UN'AROMATICA DAL PROFUMO DOLCE E DELICATO CHE VIVE BENE ANCHE IN
APPARTAMENTO
Le giornate si stanno accorciando l'estate lascia il posto all'autunno e noi diamo l'addio alle nostre amate vacanze.
Rimane il ricordo del mare, del sole, del verde della campagna, della natura di cui abbiamo così tanta nostalgia qui nel nostro appartamento di città.
Eppure un pezzettino di natura selvatica possiamo farla rivivere fra le nostre mura cittadine.
Cerchiamo e compriamo una piantina di timo non difficile da trovare a volte viene venduta anche nei supermercati portiamola a casa e avremo un'aromatica versatile e robusta che ci servirà per insaporire moltissime pietanze.
Il timo appartiene alla famiglia delle Lamiacee e tutte le specie di timo fanno parte del genere Thymus che comprende una diecina di specie originarie dell'area mediterranea dall'Africa settentrionale alla Spagna alla Turchia.
In Italia allo stato spontaneo son presenti quattro varietà di timo ma quello che viene venduto è la varietà ortiva quella coltivata.
ORIGINI ANTICHE
E' una pianta aromatica nota dalla più remota antichità sia per le sue qualità medicinali che culinarie.
Già i Sumeri e gli antichi Egizi la usavano nell'imbalsamazione dei loro morti 4.000 anni fa, i Greci lodavano il miele che le api ricavavano dai fiori di questa pianta e lo consideravano una vera prelibatezza e vi insaporivano anche il vino che bevevano prima dei banchetti.
Il nome Thymus ha origine etimologica da una parola greca thymòs che indicava il respiro e in senso lato il cuore sede del coraggio, del vigore e della passione a tali sentimenti i greci associavano il profumo del timo che per questo motivo veniva bruciato durante le funzioni religiose.
I soldati romani bevevano tisane di timo e si cospargevano il corpo con acqua e timo perchè credevano che questa pianta infondesse coraggio e forza fisica.
Lo cita Plinio studioso romano nel I° secolo d. C. "cominciano a fiorire il timo e l'uva, alimento principale delle arnie" " ( il timo) fiorisce intorno ai solstizi allora anche le api lo colgono per preparare il miele quando esso fiorisce abbondantemente gli apicultori sperano in un buon guadagno"
La presenza del timo per aromatizzare i piatti della cucina romana antica è confermata da Apicio che lo cita in numerose sue ricette.
Nel Medioevo le dame ricamavano sulle insegne dei cavalieri delle api intente a visitare dei rametti o dei fiori di timo come segno di buon auspicio.
In quell'epoca rametti di timo venivano messi sotto il cuscino perchè si credeva che allontanassero gli incubi.
Era impiegato come aromatizzante delle zuppe e delle minestre in quei secoli medioevali e tale pratica si è conservata sino ai nostri giorni.
Nel Rinascimento veniva usato cotto nel vino per curare le infezioni della vescica e come potente vermifugo intestinale.
PROPRIETA' DEL TIMO
Le sue proprietà son molte e legate alla presenza nella pianta di un particolare fenolo:il timolo che è un potente antisettico e vermifugo.
E' efficace contro le infezioni delle vie urinarie e le infiammazioni dell'apparato respiratorio ottimo rimedio contro tosse, asma e raffreddore per le sue proprietà balsamiche e fluidificanti.
Una tisana di timo è utile in caso di tosse e raffreddore ma prima consultate sempre il medico.
E' anche un ottimo digestivo che viene usato per insaporire e rendere più digeribili le carni e consente di digerire meglio i loro grassi.
Ecco quindi che averlo in casa è assai utile nonchè gradevole per il suo caratteristico profumo.
SUA DESCRIZIONE
Il timo è un piccolo arbusto perenne che forma cespuglietti compatti di 40 cm di altezza con foglie piccole che hanno una forma di lancia la loro colorazione può essere verde grigia o grigia argentea.
La fioritura avviene fra maggio e giugno con piccoli fiorellini rosati o bianchi riuniti in spighe il loro intenso profumo attira le api e gli altri insetti per l'impollinazione.
La piantina di timo viene venduta in un piccolo vasetto di plastica.
Rinvasatela in un vaso di terracotta non troppo capiente per rispettare il suo precedente contenitore in quanto è buona norma non rinvasare mai nessuna pianta in un vaso più ampio di 10-15 cm dal precedente.
Questo perchè non potendo le radici usufruire di tutto il terreno del vaso per lungo tempo questo tratterrebbe troppo l'umidità delle innaffiature diventando umido e acido e facendo così soffrire la pianta.
La terra per il rinvaso non sceglietela troppo ricca, il timo da buona aromatica vuole terreni leggeri sabbiosi e non troppo grassi l'importante è che il terreno non trattenga l'umidità e che il drenaggio sia molto buono curatelo particolarmente mettendo sul fondo del vaso una generosa manciata di ghiaino o di argilla espansa che potrete trovare nei garden.
Appena rinvasata annaffiatela generosamente per favorire la ripresa e attenuare il trauma del trapianto.
Appena si è ambientata che le annaffiature siano scarse e solo quando il terreno risulta completamente asciutto.
Ponetela vicino ad altre piante ma in una posizione molto luminosa perchè il timo è pianta che ama il caldo e il sole.
Siate avari di concime il timo per sprigionare al meglio il suo aroma non ama essere concimato solo alla ripresa primaverile interrate del concime organico nel terreno della pianta.
E' sensibile ai freddi intensi e prolungati e se fosse fuori dovrebbe essere protetto con un velo di tessuto non tessuto specialmente il vaso ma essendo in appartamento questo problema non si pone.
Se qualche rametto seccasse potete rimuoverlo tagliandolo con una forbice affilata e se volete un cespuglietto più compatto in primavera alla ripresa vegetativa potete spuntare le cime fiorite e qualche rametto fuori posto.
Quando vi occorrono asportate gli apici dei rametti con alcune foglie oppure potete adoperare le estremità fiorite della pianta.
I primi anni non esagerate con il prelievo di foglie e fiori perchè la pianta raggiunge la maturità nel suo quarto anno di età.
Se volete potrete procedere all'essicazione dei suoi fiori o delle foglie perchè il timo mantiene il suo profumo anche da essiccato.
La pianta è rustica e poco incline ad essere attaccata da malattie se rispetterete questi semplici consigli potrete godervela per lunghi anni.
Il timo è un cespuglietto di gradevole aspetto odoroso e utile in cucina son sicura che l'apprezzerete al meglio e ne farete tesoro.
Potete ricercarne altre cultivar se vi appassionerete a questo genere dal profumo discreto che con le sue aromatiche foglioline sa portare i sapori degli altri alimenti ancor più in evidenza.
MOLTISSIME SONO LE SUE VARIETA'
Comunemente si trova in commercio il thimus vulgaris che è quello che vi ho descritto qui ma ve ne sono moltissime varietà come il Thymus vulgaris "Argenteus" una varietà con foglie più ovaleggianti che sono bordate da una striscia bianco-argentea mentre i suoi fiori sono di colore lilla.
Tutta la pianta è molto appariscente e decorativa può arrivare a 30 cm di altezza per le cure colturali si rimanda all'altro timo.
Il Thymus vulgaris "Compactus" ha un portamento più strisciante rispetto alla specie tipica le sue foglie sono di un bel verde intenso e i suoi fiori hanno un bel color malva pallido.
Può arrivare a 20-25 cm di altezza e a 35 cm di ampiezza e se la si pota regolarmente rimane folta e compatta.
Un discorso a parte merita una qualità di timo molto caratteristica perchè il Thymus Citriodorus ha degli olii essenziali che conferiscono alla pianta un caratteristico profumo di limone.
La pianta ha l'aspetto cespuglioso del timo è molto decorativa nella versione variegata perchè le sue minuscole foglie in questa varietà sono bordate di giallo e hanno un deciso profumo di limone.
Ne esistono anche varietà con le foglie bordate in argento come la varietà Thymus Citriodorus "Lady D."
Davvero con i timi si potrebbe fare un'insolita odorosa collezione un buon assortimento lo trovate qui
http://www.gliaromi.it/ProdottiNuovo.asp
SUO USO IN CUCINA
Per quanto riguarda i suoi usi culinari c'è solo l'imbarazzo della scelta.
E' un'erba aromatica molto utile per aromatizzare e rendere più digeribili le carni conservate, quelle arrosto, la cacciagione e il pollame.
Entra in numerose preparazioni come zuppe, ripieni, frittate, verdure e sughi.
Se ne preparano oli e liquori vini e sali aromatici.
Il timo profumato al limone viene usato con i piatti a base di pesce e nei dolci.
Ho faticato a trovare una ricettina col timo che fosse vegetariana ho provato questa e non mi è dispiaciuta così la passo a voi sperando che incontri anche il vostro gradimento.
ZUCCHINE COL TIMO ALL'AGRO
Ingredienti per due persone
200 gr di zucchine freschissime
mezzo limone
una manciata di foglioline di menta
una manciata abbondante di foglioline o infiorescenze di timo
olio extravergine d'oliva
sale q.b.
Tagliate le zucchine a strisce piuttosto spesse e scottatele in abbondante acqua salata per circa 4 minuti.
Scolatele e passatele nell'acqua fredda per fermare la cottura.
Accomodatele in un piatto largo dove le cospargerete con un trito grossolano fatto con la menta e il timo.
Conditele con il limone, l'olio extravergine d'oliva il sale.
Tenete questo piatto al fresco potete prepararlo anche prima del pranzo e portarlo poi in tavola.
E' un piatto appetitoso adatto per le giornate particolarmente calde che si può preparar prima.
A chi piace freddo può conservarlo in frigo.
Molto ci sarebbe ancora da dire su un'aromatica così versatile come il timo ma scrivendo questa gustosa ricettina mi è venuto appetito vado a sgranocchiare dei dolcetti che contengono l'aromatica pianta.
Nel frattempo vi auguro
BUON APPETITO
domenica 11 settembre 2011
sabato 10 settembre 2011
ORTO SUL BALCONE
QUEL PROFUMO COSI' INCONFONDIBILE QUEL SAPORE CHE NON A TUTTI PIACE
Questa perenne coltivata come annuale è conosciuta per le sue qualità sin dai tempi più antichi.
Adoperata dagli antichi Egizi, una sua descrizione è stata trovata in un papiro datato 1550 a.C., lodata dal medico greco Ippocrate che la consigliava per le sue qualità medicinali era ben conosciuta dai romani che l'apprezzavano per le molte sue proprietà medicamentose.
Così le sue qualità antisettiche venivano apprezzate nel Medioevo, decantate da Pasteur scienziato dell'ottocento e usate anche ai nostri giorni.
Oggi viene coltivata in tutto il mondo ed è nota sia per le sue proprietà che per uso culinario.
Se avete delle rose o delle piante afflitte dagli afidi, se la mosca della carota attenta alle vostre fresche carotine piantate vicino a loro degli spicchi di aglio.
La pianta col suo penetrante odore e le sue qualità di potente antisettico terrà lontani gli insetti.
L'aglio appartiene alla famiglia delle Liliacee il suo nome scientifico è Allium sativum.
E' una pianta erbacea che può raggiungere il metro di altezza con foglie che assomigliano a quelle della cipolla e con scapi fiorali ad ombrella che fioriscono in tarda primavera inizio estate.
I fiori sono piccoli, numerosi di colore bianco o rosato a seconda delle varietà.
Si coltiva per il bulbo racchiuso da una diecina di foglie dette tuniche sterili che hanno funzione protettiva ed è suddiviso in vari spicchi o bulbilli che presentano la faccia dorsale convessa e che sono gli organi di propagazione della pianta stessa.
Un bulbo può arrivare a contenere sino a 20 bulbilli e arrivare a pesare oltre 150 gr
Quello dell'aglio è davvero un bulbo prezioso per le sue tante proprietà anche se il suo aroma forte e il suo gusto deciso non è gradito e tollerato da tutti.
Oltre ad oligoelementi e sali minerali contiene vitamina A B1 B2 e C ma la sua più importante caratteristica è un'essenza presente nel bulbo dalla quale si ricava l'allicina che ha un forte potere antisettico.
Le sue proprietà antisettiche e battericide sono conosciute sin dall'antichità, l'aglio distrugge i batteri impedendone la diffusione.
E' anche un potente disinfettante dell'intestino impiegato nella lotta contro i vermi intestinali.
E' uno dei più potenti antiossidanti che si conoscano protegge dall'invecchiamento le nostre cellule e rinforza il sistema immunitario.
Anche il cuore e il sistema circolatorio si giovano delle qualità dell'aglio che per le sue proprietà tonificanti ed equilibranti rende il sangue più fluido e rinforza il cuore.
Dopo avervi decantato tutte queste virtù scommetto che vorrete coltivare personalmente questa aromatica così utile.
Come vi ho già accennato potete piantarne alcuni spicchi ai piedi di altre piante, l'aglio si consocia con quasi tutto ma non con le cipolle i porri le patate e i cavoli oppure fate conto che in un vaso da 30 cm ci stanno 8 spicchi di aglio circa.
I bulbilli si interrano in verticale tenendo fuori la punta a una profondità di circa 5 cm e distanziandoli a 10 15 cm l'uno dall'altro.
Naturalmente più il bulbillo è di pezzatura grande più germinerà con facilità e rapidamente.
Vi sono due epoche di piantagione: in autunno nei climi più miti e in primavera per le varietà precoci e climi più umidi.
I bulbilli per germinare necessitano di un periodo da uno a due mesi a circa 0-10 di temperatura.mentre la temperatura ottimale per la germinazione è sui 15-20 gr C°
L'aglio per produrre grossi bulbi ha bisogno di un lungo periodo di crescita così dove è possibile è più conveniente piantare i bulbi in autunno.
Appena notate l'appassimento delle foglie estraete i bulbi per far si che non germoglino di nuovo se lo facessero c'è il rischio che marciscano durante la conservazione.
Fateli essiccare con cura e maneggiateli delicatamente evitando così di ammaccarli.
Il miglior modo di conservarli è appesi in caratteristiche trecce annodate con le foglie secche dell'aglio stesso messe a seccare in ambienti asciutti e ben areati dove la temperatura si mantenga sui 5-10 gr centigradi.
In un ambiente con queste caratteristiche si conservano tranquillamente per 6 - 7 mesi.
Non mi rimane che parlarvi della terra che la pianta dell'aglio vuole fertile ma sciolta, una buona terra da vaso andrà benissimo, ricordatevi di curare particolarmente bene il drenaggio in quanto questa pianta teme i marciumi in considerazione del fatto che i periodi nel quale viene piantata, autunno e primavera possono essere particolarmente piovosi.
Niente concimazione organica per l'aglio e io evito anche quella minerale sto scarsa anche di annaffiatura durante il periodo piovoso.
La pianta cresce meglio se il vaso è situato in posizione assolata ma riparata specie quando la semina è autunnale.
Le varietà di questa pianta sono numerose: in autunno si semina l'aglio bianco, in ottobre novembre prima delle gelate e passa tutto l'inverno nel terreno senza subire danni.
La ripresa si ha in primavera e la raccolta va da fine giugno a inizio agosto.
L'aglio raccolto a giugno ha un sapore più delicato mentre quello raccolto ad agosto ha un gusto più marcato.
In primavera appena le gelate forti son finite, da marzo si semina la varietà di agli rosa o rossi che si consumano freschi e vengono raccolti a luglio, hanno un ciclo colturale più breve e formano bulbi più grossi.
Per dar qualche cenno delle varie cultivar inizio col parlarvi dell'aglio "Rosso di Sulmona" una particolare qualità di aglio che da secoli si coltiva esclusivamente in Abruzzo nella Valle Peligna a Sulmona.
E' facilmente riconoscibile per la sua tunica purpurea che avvolge ogni singolo chicco ed è l'unico aglio rosso coltivato in Italia su una superficie frazionata in piccoli appezzamenti di circa 200 ettari dove la maggior parte delle operazioni di coltura vengono ancor oggi svolte manualmente.
Questo aglio è la specie più ricercata e pregiata coltivata nel nostro paese per la sua testa più grande e regolare, per il suo odore più forte di quello delle altre varietà che lo rendono più ricco di oli essenziali,per la sua precocità, matura fino a 30 gg prima delle altre varietà coltivate in Italia e per la sua grande serbevolezza.
Per tutelare le sue caratteristiche e la sua purezza si è formato un Consorzio Produttori Aglio Rosso di Sulmona e per festeggiarlo degnamente si tiene ogni anno a Sulmona una sagra a lui dedicata "sagra dell'aglio rosso di Sulmona" che si svolge entro la prima diecina di giorni del mese di luglio.
La sua coltivazione presenta anche un'altra particolarità nel mese di maggio le piante emettono uno scapo fiorale che viene tagliato per non pregiudicare la produzione della testa della pianta stessa.
Tale scapo fiorale chiamato in dialetto zolla viene messo sott'olio extravergine d'oliva e venduto come una rara prelibatezza.
Si semina come tutti i bianchi in autunno e si raccoglie fra il 15 giugno e il 15 luglio.
Per la cultivar aglio rosa cito l'aglio "Rosa di Napoli" che forma grossi bulbi con più di 20 bulbilli ma piccoli e meno regolari dell'aglio bianco con un profumo intenso e un sapore meno forte delle altre cultivar di agli
Si consuma fresco in quanto è molto poco serbevole ma è precoce si semina in primavera ma si raccoglie da metà maggio alla prima 15ina di giugno.
Se vi capita fra le mani una di queste varietà seminatela al giusto tempo per aver anche voi aglio fresco di qualità pregiata.
Nel folclore europeo si riteneva che spicchi d'aglio sulle porte delle case allontanasserto gli spiriti maligni e un sacchetto con alcuni spicchi di aglio al collo fungesse da repellente contro i vampiri.
Il suo uso in cucina è davvero molto vasto.
Si consuma cotto o crudo ma per assorbire tutte le sue proprietà è meglio consumarlo crudo.
Lo si può mettere per insaporire le insalate, sfregato sulle fette di pane casareccio imbevute di olio d'oliva, nella nota ricetta con gli spaghetti "aglio, olio e peperoncino".
Cotto viene adoperato col pesce, con la carne in umido, negli insaccati e ancora potrei continuare...
Vi passo una rapida ma saporitissima ricettina.
SALSA ALL'AGLIO
Ingredienti per 2 persone
5 spicchi d'aglio
mollica di pane gr 200
olio extravergine d'oliva
aceto
sale
In un mortaio pestate ben mondati 6 spicchi d'aglio con olio d'oliva a filo e amalgamate il tutto.
Imbevete bene la mollica di pane nell'aceto e unitela al composto.
Regolate di sale.
Usate questa profumata e saporitissima salsina per condire carni o pesce lesso.
Se vi è una pianta aromatica per eccellenza è proprio questa: il suo profumo è inconfondibile il suo gusto lascia in bocca un aroma che non si vorrebbe avere parlo dell'aglio il cui nome deriva dal celtico All =piccante.
E' un bulbo originario dell'Asia centrale che ha trovato la sua massima diffusione nel Mediterraneo.
E' un bulbo originario dell'Asia centrale che ha trovato la sua massima diffusione nel Mediterraneo.
Questa perenne coltivata come annuale è conosciuta per le sue qualità sin dai tempi più antichi.
Adoperata dagli antichi Egizi, una sua descrizione è stata trovata in un papiro datato 1550 a.C., lodata dal medico greco Ippocrate che la consigliava per le sue qualità medicinali era ben conosciuta dai romani che l'apprezzavano per le molte sue proprietà medicamentose.
Così le sue qualità antisettiche venivano apprezzate nel Medioevo, decantate da Pasteur scienziato dell'ottocento e usate anche ai nostri giorni.
Oggi viene coltivata in tutto il mondo ed è nota sia per le sue proprietà che per uso culinario.
Se avete delle rose o delle piante afflitte dagli afidi, se la mosca della carota attenta alle vostre fresche carotine piantate vicino a loro degli spicchi di aglio.
La pianta col suo penetrante odore e le sue qualità di potente antisettico terrà lontani gli insetti.
L'aglio appartiene alla famiglia delle Liliacee il suo nome scientifico è Allium sativum.
E' una pianta erbacea che può raggiungere il metro di altezza con foglie che assomigliano a quelle della cipolla e con scapi fiorali ad ombrella che fioriscono in tarda primavera inizio estate.
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| fiori dell'aglio |
Si coltiva per il bulbo racchiuso da una diecina di foglie dette tuniche sterili che hanno funzione protettiva ed è suddiviso in vari spicchi o bulbilli che presentano la faccia dorsale convessa e che sono gli organi di propagazione della pianta stessa.
Un bulbo può arrivare a contenere sino a 20 bulbilli e arrivare a pesare oltre 150 gr
Quello dell'aglio è davvero un bulbo prezioso per le sue tante proprietà anche se il suo aroma forte e il suo gusto deciso non è gradito e tollerato da tutti.
Oltre ad oligoelementi e sali minerali contiene vitamina A B1 B2 e C ma la sua più importante caratteristica è un'essenza presente nel bulbo dalla quale si ricava l'allicina che ha un forte potere antisettico.
Le sue proprietà antisettiche e battericide sono conosciute sin dall'antichità, l'aglio distrugge i batteri impedendone la diffusione.
E' anche un potente disinfettante dell'intestino impiegato nella lotta contro i vermi intestinali.
E' uno dei più potenti antiossidanti che si conoscano protegge dall'invecchiamento le nostre cellule e rinforza il sistema immunitario.
Anche il cuore e il sistema circolatorio si giovano delle qualità dell'aglio che per le sue proprietà tonificanti ed equilibranti rende il sangue più fluido e rinforza il cuore.
Dopo avervi decantato tutte queste virtù scommetto che vorrete coltivare personalmente questa aromatica così utile.
Come vi ho già accennato potete piantarne alcuni spicchi ai piedi di altre piante, l'aglio si consocia con quasi tutto ma non con le cipolle i porri le patate e i cavoli oppure fate conto che in un vaso da 30 cm ci stanno 8 spicchi di aglio circa.
I bulbilli si interrano in verticale tenendo fuori la punta a una profondità di circa 5 cm e distanziandoli a 10 15 cm l'uno dall'altro.
Naturalmente più il bulbillo è di pezzatura grande più germinerà con facilità e rapidamente.
Vi sono due epoche di piantagione: in autunno nei climi più miti e in primavera per le varietà precoci e climi più umidi.
I bulbilli per germinare necessitano di un periodo da uno a due mesi a circa 0-10 di temperatura.mentre la temperatura ottimale per la germinazione è sui 15-20 gr C°
La pianta impiega da 16 a 36 settimane per portare a maturazione i bulbi secondo le varietà e il periodo nel quale sono stati piantati.
Appena notate l'appassimento delle foglie estraete i bulbi per far si che non germoglino di nuovo se lo facessero c'è il rischio che marciscano durante la conservazione.
Fateli essiccare con cura e maneggiateli delicatamente evitando così di ammaccarli.
Il miglior modo di conservarli è appesi in caratteristiche trecce annodate con le foglie secche dell'aglio stesso messe a seccare in ambienti asciutti e ben areati dove la temperatura si mantenga sui 5-10 gr centigradi.
In un ambiente con queste caratteristiche si conservano tranquillamente per 6 - 7 mesi.
Non mi rimane che parlarvi della terra che la pianta dell'aglio vuole fertile ma sciolta, una buona terra da vaso andrà benissimo, ricordatevi di curare particolarmente bene il drenaggio in quanto questa pianta teme i marciumi in considerazione del fatto che i periodi nel quale viene piantata, autunno e primavera possono essere particolarmente piovosi.
Niente concimazione organica per l'aglio e io evito anche quella minerale sto scarsa anche di annaffiatura durante il periodo piovoso.
La pianta cresce meglio se il vaso è situato in posizione assolata ma riparata specie quando la semina è autunnale.
Le varietà di questa pianta sono numerose: in autunno si semina l'aglio bianco, in ottobre novembre prima delle gelate e passa tutto l'inverno nel terreno senza subire danni.
La ripresa si ha in primavera e la raccolta va da fine giugno a inizio agosto.
L'aglio raccolto a giugno ha un sapore più delicato mentre quello raccolto ad agosto ha un gusto più marcato.
In primavera appena le gelate forti son finite, da marzo si semina la varietà di agli rosa o rossi che si consumano freschi e vengono raccolti a luglio, hanno un ciclo colturale più breve e formano bulbi più grossi.
Per dar qualche cenno delle varie cultivar inizio col parlarvi dell'aglio "Rosso di Sulmona" una particolare qualità di aglio che da secoli si coltiva esclusivamente in Abruzzo nella Valle Peligna a Sulmona.
E' facilmente riconoscibile per la sua tunica purpurea che avvolge ogni singolo chicco ed è l'unico aglio rosso coltivato in Italia su una superficie frazionata in piccoli appezzamenti di circa 200 ettari dove la maggior parte delle operazioni di coltura vengono ancor oggi svolte manualmente.Questo aglio è la specie più ricercata e pregiata coltivata nel nostro paese per la sua testa più grande e regolare, per il suo odore più forte di quello delle altre varietà che lo rendono più ricco di oli essenziali,per la sua precocità, matura fino a 30 gg prima delle altre varietà coltivate in Italia e per la sua grande serbevolezza.
Per tutelare le sue caratteristiche e la sua purezza si è formato un Consorzio Produttori Aglio Rosso di Sulmona e per festeggiarlo degnamente si tiene ogni anno a Sulmona una sagra a lui dedicata "sagra dell'aglio rosso di Sulmona" che si svolge entro la prima diecina di giorni del mese di luglio.
La sua coltivazione presenta anche un'altra particolarità nel mese di maggio le piante emettono uno scapo fiorale che viene tagliato per non pregiudicare la produzione della testa della pianta stessa.
Tale scapo fiorale chiamato in dialetto zolla viene messo sott'olio extravergine d'oliva e venduto come una rara prelibatezza.
Fra i bianchi quello più diffuso in Italia è il "Bianco piacentino" un aglio coltivato nella zona di Piacenza da secoli e tutelato da una coopertiva che è riuscita a fargli avere l'ambito titolo di prima Varietà Nazionale per la sua ricchezza aromatica, per la sua concentrazione di allicina e per la sua capacità di conservarsi a temperatura ambiente senza perdere le sue proprietà organolettiche.
Si semina come tutti i bianchi in autunno e si raccoglie fra il 15 giugno e il 15 luglio.
Per la cultivar aglio rosa cito l'aglio "Rosa di Napoli" che forma grossi bulbi con più di 20 bulbilli ma piccoli e meno regolari dell'aglio bianco con un profumo intenso e un sapore meno forte delle altre cultivar di agli
Si consuma fresco in quanto è molto poco serbevole ma è precoce si semina in primavera ma si raccoglie da metà maggio alla prima 15ina di giugno.
Se vi capita fra le mani una di queste varietà seminatela al giusto tempo per aver anche voi aglio fresco di qualità pregiata.
Nel folclore europeo si riteneva che spicchi d'aglio sulle porte delle case allontanasserto gli spiriti maligni e un sacchetto con alcuni spicchi di aglio al collo fungesse da repellente contro i vampiri.
Il suo uso in cucina è davvero molto vasto.
Si consuma cotto o crudo ma per assorbire tutte le sue proprietà è meglio consumarlo crudo.
Lo si può mettere per insaporire le insalate, sfregato sulle fette di pane casareccio imbevute di olio d'oliva, nella nota ricetta con gli spaghetti "aglio, olio e peperoncino".
Cotto viene adoperato col pesce, con la carne in umido, negli insaccati e ancora potrei continuare...
Vi passo una rapida ma saporitissima ricettina.
SALSA ALL'AGLIO
Ingredienti per 2 persone
5 spicchi d'aglio
mollica di pane gr 200
olio extravergine d'oliva
aceto
sale
In un mortaio pestate ben mondati 6 spicchi d'aglio con olio d'oliva a filo e amalgamate il tutto.
Imbevete bene la mollica di pane nell'aceto e unitela al composto.
Regolate di sale.
Usate questa profumata e saporitissima salsina per condire carni o pesce lesso.
Io pur riconoscendo le virtù dell'aglio ma non riuscendolo ad amare per il suo forte aroma mi ritiro.
Non prima però di avervi augurato.
BUON APPETITO
giovedì 8 settembre 2011
ORTAGGI RARI
SULLE COLLINE VICENTINE UN BROCCOLO RARO DALLE STRAORDINARIE QUALITA'
Vi sono ortaggi rari coltivati solo in piccole ristrette zone che possiedono straordinarie qualità.
Caduti nel dimenticatoio per cultivar importate vengono riscoperti e nuovamente valorizzati.
Una di queste verdure è il broccolo fiolaro di Creazzo un piccolo paese in provincia di Vicenza dove questo ortaggio particolare viene coltivato sulle colline che fanno corona a questo paesino.
Il suo nome fiolaro deriva dalla presenza sulla pianta di infiorescenze chiamate fioi = figlioli in dialetto veneto che nascono lungo il suo fusto e all'ascella delle sue foglie mentre il termine broccolo deriva dalla parola brocco che significa germoglio rampollo.
Questo raro ortaggio appartiene alla famiglia delle Crocifere specie Brassica Oleracea, di cui fanno parte i più conosciuti cavoli nelle loro diverse varietà,cavolo verza, cavolo rapa,cavolo cappuccio, i cavolfiori e appunto i broccoli fra i quali si situa il nostro broccolo fiolaro.
E' un ortaggio già conosciuto dagli antichi romani ne parla Catone il Vecchio lodandone le proprietà medicamentose.
Il broccolo fiolaro è stato per secoli il cibo povero dei contadini in un periodo l'invernale dove scarseggiano gli alimenti freschi specialmente le verdure.
Goethe in viaggio di piacere in Italia ne tesse le lodi e descrive in maniera così vivida quell'arco di legno flessibile che pesa sulle spalle delle contadine alle cui estremità pendono due ceste colme di ortaggi che sembra di vederlo.
Non solo lo descrive ma ne fa uno schizzo: è il 23 settembre dell'anno 1786.
Questo strumento si chiama bigòlo e serve per portare le verdure al mercato e quindi serve come trasporto anche per il broccolo fiolaro.
La produzione di questa pianta nell'ottocento raggiunge l'apice famosa in tutta la provincia e molto rinomata la sua produzione raggiunge i 150 mila cespi all'anno.
Poi nel dopoguerra il declino cambiano i gusti dei consumatori ci sono le serre che danno la possibilità di comprare ortaggi freschi tutto l'anno e il broccolo fiolaro cibo dei poveri viene messo da parte.
Solo due sono i coltivatori per una produzione che si aggira sui 30 40 mila cespi l'anno.
Qui si è toccato il periodo più buio per questa ottima verdura ma da una diecina di anni a questa parte si è assistito alla rivalutazione del broccolo fiolaro.
Sono state le sue qualità davvero eccezionali ad accendere l'interesse per lui.
Infatti gli scienziati hanno individuato in una sostanza presente nei broccoli il sulforafane proteina dello zolfo una forte risorsa per prevenire e combattere i tumori.
Si è costatato che nel broccolo fiolaro nei suoi germogli per l'esattezza, questo componente è da 30 a 50 volte più elevato che negli altri broccoli.
Così questa verdura che rischiava di scomparire è stata riscoperta per le sue eccezionali virtù.
Come le altre piante che appartengono alla sua famiglia è ricca di vitamine essenziali C B1 B2 A e di sali minerali fosforo, potassio, ferro e zolfo.
Sin dai tempi dei romani e anche da prima di loro son note le sue proprietà medicamentose remineralizzanti, antiscorbutiche,ricostituenti, disinfettanti e antianemiche.
Come se tutto ciò non bastasse sono state scoperte come ho già accennato prima le sue proprietà antitumorali per i composti dello zolfo che possiede.
Son sicura che adesso incuriositi da quest'ortaggio così particolare vorrete sapere dove è possibile trovarlo e soprattutto come si fa a coltivarlo.
Qui incominciamo con le dolenti note.
Essendo un ortaggio raro non è facile trovarlo in vendita anche se nei luoghi d'origine viene venduto da novembre a febbraio per il consumo.
Reperire i semi è faccenda delicata perchè la semente viene prodotta in proprio dai coltivatori e non la si trova facilmente in vendita potete provare a questo indirizzo http://www.alconfin.it/prodotti.php è un'azienda agricola biologica che coltiva specie rare fra le quali anche il famoso broccolo fiolaro.
Passiamo adesso alla parte più delicata ma anche più intrigante :avete fra le mani la bustina degli agognati semi o per i più fortunati le piantine pronte per il trapianto.
E adesso? Vi chiederete perplessi con il vostro tesoro fra le mani...
Inzio subito col dirvi che la coltivazione di questo ortaggio non è fra le più facili e sopratutto armatevi di pazienza perchè è un ortaggio questo di lenta crescita si semina a giugno per raccoglierlo a partire da novembre.
Però occorre dire che si può tentare di coltivarlo sia nell'orto che in vasi capienti sul balcone.
Seminate a fine giugno quando il tempo si è stabilizzato e le temperature, anche notturne son piuttosto alte.
Se vi fosse un abbassamento di temperatura dovrete coprire le giovani plantule o il terreno seminato.
Per questo scopo sono ottimi i teli di tessuto non tessuto che lasciano traspirare e proteggono.
Diradardate a circa 40 cm di distanza da pianta a pianta e 70 fra le file o trapiantate le piantine quando hanno raggiungo un'altezza di circa 10 cm in agosto poi non richiedono eccessive cure.
Tenetele libere dalle erbe infestanti, innaffiate con generosità nei periodi caldi e soprattutto aspettate.
Il broccolo fiolaro è pianta per appassionati esperti e pazienti vi sembrerà che non cresca mai ma alla fine a novembre gusterete deglio ottimi "fioi" cioè i suoi germogli.
Un'altra difficoltà è data dal terreno perchè il suo terreno ottimale è un suolo sabbioso calcareo povero di sostanze organiche, le cosidette terre bianche dove dà il meglio di sè.
E' proprio questa povertà del suolo che la pianta preferisce la causa della sua lenta crescita che però viene ripagata con un gusto sopraffino.
Quindi consiglio di cercare terreno calcareo e di mescolarvi una certa quantità di sabbia, non marina, per cercare di avvicinarvi quanto più vi è possibile al suolo ottimale.
Adesso veniamo all'ultima difficoltà che però non è da poco: la posizione.
Chiede posizioni assolate senza l'umidità che grava in inverno nella pianura Padana non per nulla è coltivato sulle colline del vicentino.
Qui non mi pronuncio ciascun appassionato deve trovare il giusto mix fra posizione, terreno e coltivazione attenzione soprattutto all'umidità stagnante mettete la pianta in un luogo dove ci sia una buona circolazione d'aria.
Se tutto andrà come deve comincerete a raccogliere a novembre ma questa è una verdura che diviene più buona col gelo.
Infatti son più ricercati i broccoli fiolari che hanno preso una gelata diventano più teneri e gustosi.
Questo ortaggio è tenuto in tale considerazione che è stata creata da una diecina di anni una sagra in suo onore si chiama "Sagra del Broccolo Fiolaro di Creazzo" e si svolge per più giorni ogni anno a gennaio.
Protagonista principale è naturalmente l'amata verdura che i ristoratori della zona fanno a gara per cucinare nei più svariati modi.
Un piatto tipico del vicentino è la ricetta che più sotto vi spiego ma voglio spender due parole per altri due prodotti tipici che son gli altri due principali ingredienti della ricetta suddetta e che val la pena di cercare e...di gustare.
Vialone nano di Grumolo delle Abbadesse
Grumolo delle Abbadesse è un piccolo comune situato tra Vicenza e Padova dove dal 500 le monache dell'abbazia benedettina di San Pietro di Vicenza hanno introdotto una particolare qualità di riso il vialone nano insuperabile nei risotti.
La sua qualità grazie alle caratteristiche delle acque e dei terreni è eccellente.
Purtroppo per la sua bassa resa non viene più coltivato come un tempo quando il canale Meneghina che attraversa il centro di Grumolo era affollato di barche e di barconi trainati da cavalli.
Confluivano tutti nei magazzini delle abbadesse che si riempivano di riso in attesa della vendita.
Grotte di Montegalda
Grotte di Montegalda è un caprino stagionato in grotte umide ed areate per almeno due mesi.
Il gusto è delicato la pasta è cremosa, compatta di color avorio mentre la crosta è di color grigiastro.
Si sposa benissimo con un'altro prodotto della zona il broccolo fiolaro.
Per ulteriori informazioni contattate
Anch'io più modestamente voglio passarvi la ricettina che con piacere cucino quando ho la fortuna di aver fra le mani i germogli del raro broccolo fiolaro.
RISOTTO AL BROCCOLO FIOLARO
Ingredienti per due persone
riso per risotti gr 150 il massimo sarebbe il vialone nano di Grumolo delle Abbadesse tipico del vicentino.
broccolo fioraro di Creazzo gr 200
uno scalogno
brodo vegetale 400 ml
caprino stagionato ma cremoso gr 50 la ricetta tipica veneta richiede il Grotte di Montegalda che è un caprino tipico della zona non trovandolo si ripieghi su un buon caprino stagionato.
olio extravergine di oliva
burro una noce
sale q.b.
pepe se piace
Questo piatto tipico della cucina veneta per gustarlo al massimo della sua gustosità andrebbe cucinato con i prodotti locali sia per quanto riguarda il riso che il formaggio caprino caratteristico della zona del vicentino.
Avendo solo i broccoli fiolari si può ripiegare con successo su degli ingredienti meno tipici sicuri che il vostro piatto sarà gradito ugualmente dai vostri commensali.
Pulite e suddividete i broccoli fiolari in fioi (figli) eliminando la parte più coriacea dei gambi.
Intanto avrete messo sul fuoco una capace pentola con acqua salata e quando giunge a bollitura tuffatevi i broccoli sbollentateli per 5 minuti poi scolateli e tritateli grossolanamente.
Su un'altra pentola avrete preparato del buon brodo vegetale che porterete a bollore.
In una casseruola fate appassire in poco olio extravergine d'oliva lo scalogno tritato finemente.
Appena è appassito aggiungete il riso e fatelo tostare per qualche minuto.
Aggiungete poco per volta il brodo vegetale e fate cuocere il riso mescolando sempre per circa 10 minuti.
A metà cottura del riso aggiungete i broccoli tagliati in pezzi grossi e portate a cottura aggiungendo il resto del brodo progressivamente.
Spegnete il fuoco e aggiungete la noce di burro e il caprino fatto a piccoli pezzi mantecando molto bene.
A chi piace potete aggiungere una spolverata di pepe bianco dal sapore più dolce e tenue del pepe nero
Mettete nei piatti e non tardate a servire.
L'aroma e la dolcezza di questo risotto rimangono indimenticabili per chi abbia avuto la fortuna di gustarlo.
A me non resta che augurarvi
BUON APPETITO
Vi sono ortaggi rari coltivati solo in piccole ristrette zone che possiedono straordinarie qualità.
Caduti nel dimenticatoio per cultivar importate vengono riscoperti e nuovamente valorizzati.
Una di queste verdure è il broccolo fiolaro di Creazzo un piccolo paese in provincia di Vicenza dove questo ortaggio particolare viene coltivato sulle colline che fanno corona a questo paesino.
Il suo nome fiolaro deriva dalla presenza sulla pianta di infiorescenze chiamate fioi = figlioli in dialetto veneto che nascono lungo il suo fusto e all'ascella delle sue foglie mentre il termine broccolo deriva dalla parola brocco che significa germoglio rampollo.
Questo raro ortaggio appartiene alla famiglia delle Crocifere specie Brassica Oleracea, di cui fanno parte i più conosciuti cavoli nelle loro diverse varietà,cavolo verza, cavolo rapa,cavolo cappuccio, i cavolfiori e appunto i broccoli fra i quali si situa il nostro broccolo fiolaro.
E' un ortaggio già conosciuto dagli antichi romani ne parla Catone il Vecchio lodandone le proprietà medicamentose.
Il broccolo fiolaro è stato per secoli il cibo povero dei contadini in un periodo l'invernale dove scarseggiano gli alimenti freschi specialmente le verdure.
Goethe in viaggio di piacere in Italia ne tesse le lodi e descrive in maniera così vivida quell'arco di legno flessibile che pesa sulle spalle delle contadine alle cui estremità pendono due ceste colme di ortaggi che sembra di vederlo.
Non solo lo descrive ma ne fa uno schizzo: è il 23 settembre dell'anno 1786.
Questo strumento si chiama bigòlo e serve per portare le verdure al mercato e quindi serve come trasporto anche per il broccolo fiolaro.
La produzione di questa pianta nell'ottocento raggiunge l'apice famosa in tutta la provincia e molto rinomata la sua produzione raggiunge i 150 mila cespi all'anno.
Poi nel dopoguerra il declino cambiano i gusti dei consumatori ci sono le serre che danno la possibilità di comprare ortaggi freschi tutto l'anno e il broccolo fiolaro cibo dei poveri viene messo da parte.
Solo due sono i coltivatori per una produzione che si aggira sui 30 40 mila cespi l'anno.
Qui si è toccato il periodo più buio per questa ottima verdura ma da una diecina di anni a questa parte si è assistito alla rivalutazione del broccolo fiolaro.
Sono state le sue qualità davvero eccezionali ad accendere l'interesse per lui.
Infatti gli scienziati hanno individuato in una sostanza presente nei broccoli il sulforafane proteina dello zolfo una forte risorsa per prevenire e combattere i tumori.
Si è costatato che nel broccolo fiolaro nei suoi germogli per l'esattezza, questo componente è da 30 a 50 volte più elevato che negli altri broccoli.
Così questa verdura che rischiava di scomparire è stata riscoperta per le sue eccezionali virtù.
Come le altre piante che appartengono alla sua famiglia è ricca di vitamine essenziali C B1 B2 A e di sali minerali fosforo, potassio, ferro e zolfo.
Sin dai tempi dei romani e anche da prima di loro son note le sue proprietà medicamentose remineralizzanti, antiscorbutiche,ricostituenti, disinfettanti e antianemiche.
Come se tutto ciò non bastasse sono state scoperte come ho già accennato prima le sue proprietà antitumorali per i composti dello zolfo che possiede.
Son sicura che adesso incuriositi da quest'ortaggio così particolare vorrete sapere dove è possibile trovarlo e soprattutto come si fa a coltivarlo.
Qui incominciamo con le dolenti note.
Essendo un ortaggio raro non è facile trovarlo in vendita anche se nei luoghi d'origine viene venduto da novembre a febbraio per il consumo.
Reperire i semi è faccenda delicata perchè la semente viene prodotta in proprio dai coltivatori e non la si trova facilmente in vendita potete provare a questo indirizzo http://www.alconfin.it/prodotti.php è un'azienda agricola biologica che coltiva specie rare fra le quali anche il famoso broccolo fiolaro.
Passiamo adesso alla parte più delicata ma anche più intrigante :avete fra le mani la bustina degli agognati semi o per i più fortunati le piantine pronte per il trapianto.
E adesso? Vi chiederete perplessi con il vostro tesoro fra le mani...
Inzio subito col dirvi che la coltivazione di questo ortaggio non è fra le più facili e sopratutto armatevi di pazienza perchè è un ortaggio questo di lenta crescita si semina a giugno per raccoglierlo a partire da novembre.
Però occorre dire che si può tentare di coltivarlo sia nell'orto che in vasi capienti sul balcone.
Seminate a fine giugno quando il tempo si è stabilizzato e le temperature, anche notturne son piuttosto alte.
Se vi fosse un abbassamento di temperatura dovrete coprire le giovani plantule o il terreno seminato.
Per questo scopo sono ottimi i teli di tessuto non tessuto che lasciano traspirare e proteggono.
Diradardate a circa 40 cm di distanza da pianta a pianta e 70 fra le file o trapiantate le piantine quando hanno raggiungo un'altezza di circa 10 cm in agosto poi non richiedono eccessive cure.
Tenetele libere dalle erbe infestanti, innaffiate con generosità nei periodi caldi e soprattutto aspettate.
Il broccolo fiolaro è pianta per appassionati esperti e pazienti vi sembrerà che non cresca mai ma alla fine a novembre gusterete deglio ottimi "fioi" cioè i suoi germogli.
Un'altra difficoltà è data dal terreno perchè il suo terreno ottimale è un suolo sabbioso calcareo povero di sostanze organiche, le cosidette terre bianche dove dà il meglio di sè.
E' proprio questa povertà del suolo che la pianta preferisce la causa della sua lenta crescita che però viene ripagata con un gusto sopraffino.
Quindi consiglio di cercare terreno calcareo e di mescolarvi una certa quantità di sabbia, non marina, per cercare di avvicinarvi quanto più vi è possibile al suolo ottimale.
Adesso veniamo all'ultima difficoltà che però non è da poco: la posizione.
Chiede posizioni assolate senza l'umidità che grava in inverno nella pianura Padana non per nulla è coltivato sulle colline del vicentino.
Qui non mi pronuncio ciascun appassionato deve trovare il giusto mix fra posizione, terreno e coltivazione attenzione soprattutto all'umidità stagnante mettete la pianta in un luogo dove ci sia una buona circolazione d'aria.
Se tutto andrà come deve comincerete a raccogliere a novembre ma questa è una verdura che diviene più buona col gelo.
Infatti son più ricercati i broccoli fiolari che hanno preso una gelata diventano più teneri e gustosi.
Questo ortaggio è tenuto in tale considerazione che è stata creata da una diecina di anni una sagra in suo onore si chiama "Sagra del Broccolo Fiolaro di Creazzo" e si svolge per più giorni ogni anno a gennaio.
Protagonista principale è naturalmente l'amata verdura che i ristoratori della zona fanno a gara per cucinare nei più svariati modi.
Un piatto tipico del vicentino è la ricetta che più sotto vi spiego ma voglio spender due parole per altri due prodotti tipici che son gli altri due principali ingredienti della ricetta suddetta e che val la pena di cercare e...di gustare.
Vialone nano di Grumolo delle Abbadesse
Grumolo delle Abbadesse è un piccolo comune situato tra Vicenza e Padova dove dal 500 le monache dell'abbazia benedettina di San Pietro di Vicenza hanno introdotto una particolare qualità di riso il vialone nano insuperabile nei risotti.
La sua qualità grazie alle caratteristiche delle acque e dei terreni è eccellente.
Purtroppo per la sua bassa resa non viene più coltivato come un tempo quando il canale Meneghina che attraversa il centro di Grumolo era affollato di barche e di barconi trainati da cavalli.
Confluivano tutti nei magazzini delle abbadesse che si riempivano di riso in attesa della vendita.
Grotte di Montegalda
Grotte di Montegalda è un caprino stagionato in grotte umide ed areate per almeno due mesi.
Il gusto è delicato la pasta è cremosa, compatta di color avorio mentre la crosta è di color grigiastro.
Si sposa benissimo con un'altro prodotto della zona il broccolo fiolaro.
Per ulteriori informazioni contattate
Anch'io più modestamente voglio passarvi la ricettina che con piacere cucino quando ho la fortuna di aver fra le mani i germogli del raro broccolo fiolaro.
RISOTTO AL BROCCOLO FIOLARO
Ingredienti per due persone
riso per risotti gr 150 il massimo sarebbe il vialone nano di Grumolo delle Abbadesse tipico del vicentino.
broccolo fioraro di Creazzo gr 200
uno scalogno
brodo vegetale 400 ml
caprino stagionato ma cremoso gr 50 la ricetta tipica veneta richiede il Grotte di Montegalda che è un caprino tipico della zona non trovandolo si ripieghi su un buon caprino stagionato.
olio extravergine di oliva
burro una noce
sale q.b.
pepe se piace
Questo piatto tipico della cucina veneta per gustarlo al massimo della sua gustosità andrebbe cucinato con i prodotti locali sia per quanto riguarda il riso che il formaggio caprino caratteristico della zona del vicentino.
Avendo solo i broccoli fiolari si può ripiegare con successo su degli ingredienti meno tipici sicuri che il vostro piatto sarà gradito ugualmente dai vostri commensali.
Pulite e suddividete i broccoli fiolari in fioi (figli) eliminando la parte più coriacea dei gambi.
Intanto avrete messo sul fuoco una capace pentola con acqua salata e quando giunge a bollitura tuffatevi i broccoli sbollentateli per 5 minuti poi scolateli e tritateli grossolanamente.
Su un'altra pentola avrete preparato del buon brodo vegetale che porterete a bollore.
In una casseruola fate appassire in poco olio extravergine d'oliva lo scalogno tritato finemente.
Appena è appassito aggiungete il riso e fatelo tostare per qualche minuto.
Aggiungete poco per volta il brodo vegetale e fate cuocere il riso mescolando sempre per circa 10 minuti.
A metà cottura del riso aggiungete i broccoli tagliati in pezzi grossi e portate a cottura aggiungendo il resto del brodo progressivamente.
Spegnete il fuoco e aggiungete la noce di burro e il caprino fatto a piccoli pezzi mantecando molto bene.
A chi piace potete aggiungere una spolverata di pepe bianco dal sapore più dolce e tenue del pepe nero
Mettete nei piatti e non tardate a servire.
L'aroma e la dolcezza di questo risotto rimangono indimenticabili per chi abbia avuto la fortuna di gustarlo.
A me non resta che augurarvi
BUON APPETITO
martedì 6 settembre 2011
ORTO SUL BALCONE
DESIDERATE L'AROMA E IL GUSTO INCONFONDIBILE DEL SEDANO?
PIANTATE IL LEVISTICO O SEDANO DI MONTE
Certe piante specie se aromatiche hanno una personalità e un gusto spiccato.
Possono piacere o non piacere in ogni caso spiccano per personalità e portamento.
Tale è il caso del levistico o sedano di monte che può sostituire egregiamente il sedano di difficile coltivazione sul balcone.
Se amate il profumo e il particolare sapore del sedano il levistico fa al caso vostro inoltre è una bella pianta che se riparata in serra fredda o in una veranda luminosa dove la temperatura non scenda al di sotto dei 10 gr vi permetterà di avere sempre fresche foglioline o gambi al gusto di sedano per tutto l'anno.
Appartiene alla famiglia delle Apiaceae il suo nome scientifico è Levisticum officinale questo nome ricorda la radice latina "levare" e sta ad indicare il notevole sviluppo in altezza che può avere questa pianta.
Le sue origini sono da ricercarsi sulle montagne dell'Iran ma si è diffusa in Italia nelle zone alpine ed appenniniche dai 700 fino ai 1500 metri da qui il suo nome di sedano di monte.
I monaci Benedettini utilizzavano la pianta come medicinale e probabilmente la usavano per insaporire il cibo.
Oggi il levistico viene coltivato principalmente negli orti situati in località collinari o montane anche se l'inverno dovesse essere particolarmente rigido il levistico non soffre il gelo secca la parte aerea per rivegetare in primavera.
Questa pianta cresce spontanea in pieno sole o a mezz'ombra in luoghi dove il terreno è ricco umido ma ben drenato.
Veniva coltivata presso le malghe anche se adesso la sua coltivazione si è fatta rara.
Il levistico è pianta perenne erbacea che può superare i due metri di altezza.
Le sue foglie specialmente quelle giovani ricordano molto come forma quelle del sedano da coste coltivato negli orti la sua fioritura si colloca da metà estate sino all'inizio dell'autunno con fiori piccoli di colore giallo verde che vengono portati da ampie ombrelle su lunghi steli.
Tutta la pianta ha un gradevolissimo e intenso profumo di sedano che non perde neppure con l'essicazione quindi le sue foglie vanno aggiunte ai cibi con moderazione.
Ha proprietà diuretiche, digestive, antisettiche ed è utile per stimolare la secrezione biliare e l'attività dei reni inoltre possiede in gran numero di minerali preziosi per il nostro organismo quali potassio magnesio sodio.
Possiede anche composti di cumarina che agiscono come antinfiammatori e antidolorifici.
COLTIVAZIONE DEL SEDANO DI MONTE
Se questa descrizione ha acceso in voi il desiderio di avere questa magnifica aromatica buona da gustare e bella da vedere prendete un vaso particolarmente ampio e ben profondo perchè a maturità questa pianta può superare i due metri di altezza con foglie che specie nella parte basale a causa del loro lungo picciolo raggiungono dimensioni davvero notevoli.
Prendete della buona terra da orto ricca e sciolta curate in particolar modo il drenaggio e piantate le vostra piantina di sedano di montagna.
Tenete il vaso a mezz'ombra sinchè la pianticella non ha ben attecchito poi lo potete spostate anche al sole ma nei periodi più caldi innaffiate abbondantemente perchè il levistico teme gli stress idrici che fanno ingiallire le sue foglie.
Cresce meglio se collocato a mezz'ombra con terreno sempre fresco che consiglio di concimare con concime organico in primavera alla ripresa della vegetazione.
Per la coltivazione in vaso meglio prendere una pianticella già formata anche se il seme ha una buona germinazione.
La temperatura ideale per la semina è di circa 20 gr ed è necessario distanziare le piantine di 50 cm in tutte le direzioni.
Il levistico si può riprodurre anche per divisione del cespo ma per far questo occorre una pianta ben matura.
Una pianta adulta basta per il consumo di una famiglia.
Il sedano di montagna è rustico e se seguite le sue esigenze colturali non vi darà problemi e crescerà sano e rigoglioso.
Se non volete conservarne i semi togliete le sue ombrelle fiorali prima che fioriscano perchè la fioritura indebolisce la pianta.
Le sue foglie possono essere raccolte fresche tutto l'anno se potete ritirarla oppure potete essiccare le foglie che conserveranno il loro caratteristico aroma.
Il levistico purtroppo è pianta rara che non si trova in vendita con facilità ma val la pena di cercarla e vi esorto a farlo per poter godere del suo profumo del suo gusto e perchè no, anche della sua bellezza.
Vi passo adesso una ricettina che ha come protagonista questa bella aromatica.
TONNO E LEVISTICO
Ingredienti per due persone
una scatoletta di tonno
mezzo cespo di lattuga
10 pomodorini circa
una manciata di foglie di levistico
una manciata di olive nere
aceto balsamico
olio extra vergine d'oliva
sale q.b.
In una capace terrina mettete il cespo di lattuga ben lavato, asciugato e tagliato a listerelle e i pomodorini tagliati a metà e ben puliti.
Prendete il tonno e sgrondatelo bene dalla sua salamoia poi con una forchetta dividetelo in tanti piccoli pezzi che aggiungerete alle verdure.
Prendete le olive dissossatele e tagliatele a grossi pezzi che aggiungerete agli altri alimenti.
Per ultimo cogliete una bella manciata di odorose foglioline di levistico tritatele grossolanamente e aggingetele al resto delle verdure.
Condite con aceto balsamico olio extra vergine d'oliva e scarseggiate col sale in quanto il levistico dà già un forte gusto.
Mescolate molto bene tutti gli ingredienti e portate subito in tavola questa nutriente e vitaminica insalata.
Chiedete ai commensali di indovinare gli ingredienti credo che pochi fra loro sapranno distinguere l'odorosa aromatica ma molti di loro la scambieranno per un normale sedano.
Riceverete i complimenti per possedere una pianta così particolare.
Il tempo è tiranno è ora che gustiate il saporito piatto e a me non resta che auguravi.
BUON APPETITO
PIANTATE IL LEVISTICO O SEDANO DI MONTE
Certe piante specie se aromatiche hanno una personalità e un gusto spiccato.
Possono piacere o non piacere in ogni caso spiccano per personalità e portamento.
Tale è il caso del levistico o sedano di monte che può sostituire egregiamente il sedano di difficile coltivazione sul balcone.
Se amate il profumo e il particolare sapore del sedano il levistico fa al caso vostro inoltre è una bella pianta che se riparata in serra fredda o in una veranda luminosa dove la temperatura non scenda al di sotto dei 10 gr vi permetterà di avere sempre fresche foglioline o gambi al gusto di sedano per tutto l'anno.
Appartiene alla famiglia delle Apiaceae il suo nome scientifico è Levisticum officinale questo nome ricorda la radice latina "levare" e sta ad indicare il notevole sviluppo in altezza che può avere questa pianta.
Le sue origini sono da ricercarsi sulle montagne dell'Iran ma si è diffusa in Italia nelle zone alpine ed appenniniche dai 700 fino ai 1500 metri da qui il suo nome di sedano di monte.
I monaci Benedettini utilizzavano la pianta come medicinale e probabilmente la usavano per insaporire il cibo.
Oggi il levistico viene coltivato principalmente negli orti situati in località collinari o montane anche se l'inverno dovesse essere particolarmente rigido il levistico non soffre il gelo secca la parte aerea per rivegetare in primavera.
Questa pianta cresce spontanea in pieno sole o a mezz'ombra in luoghi dove il terreno è ricco umido ma ben drenato.
Veniva coltivata presso le malghe anche se adesso la sua coltivazione si è fatta rara.
Il levistico è pianta perenne erbacea che può superare i due metri di altezza.
Le sue foglie specialmente quelle giovani ricordano molto come forma quelle del sedano da coste coltivato negli orti la sua fioritura si colloca da metà estate sino all'inizio dell'autunno con fiori piccoli di colore giallo verde che vengono portati da ampie ombrelle su lunghi steli.
Tutta la pianta ha un gradevolissimo e intenso profumo di sedano che non perde neppure con l'essicazione quindi le sue foglie vanno aggiunte ai cibi con moderazione.
Ha proprietà diuretiche, digestive, antisettiche ed è utile per stimolare la secrezione biliare e l'attività dei reni inoltre possiede in gran numero di minerali preziosi per il nostro organismo quali potassio magnesio sodio.
Possiede anche composti di cumarina che agiscono come antinfiammatori e antidolorifici.
COLTIVAZIONE DEL SEDANO DI MONTE
Se questa descrizione ha acceso in voi il desiderio di avere questa magnifica aromatica buona da gustare e bella da vedere prendete un vaso particolarmente ampio e ben profondo perchè a maturità questa pianta può superare i due metri di altezza con foglie che specie nella parte basale a causa del loro lungo picciolo raggiungono dimensioni davvero notevoli.
Prendete della buona terra da orto ricca e sciolta curate in particolar modo il drenaggio e piantate le vostra piantina di sedano di montagna.
Tenete il vaso a mezz'ombra sinchè la pianticella non ha ben attecchito poi lo potete spostate anche al sole ma nei periodi più caldi innaffiate abbondantemente perchè il levistico teme gli stress idrici che fanno ingiallire le sue foglie.
Cresce meglio se collocato a mezz'ombra con terreno sempre fresco che consiglio di concimare con concime organico in primavera alla ripresa della vegetazione.
Per la coltivazione in vaso meglio prendere una pianticella già formata anche se il seme ha una buona germinazione.
La temperatura ideale per la semina è di circa 20 gr ed è necessario distanziare le piantine di 50 cm in tutte le direzioni.
Il levistico si può riprodurre anche per divisione del cespo ma per far questo occorre una pianta ben matura.
Una pianta adulta basta per il consumo di una famiglia.
Il sedano di montagna è rustico e se seguite le sue esigenze colturali non vi darà problemi e crescerà sano e rigoglioso.
Se non volete conservarne i semi togliete le sue ombrelle fiorali prima che fioriscano perchè la fioritura indebolisce la pianta.
Le sue foglie possono essere raccolte fresche tutto l'anno se potete ritirarla oppure potete essiccare le foglie che conserveranno il loro caratteristico aroma.
Il levistico purtroppo è pianta rara che non si trova in vendita con facilità ma val la pena di cercarla e vi esorto a farlo per poter godere del suo profumo del suo gusto e perchè no, anche della sua bellezza.
Vi passo adesso una ricettina che ha come protagonista questa bella aromatica.
TONNO E LEVISTICO
Ingredienti per due persone
una scatoletta di tonno
mezzo cespo di lattuga
10 pomodorini circa
una manciata di foglie di levistico
una manciata di olive nere
aceto balsamico
olio extra vergine d'oliva
sale q.b.
In una capace terrina mettete il cespo di lattuga ben lavato, asciugato e tagliato a listerelle e i pomodorini tagliati a metà e ben puliti.
Prendete il tonno e sgrondatelo bene dalla sua salamoia poi con una forchetta dividetelo in tanti piccoli pezzi che aggiungerete alle verdure.
Prendete le olive dissossatele e tagliatele a grossi pezzi che aggiungerete agli altri alimenti.
Per ultimo cogliete una bella manciata di odorose foglioline di levistico tritatele grossolanamente e aggingetele al resto delle verdure.
Condite con aceto balsamico olio extra vergine d'oliva e scarseggiate col sale in quanto il levistico dà già un forte gusto.
Mescolate molto bene tutti gli ingredienti e portate subito in tavola questa nutriente e vitaminica insalata.
Chiedete ai commensali di indovinare gli ingredienti credo che pochi fra loro sapranno distinguere l'odorosa aromatica ma molti di loro la scambieranno per un normale sedano.
Riceverete i complimenti per possedere una pianta così particolare.
Il tempo è tiranno è ora che gustiate il saporito piatto e a me non resta che auguravi.
BUON APPETITO
sabato 3 settembre 2011
ORTO SUL BALCONE
TENERA SUCCOSA INSALATINA INVERNALE
Un'insalatina tenera e delicata rinomata per il dolce sapore delle sue foglie, tenere e carnose che potete seminare a settembre per godervela nella stagione autunno-vernina.
Tutto questo è possibile se seminate la valerianella chiamata a seconda delle regioni soncino, dolcetta, gallinella e formentino.
Il suo nome scientifico è Valerianella locusta della famiglia delle Valerianacee.
Il suo nome valerianella è un diminutivo del latino valere essere in buona salute in relazione alle proprietà medicamentose di questa pianta ricca di vitamine A e C e di calcio e fosforo.
La coltivazione è iniziata nel Medioevo ma la forma selvatica era conosciuta da lungo tempo originaria dell'area mediterranea.
Si trova ancor oggi in primavera spontanea nei campi, nei giardini e sulle scarpate assolate.
Cultivar di pregio sono state selezionate in Olanda da qui si sono diffuse in Italia dove la sua coltivazione è molto comune.
Questo tipo di insalata è stata chiamata con nomi dialettali diversi perchè è coltivata in tutta la penisola dove può essere raccolta lungo tutto l'arco dell'anno anche se si preferisce seminarla in autunno per ottenere un prodotto autunnale e invernale.
Si ha così la possibilità di avere della verdura fresca da usare in insalata in un periodo avaro di ortaggi di questo tipo.
Resiste bene al freddo anche se si preferisce proteggerla con frasche o sotto vetro quando il clima diventa particolarmente rigido per evitare che venga danneggiata dal gelo si avrà così una produzione continua di foglie tenere e giovani.
La valerianella è una pianta erbacea annuale o biennale a seconda del periodo di semina.
Se viene seminata in inverno si comporta come biennale emettendo prima una rosetta di foglie lunghe 8-10 cm di colore verde lucido e fiorendo in primavera su uno stelo dove vi sono piccoli fiori imbutiformi bianco azzurri.
Se volete questa insalatina di veloce crescita sul vostro balcone allestite una cassetta rettangolare dove seminerete a spaglio la vostra valerianella.
Mettete nel vaso del buon terriccio fertile ponetelo in posizione soleggiata e tenete umido il terreno sino a germinazione avvenuta.
Curate particolarmente il drenaggio considerando anche il tempo freddo e umido e una volta diradate e ben accestite le piantine innaffiate poco solo quando il terreno si presenta completamente asciutto.
Se effettuate diverse semine successive cioè in febbraio, marzo o settembre ed ottobre potrete avere le foglie della valerianella quasi tutto l'anno.
Se invece le preferite per il consumo invernale seminatela solo a settembre ottobre con una temperatura del terreno di circa 15 -20° gr la germinazione avviene nel giro di una settimana.
Le piantine vanno diradate a 15 cm l'una dall'altra e saranno pronte per la raccolta a due tre mesi dalla semina vedrete che son mature quando avranno formato una rosetta con 8 -10 foglie.
Si può cogliere la pianta intera ma io consiglio di staccare le foglie basali per dar modo alla pianta di produrne altre e prolungare così la produzione.
In primavera quando le ore di luce diventano maggiori la valerianella incomincerà subito a fiorire è una pianta che sopporta meglio il freddo che il caldo e la luminosità intensa la fa subito andare a seme.
Quindi è verdura dell'inizio primavera o del periodo autunno invernale la temperatura migliore per la sua crescita è di 15- 18 gr mentre a 7 gr l'attività della pianta si arresta ecco perchè al Nord necessita di protezione invernale.
Ve ne sono di vari tipi d'Olanda con foglie corte di un colore verde intenso, di Francia con foglie allungate di un verde medio, degne di nota sono le varietà italiane come la "Verde a cuore pieno" con foglie di colore chiaro adatta per la semina autunnale e la "Cuore pieno a seme piccolo" con foglie di colore verde scuro e molto resistente al freddo.
Come già accennato la valerianella è una pianta ricca di vitamine A, B e C inoltre ha proprietà emollienti lassative, depurative e diuretiche.
Adatta nelle cura alle anemie, nei problemi di stitichezza e intestinali è una pianticella ricca davvero di molteplici virtù.
Per goderla al meglio occorre che le sue fragili foglie siano freschissime appena colte ecco perchè val la pena coltivarla non si conserva a lungo e subito le foglie prendono un colore smorto già dopo poco tempo dalla raccolta.
All'interno della rosetta tende ad accumularsi del terriccio quindi siate molto scrupolosi nel pulirla con attenzione in acqua corrente ma anche delicati perchè le sue foglie si ammaccano con facilità
Frequentemente si trova la valerianella nelle verdure già lavate pulite e confezionate in pratici sacchetti.
Questo confezionamento pratico e veloce per chi ha poco tempo da dedicare alla cucina rende la pianta così delicata nella raccolta con una qualità nettamente inferiore rispetto al prodotto fresco e con un prezzo di gran lunga maggiore
Per questa pianta più che per altri ortaggi vale la regola di coltivarla e raccoglierla per avere un ortaggio ricco di quelle molteplici virtù che si affievoliscono e spesso vanno perdute con la conservazione.
La valerianella è meglio consumarla cruda, in insalata, da sola o mescolata con altre verdure come cipollotti, rapanelli o altre insalate.
Si abbina bene anche all'uovo sodo e alle scaglie di formaggio grana e si presta molto bene a far da decorazione per piatti di carne e di uova fredde.
Eccovi adesso una ricettina molto saporita dove il gusto deciso del formaggio Brie viene addolcito dal sapore delicato della valerinella.
Provatela, gustatela e poi mi saprete dire
INSALATA VALERIANELLA E FORMAGGIO BRIE
Ingredienti per 2 persone
100 gr di valerianella appena raccolta
70 gr di formaggio Brie
100 gr di pomodorini ciliegia
20 gr di pinoli
sale q.b.
olio extravergine d'oliva
aceto di mele
Lavate e pulite accuratamente le foglie della vostra valerianella e mettetela su un colino a scolare.
Lavate e tagliate in 4 spicchi i pomodorini ciliegia, pulite il Brie e tagliatelo a dadini piccoli.
Prendete una capace insalatiera e mettetevi i pomodorini, il formaggio Brie e le foglie di valerianella tagliate grossolanamente.
Aggiungete i pinoli e condite con sale olio extravergine e aceto di mele aggiustando a piacere.
Mescolate con cura e delicatezza i vari ingredienti e attendete un pò di tempo prima di portare in tavola che tutti gli ingredienti si imbevano bene del condimento.
Questa insalata saporita e fresca nutriente per l'aggiunta del formaggio Brie sarà gradita anche dai commensali più esigenti.
A me non resta che augurarvi
BUON APPETITO
Un'insalatina tenera e delicata rinomata per il dolce sapore delle sue foglie, tenere e carnose che potete seminare a settembre per godervela nella stagione autunno-vernina.
Tutto questo è possibile se seminate la valerianella chiamata a seconda delle regioni soncino, dolcetta, gallinella e formentino.
Il suo nome scientifico è Valerianella locusta della famiglia delle Valerianacee.
Il suo nome valerianella è un diminutivo del latino valere essere in buona salute in relazione alle proprietà medicamentose di questa pianta ricca di vitamine A e C e di calcio e fosforo.
La coltivazione è iniziata nel Medioevo ma la forma selvatica era conosciuta da lungo tempo originaria dell'area mediterranea.
Si trova ancor oggi in primavera spontanea nei campi, nei giardini e sulle scarpate assolate.
Cultivar di pregio sono state selezionate in Olanda da qui si sono diffuse in Italia dove la sua coltivazione è molto comune.
Questo tipo di insalata è stata chiamata con nomi dialettali diversi perchè è coltivata in tutta la penisola dove può essere raccolta lungo tutto l'arco dell'anno anche se si preferisce seminarla in autunno per ottenere un prodotto autunnale e invernale.
Si ha così la possibilità di avere della verdura fresca da usare in insalata in un periodo avaro di ortaggi di questo tipo.
Resiste bene al freddo anche se si preferisce proteggerla con frasche o sotto vetro quando il clima diventa particolarmente rigido per evitare che venga danneggiata dal gelo si avrà così una produzione continua di foglie tenere e giovani.
La valerianella è una pianta erbacea annuale o biennale a seconda del periodo di semina.
Se viene seminata in inverno si comporta come biennale emettendo prima una rosetta di foglie lunghe 8-10 cm di colore verde lucido e fiorendo in primavera su uno stelo dove vi sono piccoli fiori imbutiformi bianco azzurri.
Se volete questa insalatina di veloce crescita sul vostro balcone allestite una cassetta rettangolare dove seminerete a spaglio la vostra valerianella.
Mettete nel vaso del buon terriccio fertile ponetelo in posizione soleggiata e tenete umido il terreno sino a germinazione avvenuta.
Curate particolarmente il drenaggio considerando anche il tempo freddo e umido e una volta diradate e ben accestite le piantine innaffiate poco solo quando il terreno si presenta completamente asciutto.
Se effettuate diverse semine successive cioè in febbraio, marzo o settembre ed ottobre potrete avere le foglie della valerianella quasi tutto l'anno.
Se invece le preferite per il consumo invernale seminatela solo a settembre ottobre con una temperatura del terreno di circa 15 -20° gr la germinazione avviene nel giro di una settimana.
Le piantine vanno diradate a 15 cm l'una dall'altra e saranno pronte per la raccolta a due tre mesi dalla semina vedrete che son mature quando avranno formato una rosetta con 8 -10 foglie.
Si può cogliere la pianta intera ma io consiglio di staccare le foglie basali per dar modo alla pianta di produrne altre e prolungare così la produzione.
In primavera quando le ore di luce diventano maggiori la valerianella incomincerà subito a fiorire è una pianta che sopporta meglio il freddo che il caldo e la luminosità intensa la fa subito andare a seme.
Quindi è verdura dell'inizio primavera o del periodo autunno invernale la temperatura migliore per la sua crescita è di 15- 18 gr mentre a 7 gr l'attività della pianta si arresta ecco perchè al Nord necessita di protezione invernale.
Ve ne sono di vari tipi d'Olanda con foglie corte di un colore verde intenso, di Francia con foglie allungate di un verde medio, degne di nota sono le varietà italiane come la "Verde a cuore pieno" con foglie di colore chiaro adatta per la semina autunnale e la "Cuore pieno a seme piccolo" con foglie di colore verde scuro e molto resistente al freddo.
Come già accennato la valerianella è una pianta ricca di vitamine A, B e C inoltre ha proprietà emollienti lassative, depurative e diuretiche.
Adatta nelle cura alle anemie, nei problemi di stitichezza e intestinali è una pianticella ricca davvero di molteplici virtù.
Per goderla al meglio occorre che le sue fragili foglie siano freschissime appena colte ecco perchè val la pena coltivarla non si conserva a lungo e subito le foglie prendono un colore smorto già dopo poco tempo dalla raccolta.
All'interno della rosetta tende ad accumularsi del terriccio quindi siate molto scrupolosi nel pulirla con attenzione in acqua corrente ma anche delicati perchè le sue foglie si ammaccano con facilità
Frequentemente si trova la valerianella nelle verdure già lavate pulite e confezionate in pratici sacchetti.
Questo confezionamento pratico e veloce per chi ha poco tempo da dedicare alla cucina rende la pianta così delicata nella raccolta con una qualità nettamente inferiore rispetto al prodotto fresco e con un prezzo di gran lunga maggiore
Per questa pianta più che per altri ortaggi vale la regola di coltivarla e raccoglierla per avere un ortaggio ricco di quelle molteplici virtù che si affievoliscono e spesso vanno perdute con la conservazione.
La valerianella è meglio consumarla cruda, in insalata, da sola o mescolata con altre verdure come cipollotti, rapanelli o altre insalate.
Si abbina bene anche all'uovo sodo e alle scaglie di formaggio grana e si presta molto bene a far da decorazione per piatti di carne e di uova fredde.
Eccovi adesso una ricettina molto saporita dove il gusto deciso del formaggio Brie viene addolcito dal sapore delicato della valerinella.
Provatela, gustatela e poi mi saprete dire
INSALATA VALERIANELLA E FORMAGGIO BRIE
Ingredienti per 2 persone
100 gr di valerianella appena raccolta
70 gr di formaggio Brie
100 gr di pomodorini ciliegia
20 gr di pinoli
sale q.b.
olio extravergine d'oliva
aceto di mele
Lavate e pulite accuratamente le foglie della vostra valerianella e mettetela su un colino a scolare.
Lavate e tagliate in 4 spicchi i pomodorini ciliegia, pulite il Brie e tagliatelo a dadini piccoli.
Prendete una capace insalatiera e mettetevi i pomodorini, il formaggio Brie e le foglie di valerianella tagliate grossolanamente.
Aggiungete i pinoli e condite con sale olio extravergine e aceto di mele aggiustando a piacere.
Mescolate con cura e delicatezza i vari ingredienti e attendete un pò di tempo prima di portare in tavola che tutti gli ingredienti si imbevano bene del condimento.
Questa insalata saporita e fresca nutriente per l'aggiunta del formaggio Brie sarà gradita anche dai commensali più esigenti.
A me non resta che augurarvi
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