne fanno scadere le qualità e il sapore, ma dal giardino, dall'orto o dal frutteto di casa sua!

Per tutti gli altri italiani che non abitano alle suddette latitudini non c'è scampo: la papaya va coltivata in vaso e ritirata in serra fredda quando calano le temperature.

Qui cominciano le dolenti note perchè questa bella pianta tropicale è capricciosa per non dir di più.

Ci vuole un pollice davvero verde per riuscire in questa impresa però che soddisfazione riuscire a gustare un frutto della "nostra" papaya coltivata  nell'Italia del Nord.

Proverò a dare le informazioni che possiedo e l'esperienza che ho fatta io un pò deludente in verità ma che vorrei ripetere, magari in primavera comprando una piantina già irrobustita.

 fiori femminili papaya
I semi di questa pianta come ho già detto nella sezione "moltiplicazione" germinano con relativa facilità il difficile è allevarli senza farli morire.

Sono soggetti a marciumi radicali e vogliono un ambiente molto luminoso anche in inverno e con i nostri inverni bui se non c'è un'illuminazione di rinforzo filano si indeboliscono e..se ne vanno com'è successo con i miei già grandini.

Consiglio di provare a seminare in primavera portare fuori le piante travasate in estate e ritirarle in serra fredda nei mesi invernali.

Alcuni appassionati hanno fatto così riuscendo ad aver in fioritura e fruttificazione questa bella pianta tropicale.

Se si vuole essere più certi comprare da un buon vivaista una piantina già irrobustita e non dimenticatevi di chiedere che sia ermafrodita  perchè se è dioica una sola non basta.

Naturalmente il terreno dev'essere sciolto e il drenaggio del vaso perfetto il terreno per il rinvaso sia    fertile e leggermente acido.

Per poter essere portata all'aperto dove si avvantaggerà dell'aria e della luce solare le temperature devono essere stabilmente sopra i 15 gradi.

Vedrete che se si troverà bene nel posto dove l'avrete collocata ben presto inizierà a crescere e a fiorire  con una rapida crescita.

 inizio fruttificazione papaya in serra
 Concimate a più riprese la pianta di papaya con un concime minerale composto da azoto fosforo e potassio ma aspettate che abbia più di un anno per somministrare in primavera letame ben maturo nel terreno, lo vendono i garden più forniti sotto forma di letame disidratato.

Una pianta la cui crescita è così rapida va rinvasata ogni anno sino a raggiungere il vaso più capiente che potete permettervi, attenzione al carico della soletta se è situata su un terrazzo, sempre consigliabile poi è il vaso di terracotta che non surriscalda le già fragili radici e permette loro di respirare.

Il rinvaso è operazione delicata da effettuarsi in primavera cercando di preservare integro il più possibile il pane di terra.

Conviene essere in due per effettuare questa operazione sempre un pò traumatica per la pianta stessa.

Se tutto sarà andato come deve avrete una bella pianta tropicale che vi allieterà con la sua profumata fioritura e si spera anche con la sua fruttificazione.

PAPAYA IL FRUTTO DELL'ETERNA GIOVINEZZA

Importantissime e molteplici sono le caratteristiche nutrizionali di questo frutto così spiccate che fra le popolazioni caraibiche viene chiamato "frutto degli angeli"  perchè è dal suo frequente consumo che attingono la loro vitalità e  prolungata giovinezza.

Non solo presso quelle popolazioni ma la papaya per la sua bontà e soprattutto per i suoi molteplici benefici è uno dei frutti più coltivati ed apprezzati a livello mondiale.

Infatti  è ricca di enzimi, di vitamina C e di carotenoidi che contengono la vitamina A inoltre possiede le vitamine del gruppo B.

 E' povera di sodio ma particolarmente ricca di potassio, povera di grassi e ricca di fibra.

E' adatta a chi fa dieta  infatti 100 gr di papaya contengono solo 36 calorie.

Questo frutto facilita la digestione, protegge l'organismo essendo un forte ossidante, favorisce l'espulsione delle tossine e delle scorie metaboliche.

Stimola le difese immunitarie aumentando la vitalità, riducendo il rischio di tumori e prevenendo l'invecchiamento precoce in quanto col suo elevato contenuto di carotenoidi agisce contro i radicali liberi fra i principali responsabili dei processi dell'invecchiamento.

E' uno dei migliori rimedi naturali contro le infiammazioni dello stomaco in generale e della gastrite in particolare perchè il suo effetto antinfiammatorio si unisce alla proprietà della papaina un enzima contenuto in abbondanza nella papaya che facilita la digestione delle proteine.

Utile quindi consumare questo frutto dopo un abbondante pasto per favorire i processi digestivi.

La papaina per questa sua caratteristica viene impiegata in diversi paesi nell'industria alimentare per rendere le carni più tenere.

Le sue proprietà anti infiammatorie danno sollievo anche nelle scottature minori e per uso dermatologico sono stati creati dei farmaci a base di questo frutto.

Tra le altre proprietà conosciute ci sono quelle diuretiche e lassative che favoriscono il transito intestinale.

Infine per l'elevato contenuto di vitamine, di sali e di carboidrati è utile anche nei casi di stress e superlavoro dove ne viene consigliata l'assunzione.

Questo frutto è un vero e proprio scrigno colmo di preziosi nutrienti che portano al nostro corpo i più grandi benefici.

Vi chiederete come consumare un frutto dalle così numerose virtù e io vi rispondo subito dicendo che potete mangiarlo crudo a fine pasto come ottima frutta.

Tenete presente che la papaya è completamente matura quando la buccia assume la sua caratteristica colorazione che varia a seconda delle cultivar ma che in genere è gialla/ verde.

Per conservarla riponetela in un luogo fresco ed asciutto e attenzione a metterla in frigo se le temperature di questo si avvicinano troppo agli 0 gradi.

Se invece volete cucinarla ecco qui una ricettina semplice semplice ma farà la sua figura ed è molto gustosa a me è molto piaciuta.

PAPAYA AI MIRTILLI

Ingredienti per due persone

una papaya un pò grande

100 gr di mirtilli

mezzo limone

un cucchiaino di zucchero di canna (a chi piace dolce)

Pulisci, taglia in due per il lungo la papaya e privala dei suoi semi.

Scava le due metà della papaya togliendo la polpa che farai a dadini piccoli ma rispettando la buccia, devono risultare come due "barchette".

Unisci in una terrina la polpa della papaya  con i mirtilli e spruzza il tutto con il mezzo limone aggiungendo se ti piace più dolce il cucchiaino di zucchero.

Riempi le due metà della papaya con la macedonia così ottenuta e metti in frigorifero almeno mezz'ora prima di servire.

A fine pasto porta subito in tavola e


BUON APPETITO

PS questa ricetta è adatta per il suo gusto e le sue calorie come fine pasto di una romantica cenetta

venerdì 23 dicembre 2011

PIANTE DA FRUTTO agrumi

SUCCOSA GUSTOSA E DI COLOR ARANCIONE VIEN PRONTA PROPRIO IN QUESTA FREDDA STAGIONE


Storia affascinante e antica quella di questo frutto invernale dalla forma rotonda con una buccia aromatica e con un succo così dolce.

L'arancia dolce è originaria della Cina e del Sud est asiatico e giunse in Europa per merito di quegli eccezionali navigatori e commercianti che furono i genovesi e i portoghesi che attraverso la "via della seta" un intrico di rotte commerciali e percorsi carovanieri che congiungeva le lontane regioni cinesi  con il bacino del Mediterraneo e attraversava tutta l'Asia minore, importavano merci pregiate prima fra tutte la seta che veniva in quei tempi prodotta solo nel lontano oriente.

Non è impossibile che assieme a merci  preziose come la seta, il tè, le porcellane e i gioielli viaggiasse anche questo dorato frutto che per opera di commercianti portoghesi giunse sino a noi:  erano gli anni attorno al 1400.

Un tipo di arancia chiamata amara per la sua asprezza che non consente di consumarla cruda ma solo di impiegarla a scopi farmaceutici e in profumeria era già da tempo conosciuta in Sicilia importata dagli arabi verso il 1200.

Non si conosce il momento esatto nel quale questo dolce frutto che così tanta importanza doveva avere in Europa giunse a noi da quelle lontane regioni.

Probabilmente a poco a poco si diffuse in Sicilia e come rarità nel resto d'Europa ben prima del 1400.

 Arancio della basilica di
Santa Sabina
Si dice che il primo arancio introdotto in Italia fu quello portato da San Domenico nel 1220  che dalla sua terra d'origine, la Spagna ne portò un pollone piantandolo nel chiosco della basilica di Santa Sabina  che si trova sull'Aventino a Roma.

L'antica pianta è seccata ma non è mai morta del tutto, attraverso i polloni nati dalle sue radici ha continuato a dare frutti ecco perchè quest'albero è considerato miracoloso.

Pare che le cinque arance candite che Santa Caterina da Siena offrì al papa Urbano VI provenissero proprio da questo miracoloso albero: si  era nell'anno 1379.

Nel 1400  i portoghesi diffusero questo agrume sia in Spagna e Portogallo che in Italia dove ancor oggi nei dialetti della nostra penisola l'arancia viene chiamata in un modo che ricorda questa sua origine.

Infatti in Calabria, Campania e Puglia le arance vengono chiamate "purtualli" o "partajalli", in Sicilia sono indicate come "partualli".

Anche nell'Italia settentrionale  nei dialetti il nome per indicare l'arancia dolce non si discosta di molto, abbiamo infatti "portugaj" in dialetto piemontese, nel dialetto bergamasco arancia si dice "portugal" e in quello ferrarese "portogal" mentre nel dialetto romanesco l'arancia viene chiamata addirittura "portogallo".

Sino al XVI secolo le arance erano coltivate a scopo ornamentale e religioso  ed è rimasta  in Sicilia per indicare gli aranceti l'espressione "giardini" che indica come gli aranci non venivano considerati degli alberi da frutto ma piuttosto degli alberi ornamentali.

La moda di coltivare a scopo d'ornamento gli agrumi i limoni e gli aranci  in special modo, si diffuse fra le classi nobili per tutto il periodo del Rinascimento.

Famose le arancere dei Medici in Toscana che vanta una lunga tradizione di coltivazione degli agrumi per lunghi secoli allevati in grossi vasi chiamati conche solo per la loro bellezza e ritirati d'inverno nelle famose arancere così chiamate perchè servivano per il ricovero invernale dei numerosi vasi d'arance.

Tutte le varietà di arance conosciute sino ad allora erano a polpa bionda e a buccia arancio chiaro.

Le arance a buccia più scura chiamate sanguinelle giunsero più tardi in Italia ad opera di un missionario genovese che tornava dalle Filippine dopo un lungo viaggio.

Tuttavia i più antichi documenti che fanno riferimento a questa particolare varietà di arance con la polpa rossa sono cinesi e non è sbagliato supporre che questa varietà abbia avuto origine in quei territori.

Il frutto dell'arancia rossa viene per la prima volta descritto in Italia ad opera del gesuita Ferrari nell'anno 1646.

 raffigurazione di un quadro del Bimbi dove si notano
arance rosse  
Arance di questa varietà sono state raffigurate da Bartolomeo Bimbi un pittore al servizio della potente famiglia dei Medici Granduchi di Toscana, abilissimo a raffigurare nature morte e specialmente la ricca collezione di agrumi famosa in tutta Europa posseduta da Cosimo III dei  Medici, dove spiccavano per rarità e bellezza gli alberi di limoni e aranci.

In uno dei suoi quadri si vedono raffigurate fedelmente e chiaramente arance con la buccia rossa quindi della varietà sanguinella, si era a cavallo fra il XVII ed il XVIII secolo.

Fu nel 1700 che si incominciò ad apprezzare  questo agrume non solo per il suo valore ornamentale ma anche come pianta da frutto.

Specialmente in Sicilia nel 1700 e ancor più nel 1800 si iniziò a coltivare in maniera intensiva questo agrume favoriti anche dalla mitezza del clima e dal terreno particolarmente favorevole.

Col passar del tempo si crearono varietà caratteristiche della zona  che si imposero sulle altre e una su tutte si distinse per le sue ottime proprietà organolettiche: l'Arancia Rossa di Sicilia.

L'arancio è coltivato anche in America, in Sud Africa e in Australia attualmente i maggiori produttori di arance sono il Brasile e gli Stati Uniti.

In Italia la regione che produce il maggior numero di arance è la Sicilia seguita dalla Calabria, dalla Basilicata, dalla Sardegna e dalla Campania.

DESCRIZIONE DELL'ALBERO DELL'ARANCIO

L'arancio dolce appartiene alla famiglia delle Rutacee e il suo nome scientifico è Citrus auratium varietà sinensis.

E' un albero sempreverde con una chioma compatta e tondeggiante che può raggiungere anche gli otto o i dieci metri di altezza ma che in genere rimane sui 5 o 8 metri.

Ha foglie lucide, ovate e cuoiose mentre i rametti su alcune varietà possono presentare delle spine.

I fiori sono bianchi e con un profumo intenso e particolare, la famosa zagara, sbocciano fra aprile e maggio e possono essere singoli o riuniti in gruppi sino a sei per racemo.

L'impollinazione può avvenire sia con insetti pronubi specialmente api che per opera del vento.

La fioritura si svolge in primavera mentre la maturazione dei frutti avviene nell'autunno o nell'inverno successivo a seconda delle cultivar e non è raro trovare frutti dell'anno precedente ancora presenti sulla pianta al momento della fioritura.

I primi frutti si possono raccogliere in novembre e gli ultimi a maggio giugno, un albero adulto ne può produrre sino a 500.

Questo agrume ha la particolarità di fiorire e di fruttificare nello stesso periodo perchè ha un intervallo di riposo di soli tre mesi.

 arancia sanguinella
Le arance hanno forma rotonda o leggermente allungata con polpa arancione o sanguigna , nelle sanguinelle la buccia ha una colorazione che va dall'arancio chiaro sino al rossastro.

La ruvidezza della sua buccia è stata presa come termine di paragone sia  in edilizia  dove si parla di superfici a buccia d'arancia sia per indicare una pelle ruvida in cosmesi cioè pelle a buccia d'arancia.

I frutti dell'arancio dolce non maturano una volta raccolti e quindi occorre lasciarli sull'albero sino a maturazione avvenuta.

Nei paesi a clima tropicale dove la maturazione non si svolge regolarmente, ancora verdi le arance vengono raccolte e trattate con etilene per favorirne la maturazione.

COLTIVAZIONE MOLTIPLICAZIONE E POTATURA

Questo albero ama il pieno sole e le temperature miti in inverno, benchè sia più rustico del limone, e i luoghi riparati dal vento.

Soprattutto attenzione ai venti freddi e alle gelate tardive che rovinano irreparabilmente i fiori e quindi non si ha la comparsa dei frutti.

Anche in clima mite è bene piantare gli aranci in un luogo riparato e se sono poche piante situarle in prossimità di un muro o di una siepe che fornirà loro riparo dal vento e dal freddo invernale.

Il periodo ottimale per eseguire l'impianto è marzo aprile in questo periodo le giovani piantine sono messe in condizioni di emettere subito con l'arrivo delle miti temperature primaverili nuove radici e nuovi germogli.

Se lo si effettua nel periodo autunnale ottobre novembre la giovane pianta non emetterà nuove radici per le temperature rigide e avrà la ripresa , dopo un periodo di stasi dato dal freddo invernale, nella primavera dell'anno dopo.

Il pericolo è che la pianta non formando il callo cicatrizzante sulle radici, che possono essere danneggiate o con ferite, nei mesi invernali sia con facilità soggetta ad infezioni radicali e fungine.

La temperatura ottimale per la sua crescita si aggira sui 25 30 gradi quella minima non deve scendere al di sotto dei 4 gradi.

Richiede terreno sciolto, fertile, leggermente acido arricchito con abbondante letame e ogni anno oltre all'apporto di letame è bene dare alle piante anche dei concimi minerali  a base di azoto e potassio specifici per gli agrumi.

L'arancio è pianta che sopporta bene la siccità ma se la si vuole vedere rigogliosa e avere un'abbondante allegagione dei frutticini occorre irrigare abbondantemente  da marzo ad ottobre avendo cura di lasciare asciugare bene il terreno fra un'annaffiatura e l'altra perchè è albero che teme i ristagni d'acqua.

Se si dispone di abbondante acqua è bene lasciare inerbito il frutteto e sfalciare l'erba tenendola sempre bassa per evitare che vi si annidino i parassiti.

Non fate lavorazioni profonde nel terreno dell'aranceto potete smuovere il terreno massimo 20 cm  in quanto le radici assorbenti si sviluppano negli strati superficiali del terreno stesso.

Le lavorazioni del suolo sono da evitare nel periodo di fioritura e in autunno inoltrato perchè possono avere ripercussioni sulla qualità del frutto e sull'allegagione di quest'ultimo.

 arancio in vaso notare la precocità
della fruttificazione
Per quanto riguarda la moltiplicazione si pratica l'innesto con marze di varietà pregiata.

Fra i principali portainnesti abbiamo l'arancio amaro che è il più diffuso per il suo vigore e la sua resistenza al freddo e produce una fruttificazione di buona qualità.

Teme i terreni argillosi e non ben drenati dove si indebolisce e cade preda di attacchi parassitari.

L'arancio trifogliato (poncirus trifogliata) è un altro portainnesto che ha un effetto nanizzante sulla chioma.

Resiste bene al freddo e ai parassiti e produce una abbondante fruttificazione di ottima qualità.

Non è adatto per terreni troppo calcarei  o salmastri

Anche questo è un portainnesto molto usato per l'arancio dolce.

Il citrange dà piante molto resistenti al freddo ma non è adatto se il terreno risulta argilloso.

Induce uno sviluppo della chioma medio vigoroso e una fruttificazione abbondante e di pregio.

Passando alla potatura è fra le operazioni colturali di maggiore importanza nella gestione dell'agrumeto perchè serve soprattutto per regolare la qualità del prodotto.

Considerando che l'arancio fruttifica sui rami dell'anno precedente la potatura per questa pianta deve essere leggera altrimenti reagirà emettendo numerosi rami che essendo giovani non porteranno frutta.

Per quanto riguarda la potatura di  formazione si cercherà di dare alla pianta una forma globosa, si elimineranno i succhioni e le eventuali ramificazioni eccessive cercando di abbassare l'altezza della pianta risparmiando i rami basali.

Anche la potatura di allevamento dev'essere contenuta ci si limiterà ad eliminare i rami secchi, rotti o attaccati da parassiti.

Vanno eliminati i polloni e i succhioni che sottraggono elementi nutritivi alla pianta stessa.

Inoltre tutte le parti della chioma devono poter beneficiare dell'aria e della luce quindi si elimineranno i rami che si intersecano e quelli interni troppo fitti.

L'epoca per potare questa pianta sempreverde è dopo la raccolta dei frutti che varia a seconda delle cultivar ma che in ogni caso è compresa  tra la tarda primavera e l'inizio dell'estate in quanto non è consigliabile potare gli aranci in inverno per il possibile verificarsi di abbassamenti di temperatura.

Non è opportuno potarla nei mesi di febbraio e marzo perchè in questo periodo si registra il maggior accumulo nei rami delle sostanze di riserva che serviranno alla pianta per fiorire abbondantemente e per trasformare successivamente i fiori in frutticini.

Consiglio di potare l'arancio annualmente sia perchè così la potatura risulta più leggera sia perchè potete meglio sorvegliare la pianta e togliere tempestivamente i rami rotti o malati.

Tuttavia per quest'albero va bene anche una potatura ad anni alterni.

 arancia tarocco
CENTINAIA DI VARIETA'

L'arancio è l'agrume più coltivato al mondo e non deve quindi stupire se vi sono centinaia di varietà.

Solo in Italia più di 20 varietà sono coltivate come frutta da tavola e almeno altrettante vengono allevate invece per farne spremute.

Queste varietà si dividono in due grandi gruppi a seconda del colore della loro polpa.: varietà bionde e varietà pigmentate.

Nelle varietà bionde abbiamo una polpa arancio chiaro e anche la buccia è  dello stesso colore mentre nelle varietà pigmentate la polpa è rossa per via di particolari pigmenti in essa contenuti gli antociani.

Le arance a polpa rossa si sviluppano pienamente solo in determinate zone dove vi sono elevate escursioni termiche fra la notte e il giorno e il clima è secco durante il periodo di formazione del colore del frutto che va da dal tardo autunno ad inizio inverno.

 arance di Sicilia Moro e Sanguinello
Caratteristiche queste che sono spiccate in determinate  luoghi della Sicilia specialmente nelle zone prospicienti Catania e Siracusa e in parte anche in quella di Enna, aree da sempre particolarmente adatte per la coltivazione di questo tipo di arancia anche perchè in queste aree il terreno risulta molto fertile grazie alla presenza dell'Etna.

In queste zone il contenuto di antociani delle arance pigmentate aumenta di molto e vi è anche un contenuto maggiore di vitamina C ciò è dovuto allo stress termico al quale vengono sottoposti i frutti nel delicato momento della loro colorazione.

Queste varietà di arance coltivate in ambiente non idoneo sviluppano poco queste loro caratteristiche o non le sviluppano affatto quindi per poterle possedere occorre avere questo clima particolare in un periodo ben definito.

Per questi motivi le Arance rosse di Sicilia si fregiano del marchio IGP usato per individuare le arance pigmentate a Indicazione Geografica Protetta (IGP) coltivate soltanto in zone delle provincie di Enna, Catania, Siracusa e Ragusa.

L'IGP Arancia Rossa di Sicilia è una garanzia di qualità in quanto la produzione deve sottostare a severi parametri in termini di pezzatura, tenore zuccherino, modalità e stato di conservazione.

Le tre varietà di arance rosse che possono fregiarsi del marchio sono: la varietà Tarocco, la varietà Moro e quella Sanguinella.

Incomincio a parlarvi dalla varietà Tarocco originaria dei primi del 900 nel territorio di Francoforte in
provincia di Ragusa.

E' attualmente la varietà più diffusa in Italia ed è molto popolare fra i consumatori.

Il suo calibrato mix fra acidità del frutto e tenore zuccherino ne fa un'arancia molto dolce e particolarmente ricercata.

E' una varietà pregiata la  sua polpa è striata di rosso e non ha semi.

E' adatta sia per il consumo da tavola, la pezzatura più grande, che per succhi e spremute la pezzatura più piccola.

La sua disponibilità sul mercato va da metà dicembre sino a maggio grazie alle sue numerose varietà e alle differenti condizioni climatiche dei luoghi di maturazione.

 arance moro
La varietà chiamata "Arancia Moro" è la varietà di arance rosse più recente infatti si è originata agli inizi del '900 da una mutazione nel territorio di Lentini in provincia di Siracusa.

E' particolarmente adatta per spremute e succhi perchè la sua polpa rossa, grazie alla grande presenza di antociani  è molto  sugosa.

Si tratta della varietà più pigmentata e quella dal gusto più intenso a piena maturazione ha un sapore particolare che ricorda il lampone.

Questa varietà è disponibile sul mercato dalla prima decade di dicembre sino a fine febbraio quindi l'epoca di maturazione è particolarmente precoce ed è la varietà di Arance Rosse di Sicilia che apre la stagione dell' esportazione.

I frutti migliori si raccolgono a gennaio ma possono rimanere sulla pianta sino a febbraio.

L'arancia varietà "Sanguinello" è stata scoperta in Spagna nel 1929.

La sua buccia è di colore arancio carico con  parti rosse, di pezzatura  medio piccola ha  la polpa di colore arancio con striature rosse, possiede pochi semi ed è la più adatta per spremute e succhi.

 cassetta arance sanguinello
La sua maturazione è medio tardiva inizia in febbraio ma il picco si ha in marzo aprile quando i frutti raggiungono le migliori caratteristiche organolettiche.

Queste arance quando maturano rimangono poco sulla pianta e vanno raccolte al giusto grado di maturazione.

Una derivazione di questa varietà coltivato soprattutto nella provincia di Catania da dove deriva è il "sanguinello moscato" chiamato così per il sapore della sua polpa particolarmente aromatico e fruttato che ricorda quello dell'uva moscato.

Rispetto al sanguinello comune i frutti hanno pezzatura un pò più grande e forma più allungata.

La sua buccia a maturazione assume lievi sfumature rosse meno accentuate di quelle che si trovano sulla buccia del sanguinello comune.

Queste sono le  principali varietà di arance rosse e tutte assumono la particolare colorazione rossa per la presenza degli antociani.

 arance varietà "Cara cara"
Vi sono altre varietà di arance più rare che pur essendo rosse devono la loro pigmentazione non agli antociani come le varietà che ho citato qui, ma al licopene che è la stessa sostanza che  colora la polpa dei pomodori.

Sono varietà americane come la varietà "Cara cara"  coltivata in California a bassa acidità con frutto particolarmente dolce disponibile da dicembre ad aprile.

La sua buccia è arancione ma all'interno la sua polpa è di un distinto arancio rosato e contiene non pochi semi.

Vi è poi l'altro grande gruppo di arance quelle che fanno capo alle varietà di arancio a polpa bionda che costituiscono il gruppo di varietà più diffuso al mondo.

Si distinguono in ombelicate e non, se possiedono o meno un secondo frutticino interno situato nella parte apicale del frutto che prende il nome di Navel o Ombelico.

Fra le tante varietà voglio ricordare Navelina e Valencia le due varietà che aprono e chiudono la  raccolta delle arance.

 varietà "Navelina"
Sono della varietà "arance bionde Navel" perchè al loro interno contengono un  piccolo frutticino.

 Hanno meno succo e sono molto adatte ad essere consumate fresche anche per la bassa acidità che esalta la dolcezza del succo e per questo motivo sono molto diffuse e vengono particolarmente apprezzate.

Navelina è una cultivar di origine californiana  è stata valorizzata in Spagna e da lì importata in Sicilia dove si è ottimamente ambientata.

L'albero è di  ridotte dimensioni ha buccia arancio chiara come il suo succo con frutti di pezzatura media che resistono a lungo sulla pianta.

Fiorisce ad aprile e matura frutti di forma sferica privi di semi con una produzione media per pianta che va dai 40 ai 60 kg.

La sua epoca di maturazione inizia ai primi di novembre per terminare nel mese di dicembre.

varietà "Valencia"
La "Valencia late" è la varietà di arance tardiva che ha la più grande diffusione a livello mondiale.

Questo è dovuto al fatto che questa varietà ha una grande adattabilità ai differenti luoghi inoltre il suo frutto è adatto sia per il consumo da tavola che per i succhi e le spremute.

Ha pezzatura media, buccia e polpa di colore arancio chiaro molto sugosa contiene pochissimi semi.

Come si è detto è la cultivar dalla maturazione più tardiva infatti matura da aprile in poi.

Un altra  ottima caratteristica varietà di arance bionde è la "Arancia Ovale" chiamata così per la caratteristica forma del suo frutto ovale appunto.

La buccia è di colore arancio chiaro, sottile e coriacea a polpa fine ricca di succo con pochissimi semi e di sapore dolce e gradevole.

 arancia "ovale"
Questa varietà fra quelle bionde è una delle più tardive come maturazione infatti matura tra marzo e aprile ed ha la caratteristica che il frutto resta sulla pianta sino a primavera senza guastarsi.

Ogni nazione negli areali dove è possibile coltivare questo agrume ha le sue varietà di arancia.

Io qui ho principalmente trattato quelle che si sviluppano in Sicilia e che fanno di questa isola uno dei maggiori produttori di arance rosse d'Europa.

Tuttavia per mostrarvi come l'arancio sia diffuso in tutto il globo voglio terminare parlandovi di una cultivar che non si è sviluppata in Italia e che da noi è poco coltivata ma molto frequentemente si  incontra in Brasile dov'è diffusa.

Si tratta della Newhall una varietà di arancia bionda Navel  che si è sviluppata per mutazione nel 1820 in un monastero del Brasile.

 arancia "Newhall"
E' una varietà a polpa bionda apirena, senza semi, caratterizzata come tutte le arance Navel dall'avere un frutto gemello piccolino chiamato Navel o Ombelico  posto sotto la buccia dalla parte opposta del picciolo dovuta ad una particolare conformazione del fiore.

La pianta è produttiva e vigorosa di medio sviluppo con tendenza a sviluppare rami verso il basso e ciò consente agevolmente di dare alla pianta stessa la forma a globo.

Il frutto è ovoidale o ellittico di grossa pezzatura con buccia di colore arancio carico di medio spessore che contiene una fine polpa di grande qualità e sapore.

La maturazione si compie fra novembre e marzo.

Questa ottima varietà ha triplice attitudine potendo essere impiegata come arancia da tavola, per succhi e spremute o trasformata in marmellate e liquori.

La sua buccia fine viene impiegata per la preparazione di canditi.

Molte sarebbero le varietà degne di nota ma non volendo appesantire eccessivamente questo post chiudo per il momento con questa riservandomi di riprendere in un secondo tempo questo interessante argomento.

Le varietà possono essere divise anche in base all'epoca di maturazione: da quelle precocissime che maturano a metà novembre a quelle molto tardive con una maturazione che arriva sino a maggio e oltre.

HA UNA LUNGA TRADIZIONE LA COLTIVAZIONE  DI QUESTO AGRUME IN VASO

L'arancio è stato un agrume che insieme al limone è sempre stato ambito dapprima solo dai signori e nobili del Rinascimento poi con l'800 e il 900 anche dalle classi che nobili non erano.

Ultimamente è divenuto una pianta ideale per decorare terrazzi e giardini in luoghi dove il clima per la sua rigidità non permette la coltivazione di questo agrume in piena terra tutto l'anno.

 copia conca originale usata al tempo
dei Medici
Al tempo dei Medici nella Firenze del 1600 famosa era la loro collezione di agrumi che comprendeva anche numerose varietà di aranci  allevati nelle famose conche toscane grandi vasi di terracotta decorati con motivi floreali, famosi ancor oggi quelli di Impruneta.

Se volete una conca come quelle che adornavano le ville medicee potete far capo a questo sito:-) www.fabbricaimpruneta.it

Le conche venivano trasferite nel periodo invernale al riparo dal gelo in locali dove la temperatura non scendeva sotto i 10 gradi chiamate arancere dove gli aranci svernavano in attesa di rivedere l'aria aperta nella bella stagione.

Desidero dirvi che la pianta dell'arancio è più resistente di quella del limone alle basse temperature.

Temperature sui 2 gradi sono tollerate mentre temperature sullo 0 gradi possono portare alla cascola delle arance ma non danneggiare irreparabilmente la pianta che invece muore se il termometro scende a   meno 6 meno 7 gradi.

Quindi in certe zone con inverni non troppo rigidi dell'Italia del Nord, vicino ai laghi ad esempio o in Toscana gli aranci vengono coltivati in piena terra al riparo di un muro e poi coperti nella brutta stagione con protezioni che consentono loro di passare l'inverno.

Se invece non abbiamo terreno o il nostro clima è troppo rigido per piantare questo agrume in piena terra un albero di arancio farà bella mostra di sè sul nostro terrazzo con i suoi frutti color dell'oro ma dovremo ricoverarlo in serra fredda nei periodi invernali.

Tale serra sia luminosa e riparata, la temperatura anche nei periodi più freddi è bene non scenda sotto i 10 gradi.

Non ricoverate la vostra pianta in appartamento in quanto gli agrumi e l'arancio non fa eccezione, mal sopportano l'aria secca e calda degli appartamenti.

In primavera munitevi di una capace conca di terracotta, non vanno bene quelle di plastica che surriscaldano eccessivamente il terreno e dopo aver  inserito dell'argilla espansa per un ottimo drenaggio, l'arancio non sopporta i ristagni d'acqua specie se è in vaso, travasate la pianta di arancio che avete acquistato in terreno sciolto, ricco e fertile, leggermente acido, nei consorzi e nei garden ben forniti vendono terreno già preparato per agrumi.

Il vaso nel quale lo travaserete deve essere largo circa 3 dita in più del contenitore nel quale vi è stata venduta la pianta questo perchè altrimenti mettendolo subito in un vaso grande la terra troppo distante dalle radici inacidisce e ammuffisce.

Con successivi travasi, nei primi anni uno all'anno, poi ogni due anni, adeguerete il vaso alla crescita della pianta.

La posizione del vaso è molto importante dev'essere al sole o per lo meno in posizione molto luminosa.

 Tenete presente che le variazioni termiche in modo che si abbia una crescita e una fruttificazione ottimale dell'arancio, variano dai 22 ai 32 gradi centigradi mentre sopra i 40 gradi la pianta soffre e ne risentono anche i frutti che prendono un  sapore non ottimale.

Per avere frutti zuccherini e saporiti il vostro arancio abbisogna non solo di queste temperature ma anche di una protezione dal vento che disturba la pianta con nocumento per la sua frutta.

Le innaffiature siano abbondanti ma non troppo frequenti aspettate che il terreno si asciughi bene fra l'una e l'altra in inverno innaffiare pochissimo e solo quando le giornate sono tiepide.

 arancio potato a spalliera
Gli aranci in vaso possono essere a forma libera ma anche educati a spalliera per un più accentuato effetto scenografico.

La potatura degli aranci a spalliera deve seguire ovviamente la forma già impostata dal vivaista con opportuni aggiustamenti e legature.

Per quelli allevati a forma libera la potatura,da farsi in primavera prima della ripresa vegetativa e quando le piante vengono spostate per essere portate fuori dal ricovero invernale, si limiti all'eliminazione dei rami secchi o malati, dei polloni che sono cresciuti ai piedi della pianta o di qualche succhione cresciuto lungo le branche principali riconoscibile per la sua forma lunga e dritta.

Per fare il travaso aspettate qualche tempo in modo che il vostro arancio abbia superato il disagio del trasloco fra la serra e l'aperto e poi potete travasarlo.

Avere una o più piante d'arancio in vaso sul vostro terrazzo dà a questo una elegante e raffinata personalità così come un tempo alla corte dei Medici a Firenze i numerosi aranci in vaso adornavano le corti delle ville più prestigiose.

CARATTERISTICHE DEL FRUTTO

L'arancia è un frutto invernale ricco di tantissime qualità utili per la nostra salute e bellezza in un periodo così freddo com'è quello dei mesi d'inverno.

La più importante proprietà dell'arancia è il suo alto contenuto di vitamina C se ne copre il fabbisogno giornaliero consumando solo 120 gr di arance.

Fra le varietà di arance è la cultivar "Tarocco" una arancia rossa che detiene il primato di contenuto della vitamina C ben 90 mg.

Non dimentichiamo che  questa vitamina ha anche un'azione preventiva nei riguardi dei tumori.

La vitamina C è importantissima per la nostra salute infatti ci protegge dai malanni del raffeddamento migliorando le difese del nostro sistema immunitario,aiuta a combattere i radicali liberi che sono fra i principali responsabili del nostro invecchiamento e contribuisce a mantenere giovane ed elastica la nostra pelle.

 arance rosse di Sicilia
L'arancia non contiene solo la vitamina C ma anche  la vitamina A e un vasto gruppo di vitamine che fanno tutte capo alle vitamine del gruppo B.

L'arancia svolge anche una potente funzione antinfiammatoria per merito di due altre sostanze che contiene: l'esperidina che migliora la salute dei vasi capillari e dei tessuti connettivi e gli antociani contenuti soprattutto nelle arance rosse e che svolgono funzioni antiossidanti e protettive nei riguardi dei tumori.

I bioflavonoidi assieme alla vitamina C contenuti nelle arance in misura elevata favoriscono il rafforzamento di ossa e denti, ma anche di cartilagini, tendini e legamenti.

Inoltre per l'alto contenuto di potassio abbinato a un basso contenuto di sodio contribuisce a contrastare l'ipertensione arteriosa.

Oltre al potassio l'arancia è ricca di minerali come il calcio, il fosforo, il ferro e il selenio così utili per il nostro organismo.

E' un frutto ipocalorico 100 gr di questo frutto apportano solo 34 calorie contiene pochissime proteine e grassi  è composta per l' 87% circa di acqua ed è adatta anche a chi fa dieta.

Non contiene molti zuccheri quindi è indicata per chi soffre di diabete.

Un vanto della coltivazione italiana o per essere più precisi siciliana è quella dell'Arancia Rossa di Sicilia non solo di altissima qualità ma un vero e proprio scrigno della salute.

Tarocco,Moro e Sanguinello contengono in misura molto maggiore delle altre arance sia la vitamina C che le antocianine responsabili del'arrossamento della polpa e del succo così benefiche per tutto il nostro organismo e si fregiano del marchio IGP che non viene concesso se non dopo accurati controlli.

Quindi se si vuole consumare arance Doc rivolgiamo la nostra attenzione a queste varietà cresciute  sui terreni vulcanici dell'Etna e maturate al sole della Sicilia.

FESTE IN ONORE DELL'ARANCIA ROSSA DI SICILIA

A Francofonte in Provincia di Siracusa nel mese di febbraio primi di marzo iniziano le numerose feste che in Sicilia hanno come protagoniste le arance siciliane soprattutto quelle rosse.

Francofonte fin dal 1850 ha basato  la sua economia essenzialmente sul settore agrumicolo ma molto prima di quella data si sono trovati dei reperti che attestano come questa zona sin dall'antichità è stata vocata alla coltivazione di questo agrume.

 tarocco di Lentini
L'arancia di Francofonte può fregiarsi sin dal 1997 del marchio di origine IGP.

A Francofonte si celebra il Tarocco varietà protagonista di questi luoghi, dove in una intensa due giorni si potrà degustare sia fresca che lavorata questa varietà di arancia in molti tipici prodotti e con tutti i suoi possibili abbinamenti culinari.

Il ruolo preponderante di questa arancia rossa è in pasticceria e qui nel triangolo di paesi che formano un vero e proprio distretto delle arance e che vivono di questo frutto,oltre a Francofonte abbiamo i paesi di Lentini, di Carlentini e Scordia, risulta un ingrediente immancabile in quasi tutte le preparazioni dolciarie locali.

Gli stands si svolgono lungo tutto il corso principale del paese e costituiscono una irresistibile tentazione non solo per il profumo e il gusto del Tarocco ma anche per i numerosi prodotti alcuni dei quali specialità solo di queste zone come i fichi d 'india essiccati.

Di fronte a tante insolite preparazioni non si può far a meno di venire per una visita.

Altra sagra  in onore di questo frutto così gustoso e utile si svolge verso il 10 aprile a Scillato un paesino non lontano da Palermo situato nel Parco delle Madonie.

 arancia bionda di Scillato
In questa zona non si produce solo un'ottima arancia rossa della varietà "Sanguinello" ma anche una cultivar bionda ombelicata cioè come ho già spiegato munita di un piccolo fruttino al suo interno, che appartiene ai generi Navelate, Nareline e Washington  Navel ma che per le particolari caratteristiche pedoclimatiche della zona ha assunto caratteri peculiari che le hanno valso il nome di "arance bionde di Scillato"

La presenza di abbondanti sorgenti e la zona collinare hanno permesso una crescita rigogliosa e un ritardo della maturazione che fanno della coltivazione degli aranci il volano dell'economia locale.

Durante la festa vengono organizzate gite per far conoscere un territorio incontaminato e che offre così tante bellezze naturali come il Parco delle Madonie con i suoi 14 mulini e le sue ricche sorgenti di acqua e poi naturalmente i rigogliosi aranceti con i loro profumati frutti veri protagonisti della festa.
 
 torta sagra di Scillato
Le arance vengono cucinate nelle maniere più svariate torte, crostate, bignè e altri piatti locali fanno bella mostra di sè nelle bancarelle e tutti  hanno come protagonista questo importante frutto locale.

Naturalmente sono offerte anche fresche per poter godere di tutto il loro profumato aroma e impareggiabile gusto.

La bellezza di questo antico borgo medioevale  situato a circa 220 metri s.l.m. con alle spalle tre delle più spettacolari vette delle Madonie e il gusto e le particolari caratteristiche delle sue arance le degnamente festeggiate, valgono bene una visita anche se non si è proprio del posto.

L'ultima sagra che voglio citare ma altre ve ne sono e vi invito a cercarle e a parteciparvi, è quella che si svolge a Gualtieri Sicaminò in provincia di Messina un paese creato dall'unificazione di due feudi indipendenti i Sicaminò e i Gualtieri che si trova nell'entroterra del golfo di Milazzo immerso nel verde degli uliveti e degli aranceti.

 arance Gualtieri Sicaminò
Non poteva quindi  mancare in un territorio come questo così adatto alla coltivazione dell'arancia una sagra che celebrasse la bellezza, la versatilità e la bontà di questo frutto, che si svolge ogni terza domenica di maggio.

Un'occasione per gustare questo  agrume caratteristico della zona sia fresco che lavorato.
  
La festa viene allietata da spettacoli musicali e folcloristici ed è una vera e propria passerella che consente agli artigiani e agli artisti locali di esporre nei numerosi stands allestiti allo scopo, le loro opere.

Non posso passare sotto silenzio un raro prodotto che deriva non dal frutto dell'albero delle arance ma dal suo fiore: sto parlando del miele di zagara d'arancio prodotto in Sicilia nella zona degli aranceti.

Questo miele di colore chiaro e dal profumo intenso che ricorda quello del fiore dal quale deriva ha proprietà sedative ed è utile nei casi di insonnia e palpitazioni.

 miele di zagara
Insuperabile con i formaggi stagionati: fidatevi di me che l'ho assaggiato:-)

Parlando di tutte queste gustosità mi si è risvegliato l'appetito quindi voglio postarvi una gustosa ricettina.

Di ricette su questo frutto ve ne sono davvero tantissime sia dolci che salate.

Siccome siamo in periodo di festività per una volta voglio proporvi un dolce un pò insolito che spero piaccia a voi così come è piaciuto a me.

ARANCE RIPIENE

Ingredienti per  quattro persone

2 arance di coltivazione biologica

zucchero di canna 1 cucchiaio raso (qui va un pò a piacere a seconda che la vogliate più o meno dolce provate)

30 gr di canditi misti

Tagliate in due le arance spremetele facendo attenzione a non rovinare la loro buccia e svuotate    accuratamente le calotte lasciando solo la buccia arancione senza il bianco.

Mettete le calotte così pulite in frigo per almeno mezz'ora.

Nel frattempo unite il succo delle arance con la ricotta e lo zucchero precedentemente amalgamati.

Versatelo adagio mescolando bene perchè il composto non deve risultare troppo liquido e a questo punto aggiungete i canditi amalgamandoli bene al tutto.

Quando ha raggiunto la giusta consistenza riempite le calotte precedentemente svuotate con questa crema e mettetele in frigo.

Tiratele fuori dal frigo poco prima di portarle in tavola.

Se volete una crema di ricotta con gusto più deciso adoperate succo di arance rosse se invece vi piace più chiara e con gusto meno intenso prendete le arance bionde.

Vedrete che una volta gustata nè voi nè i vostri ospiti dimenticheranno questa semplice ma sfiziosa ricettina.

Anche a me è venuto appetito vado a  farmi una spremuta di arance e quindi non mi resta che augurare a tutti voi

BUON APPETITO

domenica 18 dicembre 2011

PIANTE DA FRUTTO rare

NEL GELO DELL'INVERNO CORAGGIOSAMENTE FIORISCE


Dicembre è nebbioso e umido gli alberi da frutto hanno perso le foglie e dormono in attesa del tepore primaverile che li risveglierà.

Eppure c'è una pianta da frutto così coraggiosa da fiorire in questo periodo freddo dove tutto riposa.

E' un alberello sempreverde che viene dal lontano Giappone dove è coltivato da oltre mille anni è il nespolo del Giappone.
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Si chiama del Giappone in quanto le prime piante importate provenivano da quel paese e nespolo perchè i suoi frutti simili come forma e colore a quelli dell'albicocco come sapore assomigliano  a quelli del  nespolo comune.

Appartiene alla famiglia delle Rosaceae e il suo nome scientifico è Eriobotrya Japonica.

Eriobotrya significa grappolo peloso alludendo alla pelosità dei fiori e dei frutti immaturi che costituisce una protezione contro il freddo invernale.

Coltivato in zone a clima freddo come alberello ornamentale viene piantato come albero da frutto in luoghi che d'inverno non sono sottoposti a gelate.

SONO CINESI LE SUE ORIGINI

Si ritiene che sia originario della Cina orientale dove ancor oggi si trovano diverse sue varietà selvatiche a piccolo frutto e che sia stato in tempi remoti importato in Giappone dove ne sono state selezionate varietà a frutto più grosso e più pregiato.

Il primo esemplare che arrivò in Europa fu piantato nel giardino Botanico di Parigi nel 1784 mentre altri esemplari raggiunsero Londra nel 1787 e furono sistemati ai Kew Gardens da qui a poco a poco si diffuse in tutti i paesi del Mediterraneo specialmente in Spagna.

Raggiunse l'Italia nel 1812 dove fu piantato nell'Orto Botanico di Napoli come pianta ornamentale.

Alla fine dell'800 fu importato  in America dove si naturalizzò bene ed è attualmente coltivato principalmente in California, Florida, Brasile ed Argentina.

Viene intensamente coltivato in Cina e Giappone ma anche in Spagna dove c'è una città Valencia che è leader nella produzione delle nespole.

 nespole varietà gialla
In Italia  è diffuso come pianta da frutto solo in determinate zone che consentono la sua fruttificazione a causa del clima caldo.

La sua produzione si concentra in Sicilia soprattutto nella provincia di Palermo dove ne esistono numerosi frutteti specializzati specialmente vicino a Trabia.

I frutti di questa esotica pianta simboleggiano "l'imbarazzo" forse perchè a causa della loro primizia in un periodo  ancora avaro di frutta fresca oppure per la loro bontà, si rimane imbarazzati se consumarli al momento oppure serbarli per farne confetture o ancora utilizzarli per un caratteristico liquore.

DESCRIZIONE DI QUESTA PIANTA SEMPREVERDE

Il nespolo del Giappone è un alberello sempreverde che può raggiungere un'altezza massima di otto  metri con chioma  naturalmente globosa e che può vivere oltre i 30 anni di età.

Le sue foglie sono grandi, spesse,ellittiche, appuntite e molto decorative di colore verde scuro.

Essendo  l'albero sempreverde vi è un  rinnovo parziale e  le foglie durano circa tre anni.

 Questa pianta ha un tronco dritto con corteccia di color scuro e apparato radicale molto espanso con un'elevata capacità di penetrazione tuttavia  le sue radici sono superficiali  e poco tollera lavorazioni del terreno con mezzi meccanici che agiscono in profondità.

All'inizio di novembre produce all'apice dei rami dell'anno precedente infiorescenze costituite da piccoli fiori a stella di colore bianco rosato raggruppati in pannocchie e intensamente profumati con un profumo molto gradito alle api.

Siccome nel periodo invernale possono scarseggiare gli insetti pronubi a causa del clima più rigido la fioritura del nespolo del Giappone è una delle più lunghe.

 Molte varietà portano fiori autosterili basta una sola pianta per avere una buona fruttificazione ma occorre l'impollinazione per opera delle api o di altri insetti pronubi.

La  sua fioritura è scalare, nell'Italia Settentrionale dove la pianta è coltivata per la sua bellezza ornamentale ma non fruttifica perchè i suoi fiori se non protetti vengono distrutti dal gelo, inizia a fine ottobre e si protrae per tutto novembre dicembre.

Nelle zone insulari, dove il nespolo del Giappone viene coltivato come pianta da frutto la fioritura inizia a fine settembre e a seconda delle varietà si protrae sino a dicembre gennaio per le cultivar più tardive.
 frutticini immaturi del nespolo del Giappone

I fiori lasciano il posto a piccoli frutticini che maturano lentamente durante l'inverno per essere pronti al consumo nei primi mesi di primavera.

Il frutto può avere una forma sferica, ovoidale o piriforme ha buccia sottile di colore giallo o arancione con polpa di color bianco crema o tendente all'arancio dolce e aromatica.

Ogni pianta produce circa una  trentina di kg di frutta.

I semi sono grossi con buccia bruna riuniti al centro del frutto dove ve  ne possono essere da uno a cinque.

I semi, se si vuole riprodurre la pianta del nespolo dal seme, devono essere seminati appena tolti dal frutto perchè disidratandosi perdono la loro germinabilità.

Questo albero entra in produzione dopo 4 o 5 anni ma se la pianta non è stata innestata e quindi è nata da seme è più lungo il periodo di entrata in fruttificazione.

Il fatto che la frutta di questo fruttifero maturi all'apice dei rami e che l'albero assuma un portamento tondeggiante rende problematica la raccolta quindi con una serie di potature si mira al raccorciamento dei rami e alla conseguente diminuzione in altezza  del nespolo del Giappone.

Una certa parte dei rami che hanno già fruttificato viene eliminata per favorire l'emissione di nuovi rami che daranno frutta l'anno dopo e si eliminano anche i rami secchi e danneggiati.

In alcuni frutteti da reddito si preferisce coltivare le piante a spalliera per favorire la raccolta.

 varietà di nespola piriforme gialla
L'epoca per effettuare la potatura si situa subito dopo la raccolta in primavera nei diversi mesi in cui maturano le sue varietà.

 L'epoca di maturazione nelle regioni meridionali e in Sicilia cade da marzo a giugno ed è questa una delle caratteristiche  più favorevoli per quanto riguarda questa pianta perchè la sua frutta matura in un periodo avaro di frutta fresca ed è una primizia molto ricercata.

ESIGENZE AMBIENTALI E DI COLTIVAZIONE

Per quanto riguarda il clima la pianta del nespolo del Giappone resiste anche a temperature di qualche grado sotto lo 0 ma durante la sua fioritura  se temperature rigide si protraggono per più giorni danneggiano i fiori e impediscono la formazione dei frutticini.

Come pianta da frutto predilige un clima temperato caldo quindi il suo areale è uguale a quello dove in piena terra si coltivano i limoni,  temperature calde che in inverno non scendano sotto i 10 gradi.

Gravi danni possono verificarsi nel periodo della fruttificazione a causa di forti venti di scirocco  frequenti se il nespoleto è situato non lontano dal mare.

In questo caso è necessario proteggerlo con un buon sistema di reti anti vento.

nespolo del Giappone sotto la neve 
Attenzione anche al carico nevoso se questa pianta è collocata in clima rigido in quanto possedendo le foglie avvengono facilmente rotture di rami e danni alla pianta stessa.

E'  un albero rustico per quanto riguarda il terreno.

Se è vero che predilige terreni di medio impasto ben drenati e leggermente acidi, si sviluppa abbastanza bene anche su terreni argillosi e calcarei ma in quest'ultimo caso  soffre se innestato sul  cotogno.

Attenzione all'asfissia radicale inoltre questo fruttifero poco sopporta la salinità specie se è innestato sul cotogno.

Nei frutteti specializzati viene innestato sul cotogno o sul Franco e il sesto d'impianto, cioè la distanza alla quale vengono piantati i fruttiferi varia è 4 x 4 nel caso del cotogno e 5 x 5 nel caso del Franco.

Importante è l'irrigazione che non deve mancare specialmente per quelle cultivar che maturano la frutta tardivamente a maggio o a giugno.

Per quanto riguarda la concimazione, concimare una volta l'anno con abbondante apporto di letame maturo e con  minerali come il fosforo e il potassio  che devono  essere  aggiunti per aver frutta grossa e saporita.

 racemo floreale del nespolo del Giappone
Un'altra pratica necessaria per avere frutta di grossa pezzatura è il diradamento dei frutticini che avviene   quando questi sono poco più grandi di una nocciola.

Occorre fare in modo di avere una sola pannocchia di fiori per ramo, quelle laterali vanno eliminate in autunno prima dell'apertura dei fiori, e al massimo 4 o 5 frutticini per pannocchia scelti fra i più grandi.

Il frutto del nespolo del Giappone è delicato si ammacca con facilità e quindi occorre fare molta attenzione al momento della raccolta inoltre è poco serbevole.

Queste due caratteristiche hanno fortemente condizionato l'espansione di questa coltura spesso limitandola ad un consumo locale dei frutti.

 SICILIANE  E GIAPPONESI SONO LE VARIETA' ITALIANE


Tanaka è una varietà largamente coltivata anche in Giappone.

L'albero è vigoroso e molto produttivo uno dei migliori nespoli giapponesi

Il frutto ha una forma arrotondata e pesa circa 60 gr. la sua buccia è di un colore arancio tendente al giallo con polpa arancione compatta, aromatica, leggermente acidula e di gusto eccellente matura a fine maggio inizi di giugno.

In Italia le varietà del nespolo del Giappone sono distinte in due  categorie: cultivar vaniglia e cultivar a frutto sub-acido.

Le cultivar vaniglia hanno gusto più dolce ma una scarsa serbevolezza e maneggevolezza che ne limita la commercializzazione mentre le cultivar a frutto sub acido sono meno dolci.

L' impianto intensivo dei nespoleti si ha nella zona di Trabia vicino a Palermo dove vengono coltivate  delle cultivar particolarmente adattate alle caratteristiche pedoclimatiche della zona.


 nespolone di Trabia
Nespolone di Trabia è una delle migliori varietà che si è affermata come pianta sostitutiva del limone nella costiera palermitana da un punto di vista commerciale.

E' caratterizzata dall'avere frutto grosso di colore giallo arancio con polpa consistente leggermente acida anche se è completamente matura.

La sua buccia è spessa e presenta uno o due semi al suo interno, la sua maturazione è medio tardiva.
E' una delle più apprezzate varietà perchè è abbastanza resistente a manipolazioni e trasporti.


Nespola rossa è una varietà molto produttiva la più antica coltivata nella zona di Trabia.

Ha frutto medio piccolo, tondeggiante, di colore arancio intenso.

La buccia è di medio spessore, la sua polpa è molto dolce e all'interno contiene due grossi semi.

La sua maturazione avviene verso metà aprile ed è mediamente resistente a manipolazioni e trasporti.

 Nespola gigante di Calatabiano
 Nel territorio di Calatabiano paese in provincia di Catania si è sviluppata una particolare varietà di nespola del Giappone chiamata "Nespola gigante di Calatabiano" che si differenzia  dalle altre per la maggiore pezzatura del frutto, sino a 100 gr, per la forma allungata, per il colore della buccia giallo albicocca e la polpa gialla, tenera, succosa, leggermente acidula ma molto aromatica davvero di gusto eccellente.

L'albero è vigoroso e molto produttivo.

Si ha notizia che questa particolare varietà si è sviluppata da seme e che grazie alle particolari condizioni pedoclimatiche del territorio si è formata questa  cultivar che porta frutti di eccezionale valore commerciale essendo più grandi, con più polpa, con meno semi e con un gusto più accentuato rispetto alle altre varietà.

Questa particolare varietà matura i suoi frutti fra la prima decade di aprile e gli ultimi giorni di maggio.

Purtroppo essendo un prodotto di nicchia la sua diffusione è solo locale ma meriterebbe di essere più diffuso per la sua pezzatura e la sua bontà.

 nespole a frutto piccolo
Queste sono solo alcune delle numerose varietà di questa bella pianta.

Se abitate in un luogo dove sono coltivati dei nespoli del Giappone chiedete a un vivaista della vostra zona quali sono le varietà del posto per comprare una varietà già adattata alle caratteristiche pedoclimatiche della vostra zona.

Altrimenti se così non è potete scegliere quella che più vi aggrada fra  le cultivar che vi ho  indicato e trovatala metterla a dimora nel vostro giardino o in un capiente vaso dove vi allieterà sia per la sua bellezza ornamentale che per il profumo della sua fioritura e anche per la bontà della sua frutta.

COME COLTIVARLO ANCHE IN VASO PER AVERE UNA BELLA E RIGOGLIOSA PIANTA


Se volete avere nel vostro giardino una bella pianta  di nespolo del Giappone potete agire seminando in primavera in un vaso dei semi freschi che presto germineranno.

Dovrete tenerli in vaso per almeno un anno perchè si rafforzino poi potete piantarli in piena terra.

Piantateli  in un posto riparato contro un muro ad esempio, se siete in un luogo dove la temperatura invernale scende di parecchi gradi e vi potrete godere un bell'alberello sempreverde con una profumata fioritura in un periodo com'è quello invernale dove quasi tutti gli altri alberi sono spogli e non vi  sono fiori.

 nespolo del Giappone in vaso
Se avrete la pazienza di aspettare 4 o 5 anni la vostra piantina di nespolo inizierà a fiorire e se il clima dove è sistemata  d'inverno è mite  vi regalerà la sua gustosa frutta.

Se volete però una determinata varietà sarà necessario innestare la vostra pianta con una marza della varietà prescelta.

Tuttavia anche le piante nate da seme danno frutta che è più piccola delle varietà innestate ma è più aromatica e saporita.

Il nespolo del Giappone per le sue dimensioni contenute è pianta adatta alla coltivazione in vaso.

Inoltre coltivandola in vaso in un clima rigido avete la possibilità di ripararla meglio quando è in fioritura e quindi di salvare la fruttificazione.

Non è pianta da appartamento ma sverna molto bene in serra fredda come i limoni e se la ricovererete  in un luogo ben luminoso dove la temperatura non scenda al di sotto dei 10 gradi all'inizio della primavera potrete gustare i suoi aromatici frutti.

Occorre un vaso grande, meglio se è una conca come quelle che si impiegano per  piantare i limoni, il terreno sia sciolto fertile e leggermente acido, raccomando poi di curare il drenaggio del vaso.

Le irrigazioni non devono mancare nella stagione calda.

Concimatela in primavera, potatela molto poco togliete  i rami danneggiati e qualche ramo che infittisce troppo la chioma.

Se sarete solerti a eseguire queste semplici regole avrete un alberello  molto ornamentale che vi regalerà la sua ombra e con qualche accorgimento anche la sua frutta.

CARATTERISTICHE DEL FRUTTO

Per prima cosa desidero dirvi che per gustare al meglio i frutti del nespolo del Giappone occorre siano completamente maturi altrimenti risultano aspri e allappano cioè lasciano uno sgradevole sapore di aspro in bocca a causa dei tannini che ancora contengono.

Per accertarsi della avvenuta completa maturazione osservate bene la buccia delle nespole devono essere presenti piccole macchioline più scure e leggere ammaccature che attestano l'avvenuta completa maturazione.

Questi frutti sono così delicati che è necessario raccoglierli a mano ad uno ad uno e conservarli senza che prendano colpi e ammaccature che ne pregiudicherebbero il valore.

La raccolta nei nespoleti da resa in Sicilia viene fatta da personale specializzato che  salendo anche su scale si dedica alla raccolta mettendo poi i frutti in apposite ceste perchè vengano meglio conservati.

Possiamo dire che la nespola è un frutto biologico ingrossandosi durante l'inverno e  maturando a primavera non abbisogna di troppi trattamenti quindi è un frutto sano.

I trattamenti contro la ticchiolatura a cui purtroppo è soggetta la pianta del nespolo si eseguono in inverno prima della maturazione dei frutti.

La nespola contiene molta acqua e fibre sono presenti anche le vitamine B e C in discreta dose.

Questo frutto ha anche  buone quantità di sali minerali cioè fosforo, potassio, magnesio e calcio.

La nespola del Giappone è adatta a chi fa dieta infatti 100 grammi di polpa apportano solo 47 calorie.

 E' un frutto dissetante, digeribile e ha anche un leggero effetto lassativo.

Secondo la tradizione popolare la nespola ben matura svolge un'azione diuretica e depurativa.

SAGRE IN ONORE DELLA NESPOLA DEL GIAPPONE

Sono due le manifestazioni che celebrano questo frutto e tutte e due si trovano in Sicilia.

Da diversi decenni le amministrazioni comunali di Calatabiano organizzano una manifestazione per la valorizzazione di una particolare varietà di nespola del Giappone " la nespola gigante di Calatabiano" che si coltiva solo in quella zona.

La "Sagra delle Nespole" si svolge nella seconda domenica di maggio e non solo viene valorizzata questa particolare cultivar di nespola ma è un momento di valorizzazione del settore agricolo e artigianale di tutta la zona.

Lo scopo principale di questa manifestazione tuttavia è la valorizzazione di questa particolare varietà di nespola sia come prodotto fresco che come utilizzo in campo alimentare dalla marmellata al liquore il famoso "Nespolino", dal gelato alla crostata  prodotta con questi frutti.

La seconda manifestazione in onore di un'altra varietà di nespole si svolge sempre in Sicilia nel paese di Trabia e cade a metà del mese di maggio.

E' la sagra in onore della nespola di Trabia un'antica cultivar della zona estesamente coltivata in quanto il territorio di Trabia è ricco di acqua e ciò ha permesso lo sviluppo dei nespoleti.

Trabia si trova lungo la fascia litorale ad est del comune di Palermo sopra un rigoglioso colle che si affaccia sul mare ed è circondata dai nespoleti essendo tra i primi produttori nazionali con un suo proprio marchio "Nespola! Esclamazione di Trabia" che non viene apposto se non dopo severi controlli.

 nespolo in fiore
Durante questa manifestazione si esibiscono gruppi folcloristici siciliani mentre i giovani del paese sfilano con i costumi tradizionali.

Naturalmente non mancano numerosi stend che offrono prodotti tipici locali a base del festeggiato frutto.

Alla fine della manifestazione vengono distribuite nespole fresche perchè tutti assaggiandole possano
 rendersi conto della bontà di questa particolare varietà di nespole.

UN MIELE RARO E POCO CONOSCIUTO

Non posso passare sotto silenzio un'altro ottimo e raro prodotto di nicchia che ha come protagonista l'albero del nespolo del Giappone o per essere più precisa il nettare dei suoi profumati fiori.

Infatti dalla fioritura del nespolo del Giappone si ricava un miele particolare raro e molto pregiato che  prende il nome di "miele di nespolo del Giappone" .

Solo in Sicilia e particolarmente nella zona di Trabia e di Calatabiano dove le piante di nespolo sono numerose può essere raccolto questo miele che a differenza degli altri mieli le api creano nel periodo invernale andando a bottinare le piante di nespolo in fiore.

La quantità è limitata e dipende molto dall'andamento climatico infatti nei periodi di tempo incerto o di forte vento le api non possono operare.

Si tratta di un miele di innegabile pregio per le sue caratteristiche organolettiche particolari  il suo colore va da quasi incolore ad ambra chiaro quando è liquido, da bianco perlaceo a beige chiaro quando è cristallizzato.

Il suo sapore ha una particolare dolcezza con un retrogusto leggermente amarognolo.

 miele di nespolo
Ma è caratteristico soprattutto per il suo unico inconfondibile profumo.

Descrivervi questo intenso delicato ma nello stesso tempo persistente aroma non è cosa da poco il profumo va annusato non letto tuttavia proverò a darvene un'idea.

Immaginatevi un  aroma dolce che naturalmente ricorda il profumo del fiore del nespolo ma richiama anche alcuni profumi dolci che si riscontrano in certi fini saponi da toilette e ricorda anche il profumo di mandorla amara.

Se ne volete saper di più non vi resta che trovare, acquistare, aprire ed annusare un vasetto di miele di nespole del Giappone.

Vi voglio avvertire che non è  affatto facile questa operazione di scovare e di riuscire a comprare questo raro miele.

Infatti si tratta di una fra le prelibatezze italiane più apprezzate dai facoltosi giapponesi tanto che i commercianti nipponici da anni per accontentare i loro più facoltosi ed esigenti clienti sbarcano in Sicilia e opzionano il raccolto di questo miele unico e prezioso.

Ma si sa che solo le persone determinate e tenaci raggiungono i più difficili traguardi com'è quello di assaggiare questa golosità unica.

Io che ho avuto la fortuna di assaggiarla e di odorarla da una cara amica siciliana la ricercherò   impaziente di risentire nelle mie narici il suo caratteristico aroma e nella mia bocca il suo gusto impareggiabile.

Pazienza se il suo prezzo non sarà proprio popolare a una tale squisitezza non si resiste.

A proposito di cibo ecco a voi la ricetta che ha per protagonista la nespola del Giappone.

 MACEDONIA GRAN FESTA DI NESPOLE CILIEGIE E FRAGOLE

Ingredienti per due persone

4 nespole del Giappone

150 gr di ciliegie

100 gr fragole

Succo di albicocca

una spruzzatina di limone

Maraschino o Grand Marnier (a piacere)

Lavate e pulite bene tutta la frutta levando i piccioli se ve ne fossero.

Prendete un capace contenitore di vetro che conterrà la vostra macedonia.

Tagliate in due le nespole, levate loro i grossi semi interni e tagliatele a pezzettini.

Inseritele nel recipiente di vetro dove avrete aggiunto qualche goccia di limone per non farle annerire e mescolatele bene col succo del limone.

Togliete i noccioli alle ciliegie e poi aggiungetele tagliate in due alle nespole.

 Per ultimo aggiungete divise in pezzi piuttosto grossi le fragole.

Versate sopra la frutta dell'abbondante succo di albicocca mescolate accuratamente e mettete in frigo per   almeno una mezz'oretta prima di servire in tavola.

 Nespolo del Giappone fra i trulli
Prima di portare in tavola si può aggiungere per chi piace, una spruzzata di Maraschino o Grand Marnier.

Esistono poche macedonie più dissetanti e fresche di questa vedrete che anche i vostri commensali ve lo confermeranno.

La descrizione di questa coraggiosa pianta che fiorisce sfidando il  freddo invernale è terminata

La gustosa ricettina che sempre chiude questa mia informale chiacchierata è stata aggiunta.

Di tutto cuore non mi resta che augurarvi

                                                                                  BUON APPETITO